L’impatto dei motori diesel sulla qualità dell’aria è peggiore di quanto si pensasse

[1 marzo 2016]

Dieselgate

Circa tre quarti della popolazione europea vive in aree urbane ed è quindi esposta a pericolosi inquinanti atmosferici, tra cui PM, ossidi di azoto, ozono e composti organici volatili. Gli idrocarburi (composti chimici a base di idrogeno e carbonio) sono precursori di due di questi inquinanti: ozono e PM.

Gli idrocarburi leggeri (contenenti da due a sette atomi di carbonio) sono relativamente semplici da osservare ed i loro livelli sono stati ridotti con successo in molte città. Tuttavia, quelli con catene di carbonio più lunghe, di solito rilasciati dai veicoli diesel, sono più difficili da misurare e quindi non sono esplicitamente considerati nelle strategie per la qualità dell’aria.

Un gruppo di ricercatori britannici – nell’ambito del progetto Clean Air for London – ha misurato in continuo gli idrocarburi presenti in atmosfera in un sito di fondo di Londra attraverso due studi di cinque settimane, nei mesi di gennaio/febbraio e luglio/agosto del 2012.

I risultati hanno mostrato che gli idrocarburi legati ai motori diesel costituiscono in media oltre la metà degli idrocarburi presenti in atmosfera; contribuiscono fino al 50% della potenziale produzione di ozono a Londra.

Infine, i ricercatori hanno confrontato le loro misurazioni con gli inventari delle emissioni, scoprendo che i composti legati al diesel in atmosfera sono sotto-stimati negli inventari stessi. L’inventario delleemissioni nazionali nel Regno Unito sotto-stimerebbe dunque vari idrocarburi diesel-correlatidi un fattore da 4 fino a 70.

Poiché l’utilizzo di motori diesel nel Regno Unito è in media con il resto d’Europa, gli autori ritengono che questa sottostima possa valere anche per tutta l’UE. Le sottostime sono significative dal momento che le valutazioni sulle emissioni nazionali orientano la politica nazionale.

Attualmente gli sforzi politici vanno nella direzione del controllo del biossido di azoto emesso dai veicoli diesel moderni: questo studio suggerisce di prestare attenzione anche al controllo delleemissioni di carbonio reattivo. Vi è infatti la necessità di concentrare la norma su questi idrocarburi diesel-correlati, se si pensa che il combustibile è destinato a superare la benzina come principale carburante per il trasporto a livello mondiale entro il 2020.

di Arpat