La Tepco ammette: rischio di cancro della tiroide per 2.000 liquidatori di Fukushima Daiichi

Intanto è corsa al prepensionamento dei manager Tepco

[19 luglio 2013]

Circa 2.000 “liquidatori” che hanno lavorato nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi dovranno affrontare un elevato rischio di cancro alla tiroide. Ad ammetterlo è la stessa Tokyo electric power company (Tepco), che fino al terremoto/tsunami dell’11 marzo 2011 gestiva la centrale e oggi ne cura il disastroso smaltimento del suo cadavere nucleare radioattivo.

Secondo la Tepco 1.973 persone , circa il 10%  per cento di quelli impiegati nelle squadre di liquidatori impegnate nella bonifica, sarebbero stati esposti a radiazioni sufficiente a causare il cancro, un dato che moltiplica per 10 la precedente stima della Tepco sulle possibili vittime del cancro della tiroide e che arriva dopo le forti contestazioni dei dati del programma dell’utility che erano chiaramente minimizzanti.

I liquidatori che fanno parte di questo gruppo sono quelli che sono stati esposti ad almeno 100 millisievert di radiazioni. Anche se si sa poco sugli effetti sulla salute delle radiazioni, questo livello è considerato dai medici come la possibile soglia di aumento del rischio di cancro.  La Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni raccomanda livelli inferiori ai 20-100 millisievert.

La sorte dei liquidatori della centrale nucleare potrebbe essere condivisa dalle migliaia di persone che sono state evacuate da una vasta area intorno a Fukushima Daiichi e che non sono più tornate nelle loro case.

Intanto la Tepco non è ancora riuscita a spiegare l’origine del vapore fuoriuscito da una piscina di stoccaggio di materiali radioattivi nell’edificio del reattore 3.

L’ultimo di una sfilza di incidenti che ha ridotto al lumicino la credibilità della Tepco, che fino all’ultimo ha cercato di minimizzare gli effetti del più grave incidente nucleare del mondo dopo quello di Chernobyl, e che all’inizio di questo mese è stata costretta a rivedere il suo metodo di stima del livello di esposizione alle radiazioni tra i lavoratori. A dicembre la Tepco aveva detto all’Organizzazione mondiale della sanità che solo 178 liquidatori erano stati esposti a dosi di radiazioni superiori a 100 millisievert.

Il ministero della salute del Giappone si è detto preoccupato per i criteri che la Tepco (di fatto commissariata dal governo dal 2011) ha utilizzato per stimare l’esposizione dei suoi dipendenti come per quelli delle ditte in subappalto, di solito ancor meno tutelati,  ed ha invitato l’utility a rivedere i suoi metodi che ad un sommario controllo hanno evidenziato errori di calcolo e differenze di interpretazione.

Va anche detto che la Tepco sembra veramente preoccupata: non tutti i circa 20.000 lavoratori sono stati effettivamente testati e i numeri della possibile esposizione li ha estrapolati dai risultati di nuovi test che ha effettuato mentre veniva sommersa da crescenti critiche.

Il timore che dietro la minimizzazione del rischio ci fosse una questione economica è più che un sospetto: tutti i 1.973 lavoratori che ora sono ritenuti ad aumentato rischio di cancro alla tiroide potranno fare un  check-up annuale della tiroide e ottenere altri servizi sanitari pagati dalla Tepco che ha già informato le persone contaminate sui programmi di sorveglianza e per la salute.

Intanto la Tepco sta subendo un vero esodo del suo personale verso il prepensionamento, tanto che ha deciso di dare ai suoi manager una gratifica una tantum per impedirgli di abbandonare il  lavoro.

Il numero dei prepensionati Tepco è balzato a circa 700 rispetto ai 130  del 2010, prima della catastrofe nucleare. Più di 1.200 dipendenti si sarebbero licenziati  tra il marzo 2011 e il giugno 2013. Circa il 40% dei prepensionati  nell’ultimo anno fiscale era in posizioni direttive chiave quando ha deciso di lasciare la compagnia.  La Tepco dice che questo potrebbe mettere in crisi la sua attività, compresa la produzione di energia e le attività riguardanti il risarcimento della catastrofe nucleare, che potrebbero esserne ostacolate.

La decisione di dare a ognuno dei circa 5.000 manager Tepco  l’equivalente di 1.000 dollari costerà all’utility circa 5 milioni di dollari. La compagnia nucleare aveva tagliato gli stipendi annuali dei suoi dirigenti del 30% rispetto al 2012 e questo bonus non piacerà certo né ai liquidatori che rischiano ogni giorno a Fukushima Daiichi  né alle moltissime persone coinvolte nell’incidente nucleare e che aspettano ancora di essere risarcite integralmente dei danni e delle perdite subite.