Le fratture ossee da osteoporosi legate all’inquinamento atmosferico

Baccarelli: il modo migliore per prevenire le malattie è migliorare la qualità dell'aria

[13 novembre 2017]

Secondo lo  studio “Association of air particulate pollution with bone loss over time and bone fracture risk: analysis of data from two independent studies” pubblicato su The Lancet Planetary Health da un team di riceratori statunitensi, israeliani, messicani e italiani che lavorano negli Usa (Elena Colicino, Antonella Zanobetti, Francesca Domenici, Benedetta Bartali e Andrea Baccarelli), «L’esposizione all’inquinamento atmosferico è associata alla perdita di densità minerale ossea e al  rischio di fratture ossee correlate all’osteoporosi.

Il team di ricercatori guidato da Diddier Prada della Mailman school of public health della Columbia University è il primo a documentare elevati tassi di ospedalizzazione per fratture ossee nelle comunità esposte a elevati livelli di particolato PM2.5, un componente dell’inquinamento atmosferico, con un  rischio di fratture più elevato nelle comunità a basso reddito. I risultati sono frutto di uno studio sui ricoveri ospedalieri da fratture correlate all’osteoporosi sui 9,2 milioni di iscritti al Medicare nel Northeast/Mid-Atlantic tra il 2003-2010,  e suggeriscono che «Anche un piccolo aumento delle concentrazioni di PM2,5 porterebbe ad un aumento delle fratture ossee negli adulti più vecchi».

Un altro studio che ha seguito per 8 anni 692 adulti di mezza età e a basso reddito nella Boston Area Community Health/Bone Survey  ha rilevato che «I partecipanti che vivono in aree con livelli più alti di PM2.5 e black carbon, componente dell’inquinamento atmosferico da emissioni automobilistiche, hanno bassi livelli di ormone paratiroideo, un importante ormone correlato al calcio nelle ossa, e  maggiori diminuzioni della densità minerale ossea rispetto a quelli esposti a livelli più bassi di tali inquinanti».

L’osteoporosi, la ragione più comune di fratture ossee negli anziani, rende le ossa diventano fragili e deboli e negli Usa ogni anno ci sono circa 2 milioni di fratture legate all’osteoporosi, che causano circa 20 miliardi di dollari di spese sanitarie dirette. Entro l’anno dopo che un anziano ha subito una frattura ossea, il rischio di a morte aumenta di ben il 20% e solo il 40% di chi ha avuto fratture recuperano la piena indipendenza.

I ricercatori ricordano che «Il particolato, compreso il PM2.5, è noto per causare danni ossidativi sistemici e infiammazioni che otrebbe accelerare la perdita ossea e aumentare il rischio di fratture ossee negli individui anziani. Il fumo, che contiene diversi componenti di particolato, è stato costantemente associato a danni osse».

Baccarelli, preside Environmental health sciences alla Mailman School e autore senior dello studio, evidenzia che «Decenni di approfondita ricerca hanno documentato i rischi per la salute dell’inquinamento atmosferico, dalle malattie cardiovascolari e respiratorie, al cancro e alla cognizione compromessa, e ora dell’osteoporosi. Come suggerisce la nostra ricerca, tra i molti vantaggi dell’aria pulita ci sono una migliore salute delle ossa e un modo per prevenire le fratture ossee».

In due studi pubblicati all’inizio di quest’anno, “B-vitamin Supplementation Mitigates Effects of Fine Particles on Cardiac Autonomic Dysfunction and Inflammation: A Pilot Human Intervention Trial” e B vitamins attenuate the epigenetic effects of ambient fine particles in a pilot human intervention trial” Baccarelli, che è che è leader mondiale nella scienza dell’epigenetica, ha scoperto che la   ha riferito che la vitamina B può diminuire gli effetti delle malattie cardiovascolari e il danno epigenetico al DNA causati dall’inquinamento  atmosferico.  «Non è chiaro se i benefici della vitamina B si estendano alla perdita ossea – conclude  Baccarelli – Anche se fosse così, il modo migliore per prevenire le malattie legate all’inquinamento atmosferico è con le politiche per migliorare la qualità dell’aria».