L’inquinamento atmosferico riduce di oltre un anno l’aspettativa di vita globale

In Italia le polveri sottili ci rubano 4 mesi di aspettativa di vita

[24 agosto 2018]

Secondo lo studio “Ambient PM2.5 Reduces Global and Regional Life Expectancy”, pubblicato su Environmental Science & Technology Letters da un team di ricercatori statunitensi, canadesi e britannici,  «L’inquinamento atmosferico accorcia le vite umane di oltre un anno», mentre «Una migliore qualità dell’aria potrebbe portare ad un’estensione significativa della durata della vita in tutto il mondo».

I ricercatori del Department of civil, architectural and environmental engineering dell’università del Texas – Austin che hanno guidato il team di scienziati evidenziano che «Questa è la prima volta che i dati sull’inquinamento atmosferico e sulla durata della vita sono stati studiati insieme, al fine di esaminare le variazioni globali nel modo in cui influiscono sull’aspettativa di vita complessiva». Per questo è stato esaminato l’inquinamento da particolato (PM) inferiore a 2,5 micron dell’aria esterna e all’università del Texas spiegano che «Queste particelle fini possono entrare in profondità nei polmoni e respirare PM2.5 è associato ad un aumento del rischio di attacchi cardiaci, ictus, malattie respiratorie e cancro. L’inquinamento PM2.5 proviene da centrali elettriche, auto e camion, incendi, agricoltura ed emissioni industriali.7Il principale autore dello studio, Joshua Apte della Cockrell school of engineering dell’università del Texas- Austin, spiega a sua volta che «il team ha utilizzato i dati dello studio Global Burden of Disease per misurare l’esposizione all’inquinamento atmosferico da PM2.5 e le sue conseguenze in 185 Paesi. Hanno quindi quantificato l’impatto nazionale sull’aspettativa di vita per ogni singolo Paese e a livello globale» e in Italia le polveri sottili ci rubano 4 mesi di aspettativa di vita. Sono messi molto peggio paesi come due anni di vita Egitto e Niger, dove il PM2,5 accorcia la vita in media di 2 anni, o India, Pakistan e Arabia Saudita con  un anno e mezzo, il poverissimo Burkina Faso con 16 mesi, più dell’inquinata e industrializzata CIna con 15 mesi in Cina. Ma è chiaro che le polveri sottili colpiscono di più nei paesi desertici o del Sahel. Sia petroliferi che quelli che consumano ancora carburanti molto sporchi: in Senegal, Ghana, Guinea, Costa d’Avorio, Libia, Siria e Qatar l’aspettativa di vita si riduce più della media mondiale.

Apte  sottolinea che «Il fatto che l’inquinamento atmosferico da particolato fine sia un grande killer globale era già noto e a tutti noi interessa quanto a lungo viviamo. Qui, siamo stati in grado di identificare sistematicamente come l’inquinamento atmosferico accorcia notevolmente le vite in tutto il mondo. Quello che abbiamo scoperto è che l’inquinamento atmosferico ha un grande effetto sulla sopravvivenza; un anno in tutto il mondo. Nel contesto di altri fenomeni significativi che influenzano negativamente i tassi di sopravvivenza umana, questo è un grande numero. Ad esempio, è considerevolmente più grande del beneficio in termini di sopravvivenza che potremmo vedere se trovassimo sia le cure per il cancro al polmone che al seno. In Paesi come l’India e la Cina, il beneficio di un miglioramento dell’aria sarebbe particolarmente grande per gli anziani: per gran parte dell’Asia, se l’inquinamento atmosferico fosse rimosso come rischio di morte, i 60enni avrebbero dal un 15 al 20%  di possibilità in più di vivere oltre gli 85 anni».

Secondo Apte e il suo team «Questa scoperta è particolarmente importante per il contesto che fornisce. Un conteggio dei morti che dice che 90.000 americani o 1,1  milioni di indiani muoiono ogni anno per l’inquinamento atmosferico è qualcosa di grande ma che non si vede. Dicendo che, in media, una popolazione vive un anno in meno rispetto a quella che farebbe altrimenti, è qualcosa con cui ci si può relativamente relazionare».