La Russia ammette rilascio di radiazioni «estremamente alte» di rutenio 106

Possibile incidente. Negli urali l’isotopo radioattivo quasi 1.000 volte sopra i livelli normali

[22 novembre 2017]

Rosidromet, il servizio meteorologico russo, ha ammesso di aver misurato negli Urali l’inquinamento da rutenio 106, un isotopo radioattivo, a quasi 1.000 volte sopra i livelli normali, Si tratta della prima conferma da parte del governo russo che ci potrebbe essere stato un qualche tipo di incidente in un dispositivo nucleare e di quanto rivelato 12 giorni fa dall’Institut de radioprotection et de sûreté nucléaire francese (Irsn) che aveva detto che la nuvola di inquinamento radioattivo rilevata in Europa – e denunciata precedentemente da associazioni come Greenpeace e Bellona .  probabilmente era stata originata da un incidente verificatosi in Russia o Kazakistan nell’ultima settimana di settembre.

La compagnia nucleare statale russa Rosatom aveva smentito tutto affermando che il picco di rutenio 106 riscontrato era solo una radiazione di fondo. Ma ieri un comunicato del Rosgidromet smantisce Rosatom (e quindi il governo russo) e afferma di aver trovato un «inquinamento estremamente alto» di rutenio 106 in due campioni prelevati dalle stazioni meteorologiche nei Monti Urali meridionali tra la fine di settembre e all’inizio di ottobre. In una di queste stazioni, nel villaggio di Agrayash, il livelli di rutenio 106 erano 986 volte quelli del mese precedente. Nell’altra, a Novogorny, sono stati trovati livelli 440 volte più alti del mese precedente. Secondo Rosgidromet è possibile che l’isotopo radioattivo potesse essere stato assorbito nell’atmosfera e che avesse raggiungere l’Europa occidentale, ma ha sottolineato che «il rilascio non ha rappresentato una minaccia per la salute umana».

Inoltre è emerso che, durante il periodo in cui sono stati rilevati livelli superiori alla norma, i livelli di rutenio 106 sono stati più alti in Romania e Ucraina. L’isotopo impiega un anno per dimezzare la sua radioattività.

Ma l’ONG ambientalista/scientifica norvegese/russa bellona fa b notare che «Agrayash si trova a 30 chilometri dalla Mayak Chemical Combine, un sito tentacolare per il ritrattamento del combustibile nucleare e la produzione di materiale radioattivo a fini industriali e di ricerca, di proprietà e gestito da Rosatom. La struttura produce la metà degli isotopi radioattivi esportati dalla Russia». Mayak è anche il sito dove, nel 1957, si verificò il terzo peggior disatro nucleare civile del mondo dopo quelli di Chernobyl e Fukushima. Sempre a Mahyak nel 2004  venne scoperto che l’impianto nucleare stava scaricando scorie radioattive direttamente nel  fiume Techa. L’agenzia nucleare russa dice che questa pratica non viene più attuata, ma molte associazioni ambientaliste denunciano che le scorie radioattive continuano a essere scaricate all’aperto e nei corsi d’acqua ormai uccisi dalle radiazioni,

Anche Mayak ha emesso un comunicato nel quale nega  di essere l’origine della nube di rutenio 106, aggiungendo di non aver svolto  «per diversi anni» nessun lavoro  che comporta l’estrazione dell’isotopo. Rosatom ha detto all’agenzia ufficiale russa RIA Novosti che in nessuno dei suoi impianti si sono verificati incidenti che potrebbero aver fatto aumentare il livello di rutenio 106 nell’atmosfera.

Ma su Znak.ru, un sito di notizie indipendente russo, una fonte di  Mayak, ha riconosciuto  che la fuga di rutenio 106 poteva provenire da scorie nucleari portate alla Mayak Chemical Combine per essere trattate.

Eppure, secondo Nils Bøhmer, direttore generale di Bellona e fisico nucleare, «Ci sono ragioni per cui Mayak potrebbe non essere la fonte del rilascio. L’emissione potrebbe provenire da Mayak, ma questo è complicato dal fatto che, insieme al rilascio di rutenio, ci saremmo aspettati di vedere anche altri isotopi».

La pensa così anche Federico Rocchi, del Dipartimento di sicurezza nucleare dell’Enea,  che intervistato da Repubblica spiega che il rutenio 106«È un metallo prodotto nei reattori nucleari e processato per essere usato in medicina contro i tumori dell’occhio. Forse il rilascio è avvenuto in questa fase.  Se ci fosse trattato di un incidente in una centrale nucleare avremmo anche altri elementi radioattivi. Ma così non è stato. Le concentrazioni arrivate in Italia sono milioni di volte sotto al livello di rischio».

Quel che è certo è che l’Irsn francese quando ha segnalato per la prima volta la nube dii rutenio il 9 novembre, ha detto che un rilascio di questa identità in Francia avrebbe provocato evacuazioni di massa e la mobilitazione della protezione civile. Bellona dice di non essere a conoscenza che  misure di emergenza siano state prese in Russia. Anche per questo,  Bøhmer ha invitato Rosatom a condurre un’indagine completa e pubblicarne risultati a livello internazionale.

Intanto la confusione sulle origini della nube di rutenio 106  continua a crescere ed Evgenij Savchenko, il ministro della sicurezza pubblica della regione di Chelyabinsk, ha detto di  sospettare che i francesi abbiano denunciato per primi l’esistenza della nube di rutenio 106 perché  «In Francia c’è un impianto di trattamento delle scorie  nucleari che compete con il nostro di Mayak».