Più di 3 milioni di ettari troppo inquinati per coltivarci cibo

La “terra dei fuochi” cinese è grande come il Belgio

[2 gennaio 2014]

Secondo il viceministro cinese del territorio e delle risorse, Wang Shiyuan, in Cina circa 3,33 milioni di ettari di terreni agricoli sono ormai troppo inquinati per poterli  coltivare.

In una conferenza stampa Wang ha spiegato che l’agricoltura sarà vietata su terreni ormai troppo contaminati che si estendono su una superficie che è più o meno quella del Belgio che verranno «Bonificati al fine di garantire la sicurezza alimentare». Non è chiaro se gli alimenti che erano già stati coltivati su queste terre contaminate siano stati ritirati dal mercato, ma Wang ha affermato che «In queste aree non può continuare l’attività agricola. Il Ministero della protezione ambientale ha ritenuto che tutti i 3,33 milioni di ettari abbiano un ” inquinamento da moderato a grave”»

La Cina  ha bisogno di almeno 120 milioni di ettari di terra coltivabile per soddisfare le esigenze alimentari del Paese più popolato del mondo. Nel 2013 in Cina c’erano 135 milioni di ettari di terra arabile, ma l’inquinamento insieme ai recenti sforzi per riconvertire i terreni agricoli in foreste, praterie e  zone umide, ha fatto scendere la terra coltivabile a 120 milioni di ettari e Wang ha sottolineato che «Il Paese è impegnato a spendere decine di miliardi di yuan all’anno per progetti volti a riabilitare terreno inquinato».

In Cina gli alti livelli di contaminazione causati dall’inquinamento non sono una novità, ma il 2013 ha segnato un record. Una delle principali fonti di inquinamento sono le 2.300 centrali elettriche a carbone che stanno ancora soffocando in una venefica cappa di smog Pechino e le altre grandi metropoli della Cina orientale.

Dopo i dati record di smog e particolato atmosferico nella capitale e nelle megalopoli del nord-est, lo scorso ottobre l’inquinamento atmosferico ha bloccato Harbin, a dicembre a Shangai vecchi e bambini non sono potuti uscire di casa per 7 giorni di fila e più tardi sempre in quel mese, Sichuan Provence, nel sud-ovest della Cina, ha aperto la prima clinica specializzata nella cura delle vittime dello smog.

Per il governo cinese la bonifica delle regioni rurali potrebbe essere una sfida ancora più grande di quella della riparazione dei danni fatti da anni di violenta e indiscriminata crescita urbana e industriale. Lo stesso Wang ha ricordato che «In passato ci sono state notizie riguardo al riso contaminato da cadmio, questi tipi di inconvenienti sono già stati severamente vietati», ma nel 2013 gli ispettori cinesi hanno trovato livelli pericolosi di cadmio nel riso venduto a Guangzhou e coltivato nell’Henan, una provincia siderurgica.

Anche la determinazione della Cina di spremere quanto più cibo e risorse dalla sua terra ha messo migliaia di aziende agricole vicino ad impianti chimici, miniere e altre industrie pesanti, aumentando i rischi di contaminazione.

Con il nuovo benessere economico però la sicurezza alimentare sta diventando una preoccupazione sempre più pressante per i nuovi ricchi e la classe media e la Cina ha messo in atto una politica agricola chiamata “linea rossa” che prevede anche la bonifica di suoli inquinati. La cosa si annuncia difficile e costosa. Anche se non sono mai stati resi noti i risultati dell’inchiesta nazionale sull’inquinamento dei suoli, condotta tra il 2006 e il 2010 dai ministeri della protezione ambientale e del territorio e risorse, si sa che  ha rivelato tracce di metalli tossici risalenti ad almeno un secolo, nonché di pesticidi vietati negli anni ‘80, e i ricercatori statali hanno detto che fino al 70% del suolo della Cina potrebbe avere problemi.