I risultati di una ricerca dell’Università di Padova

L’inquinamento da Pfas inibisce l’attività del testosterone nell’uomo

La loro presenza è stata riscontrata fin nel cordone ombelicale e nella placenta di donne esposte

[26 febbraio 2018]

In molti studi sperimentali condotti negli ultimi anni è stato ipotizzato che le sostanze perfluoroalchilanti (Pfas) siano in grado di agire come interferenti endocrini, ma è a Padova che è stato dimostrato per la prima volta al mondo che i Pfas sono in grado di interferire significativamente con il legame tra il testosterone e il suo recettore, occupando lo stesso sito di legame e riducendone l’attività di oltre il 50%. A certificare che i Pfas inibiscono l’attività del testosterone nell’uomo è stato il gruppo  di ricerca guidato da Carlo Foresta, endocrinologo dell’Università di Padova e coordinatore della Rete endocrinologia veneta, in collaborazione con Andrea Di Nisio e Diego Guidolin del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova oltre a Nicola Pozzi della St. Louis University.

«Se si considera – commenta Foresta – che la presenza dei Pfas è stata riscontrata nel cordone ombelicale e nella placenta di donne esposte, si può ipotizzare una precoce interferenza dei Pfas sullo sviluppo gonadico e sulla documentata riduzione di sviluppo nell’altezza e nel peso dei figli nati da queste donne esposte. Questi risultati suggeriscono che i Pfas, fra le tante sostanze inquinanti ambientali, possono avere un ruolo nell’universalmente riconosciuto incremento delle patologie andrologiche, come infertilità, il criptorchidismo, i tumori del testicolo».

Un tema particolarmente sensibile soprattutto per il Veneto, dove l’inquinamento da Pfas è stato a lungo negli scorsi mesi all’interno del mirino di ambientalisti, associazioni e cittadini, fino ad ottenere l’intervento da parte del ministero dell’Ambiente.

Il problema dei Pfas peraltro – sottolineano i ricercatori – si inserisce in una tendenza più vasta: l’ambiente si sta progressivamente arricchendo di prodotti inquinanti, principalmente di residui chimici, della plastica e dei suoi prodotti di degradazione, ai quali l’uomo e gli animali possono essere esposti attraverso l’alimentazione, le acque e il contatto stesso. Queste sostanze definite “interferenti endocrini”, possono alterare l’equilibrio e la funzione degli ormoni interagendo o interferendo con la normale funzione ormonale e portando effetti avversi sulla salute.

In accordo con queste ipotesi, il gruppo di ricerca dell’Università di Padova coordinato dal professor Foresta ha infatti dimostrato che i ventenni del terzo millennio, oltre ad una minor produzione di spermatozoi, hanno una maggiore altezza, una maggior lunghezza degli arti rispetto al tronco, una riduzione del volume del testicolo e una riduzione della lunghezza del pene (-0.9 cm) rispetto a precedenti osservazioni. Tutti questi segni depongono per una interferenza da parte dei composti chimici ambientali sulla attività degli ormoni testicolari anche nell’uomo. Pertanto la scoperta del meccanismo attraverso il quale i Pfas interferiscono con l’attività del testosterone assume un importante rilievo clinico-sperimentale.