Le emissioni delle navi contribuiscono ogni anno a 60mila decessi su scala globale

Gli impatti, concentrati sulle regioni costiere, spiegati dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente

[17 Febbraio 2020]

Le emissioni derivanti dal traffico navale influenzano in modo significativo la qualità dell’aria delle aree marine e delle zone costiere. Le navi emettono infatti gli inquinanti tipici dei processi di combustione quali CO2, SO2, NOx, CO, COV e particolato primario. Il contributo delle navi alle emissioni globali di NOx e SO2 è stato stimato rispettivamente in circa il 15% e 5-8%, (Eyring et al., 2005 e 2010). Le emissioni complessive di PM10 dal settore del trasporto marittimo sono state stimate da Yan et al. (2014) pari a 1.4 Tg y-1 per il 2010 comparabili alle emissioni su strada (1,5 Tg y-1). Le emissioni causate dal trasporto marittimo internazionale sono stimate a circa 2- 3 punti percentuali delle emissioni globali di gas a effetto serra, una percentuale superiore a quella delle emissioni di qualunque Stato dell’UE. L’impatto delle emissioni derivanti dalle navi sulla salute umana contribuisce a circa 60.000 decessi annuali su scala globale con impatti concentrati sulle regioni costiere (Corbett et al., 2007). Si stima nei prossimi 30 anni un aumento dei trasporti navali ed un conseguente aumento delle emissioni di gas serra, inquinanti gassosi e particolato e dell’impatto del settore sulla qualità dell’aria e sulla salute.

A partire dal 2005, secondo l’allegato VI del protocollo MARPOL 1997 (Regolamento dell’organizzazione marittima internazionale (IMO)), alcune regioni hanno fissato aree a controllo delle emissioni (ECAs). In queste aree è stata applicata una progressiva riduzione del contenuto di zolfo nei combustibili navali. Secondo il Regolamento IMO, nelle aree ECA, il tenore di zolfo deve essere pari a 0,1% (m/m), mentre nelle aree non-ECAs il contenuto deve essere 3,5% (m/m) prima del 2020 e del 0,5% (m/m) dopo il 2020. Inoltre, dal 1 gennaio 2010, la Direttiva 2005/33/CE impone a tutte le navi ormeggiate o ancorate nei porti europei di utilizzare combustibili con un tenore di zolfo inferiore a 0,1% in peso.

Il lavoro, presentato nelle giornate studio “La caratterizzazione chimica del Particolato Atmosferico”, svolte a Palermo il 16 e 17 aprile 2019 e pubblicato sul Bollettino degli Esperti Ambientali, raccoglie i dati della letteratura più recenti relativamente agli effetti sulle emissioni dal settore navale, con particolare riferimento al particolato fine (PM10 e PM2,5), a seguito dell’introduzione di combustibili a basso tenore di zolfo al fine di valutarne l’impatto sulla qualità dell’aria e sulla salute in zone costiere. La sostituzione di oli combustibili pesanti con carburanti a basso contenuto di zolfo comporta una forte riduzione delle emissioni di SO2, di particolato (PM), di composti organici e di metalli. Tuttavia, alcuni studi hanno evidenziato che l’uso di combustibili a basso tenore di zolfo può comportare emissioni di PM costituite principalmente da piccole particelle (<100 nm) e con un contenuto più elevato di carbonio elementare.

Nel lavoro è anche riportato il contributo del settore navale sulle emissioni nella Regione Siciliana e le conseguenti misure previste nel Piano di Tutela della Qualita’ dell’Aria, approvato con Deliberazione della Giunta Regionale n. 268 del 18 luglio 2018, per la riduzione delle emissioni NOx e PM10 dalle navi nelle fasi di stazionamento nei porti presenti nelle zone dove sono stati registrati superamenti dei valori limite fissati dalla Direttiva 2008/50/CE.

di Snpa – Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente