L’eredità tossica del nazismo è ancora negli alberi norvegesi

Il fumo chimico utilizzato dalla corazzata nazista Tirpitz ha lasciato un segno sul paesaggio norvegese che è evidente ancora oggi

[11 aprile 2018]

Un team di ricercatori tedeschi, statunitensi e norvegesi hanno presentato all’Assemblea generale Dell’Eurpean Gescience Union (Egu) in corso a Vienna  la ricerca “Warfare dendrochronology” e spiegano di aver utilizzato i pini e le betulle norvegesi «come testimoni degli attacchi alla Tirpitz durante la seconda guerra mondiale per valutarne le implicazioni ecologiche oltre i documenti storici».

Durante la seconda guerra mondiale, la Tirpitz era la più grande corazzata della Kriegsmarine nazista: lunga  250 metri e con un equipaggio di circa 2500 uomini resta ancora la più grande corazzata mai costruita in Europa. Dal 1942 in poi, la nave nazista era di stanza in Norvegia per fungere da deterrente contro un’invasione alleata. La Tirpitz venne raramente coinvolta in atti di guerra e per questo veniva chiamata “Lonely Queen of the North”, ma, dato che rappresentava una costante minaccia per i convogli alleati nel Mare di Barents, veniva anche chiamata “The Beast”. Il 25 gennaio 1942 Winston Churchill disse che la  distruzione della Tirpitz  era un obiettivo prioritario,

Anche se si spostava da un fiordo all’altro, la Tirpitz venne attaccata in diverse occasioni da sottomarini in miniatura della Royal Navy e da aerei. Nel 1944,la Tirpitz venne ancorato nel Kåfjord vicino ad Alta, in Norvegia, dove fu attaccata da diversi bombardieri della Royal Air Craft che cercavano di affondare la corazzata. Per difenderla e nasconderla i nazisti utilizzarono nebbia artificiale e ora i ricercatori dicono che «Queste cortine fumogene hanno causato gravi danni agli alberi che circondano il Kåfjord» ed hanno presentato al meetin Egu le prove fisiche e chimiche presenti negli anelli di pini e betulle che documentano l’impatto ambientale di quelle battaglie della Seconda Guerra Mondiale tra alleati e nazisti.

La dendrocronologa tedesca Claudia Hartl, dell’università Johannes Gutenberg di Mainz,si è trovata davanti a questa tossica eredità del nazismo mentre esaminava i pini del Kåfjord per ricostruire il clima del passato nell’Area. Il freddo intenso e perfino un’infestazione di insetti possono ostacolare la crescita annuale di un albero, ma nessuna di queste cause può spiegare la totale assenza di anelli in alcuni alberi databile al 1945.

Un collega ha suggerito alla Hartl che il fenomeno poteva avere a che fare con la Tirpitz, che nel 1944 era alla fonda nel Kåfjord. I documenti di archivio dimostrano che la corazzata di Hitler aveva sparso acido clorosolfurico per nascondersi dagli aerei alleati.

Intervistata da BBC News a Vienna, la Hartl ha spiegato: «Pensiamo che questo fumo artificiale abbia danneggiato gli aghi sugli alberi. Se gli alberi non hanno aghi non possono fotosintetizzare e non possono produrre biomassa. Negli alberi di pino, gli aghi di solito durano dai tre ai sette anni perché sono sempreverdi, quindi, se gli alberi perdono gli aghi, può volerci molto tempo prima che si riprendano».

In uno degli alberi studiati non si vede crescita per 9 anni a partire dal 1945. «In seguito, ha recuperato – aggiunge la Hartl – ma ci sono voluti 30 anni per tornare alla crescita normale, è ancora lì, è ancora vivo, ed è un albero molto impressionante».

In altri pini, gli anelli sono presenti ma sono estremamente sottili, quasi invisibili.  Il campionamento dimostra che gli impatti diminuiscono con il passare del tempo. Ma gli alberi dell’area iniziano a non mostrare effetti solo a 4 km di distanza da dove era ancorata la nave nazista.

Nel Kåfjord la Tirpitz subì alcuni danni, ma finalmente venne affondata dai bombardieri Lancaster della Raf alla fine del 1944 nel fiordo di Tromsø, più a ovest.

La Hartl ritiene che la sua “dendrocronologia bellica” troverà casi simili altrove: «Penso che sia davvero interessante che gli effetti di una battaglia siano ancora evidenti nelle foreste del nord della Norvegia più di 70 anni più tardi. In altri luoghi in Europa hanno utilizzato questo fumo artificiale e può darsi anche altri prodotti chimici. Si potrebbero trovare modelli ed effetti simili causati dalla Seconda Guerra Mondiale».