La Tragedia di Tianjin e la faccia tossica dello sviluppo cinese (FOTOGALLERY)

Greenpeace: nel 2015 si sono verificate almeno 13 esplosioni in impianti chimici del Paese

[18 agosto 2015]

Tianjin 4

Le gigantesca serie di esplosioni avvenute il 12 agosto a Tianjin, visibili dallo spazio e registrabili da sismografi, hanno trasformato la metropoli portuale cinese in qualcosa di simile a una zona di guerra dove, per ora, secondo le stime ufficiali si contano 114 morti, 57 dispersi e 692 persone in cura in ospedale, alcune delle quali gravissime.

Non è ancora noto cosa abbia innescato le tremende esplosioni  «quel che sappiamo  – dice  Yixiu Wu, Toxics Campaigner di Greenpeace East Asia  –  è che l magazzino della Ruihai Logistics Company nella Tianjin Binhai New Area, una base industriale situata lungo la costa del Mar Bohai, stoccava un gran numero di sostanze chimiche altamente pericolose e altamente reattive, tra cui centinaia di tonnellate di cianuro di sodio. Secondo la Tanggu Environmental Monitoring Station, sostanze chimiche pericolose immagazzinate  dalla compagnia interessata sono il cianuro di sodio (NaCN), il toluene diisocianato (TDI) e il carburo di calcio (CaC2), ognuna delle quali, a contatto,  rappresentano una minaccia diretta per la salute umana. Il NaCN in particolare, è altamente tossico e CaC2 e TDI reagiscono violentemente con l’acqua e i reattivi chimici, con rischio di esplosione».

Il 4 agosto, di Greenpeace East Asia ha inviato una team di risposta rapida sulla zona del disastro per testimoniare quello che sta diventando una tragedia ambientale e umana. Yixiu Wu dice che «In quattro siti di test situati entro 9 km dall’epicentro principale, abbiamo controllato la presenza di cianuro di sodio di cianuro nei corpi d’acqua intorno al luogo dell’esplosione. Sono stati rilevati altri livelli. Tuttavia, essi non dimostrano o confutano la presenza di bassi livelli di cianuro nelle acque di Tianjin rispetto alla normale concentrazione acque di superficie; né la presenza di altre sostanze chimiche pericolose in acqua. Infatti, e in atto una zona di evacuazione de facto di 3 Km, per timori di contaminazione chimica e per un cambio di direzione del vento».

Le autorità cinesi negano la presenza così elevata di cianuro a Tianjin dopo il disastro, ma Greenpeace rilancia e sottolinea: «Mentre l’esplosione di Tianjin è sicuramente grave, non è l’unico caso della Cina. Quello a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni è solo la punta di un iceberg.  Proprio quest’anno, secondo i media, si sono verificate altre 13 esplosioni ti nelle province di Jiangsu, Fujian e Shandong».

A luglio una esplosione ha devastato un impianto chimico a Nanchino, innescando l’esplosione a catena di  tre cisterne cariche di sostanze chimiche nelle vicinanze.

«Ciò che sta sotto la superficie – denuncia Yixiu Wu  – sono anni di negligenza in materia di politiche perr le sostanze chimiche pericolose e per la loro attuazione. Attualmente gli abitanti dell’area portuale di Tianjin sono in uno stato di shock: la scena intorno a loro è dominata da finestre in frantumi, auto simili a scheletri ed  una zona coperta nel nient’altro che macerie e cenere. Inoltre, molti hanno dovuto soggiornare in case e rifugi provvisori, lasciati senza risorse ma piangono e chiedono  di sapere dove sono i corpi dei loro cari».

Da anni Greenpeace fa campagne per un futuro libero dalle sostanze tossiche  «Che si tratti di sostanze chimiche che si sversano nei nostri fiumi dalle fabbriche tessili, o di prodotti elettronici non riciclabili che creano montagne di e-waste, la gravità dell’esplosione Tianjin dovrebbe essere un campanello d’allarme per i governi in Cina e in tutto il mondo – conclude Yixiu Wu   –  Le scappatoie devono essere chiuse  e le norme devono essere applicate rigorosamente e in modo efficace. In caso contrario, continueremo a vedere questo tipo di pericolosi  incidenti inquinanti nella nostra acqua, che avvelenano la nostra aria e rovinano le nostre città».