Lo stato del mare toscano non è ancora ottimo

Il rapporto Arpat sulla qualità delle acque marino-costiere in Toscana nel 2015

[17 ottobre 2016]

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Il monitoraggio delle acque marino-costiere effettuato dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat) è disciplinato dalla normativa di recepimento della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE che prevede che gli Stati membri dell’Ue devono tutelare e valorizzare le proprie risorse idriche con l’obiettivo di raggiungere un livello di qualità ambientale “Buono” entro la fine del 2015.

Arpat spiega che «La rete di monitoraggio – pianificata in accordo con la Regione Toscana – comprende al momento – per ciascun corpo idrico – uno o più siti di campionamento, per un totale di 19  stazioni. I campionamenti sono effettuati con il battello Poseidon, utilizzato per raccogliere campioni di acqua e sedimento per le successive analisi, oltre che come imbarcazione di appoggio per rilievi subacquei sui popolamenti a macroalghe e sulle praterie di Posidonia oceanica. In ciascuna stazione viene monitorato, secondo i parametri definiti dalla norma, lo stato di qualità ambientale». Quindi viene  redatto il report annuale sulla qualità delle acque marino costiere che Arpat ha recentemente  presentato.

Arpat evidenzia che «Lo stato ecologico descrive la qualità delle acque sulla base dello status di diversi elementi di qualità biologici. I possibili livelli di classificazione identificati dalla norma sono 5:  elevato,  buono, sufficiente, scarso e cattivo. La Regione Toscana – in accordo con Arpat – ha scelto di effettuare la classificazione utilizzando la matrice acqua pertanto sono state considerate, ai fini della valutazione dello stato ecologico, solo le concentrazioni degli elementi chimici a sostegno riportati nella tabella 1/B del decreto ministeriale 260/10.

Dal rapporto emege che «il 56% delle stazioni monitorate sono classificate in uno stato di qualità ambientale buono; risultano invece in classe sufficiente i corpi idrici Costa Versilia, Costa Punta Ala e Arcipelago Isola d’Elba – nei quali si rileva un superamento oltre i limiti soglia indicati dalla legge della concentrazione di cromo;  Costa Ombrone che  invece, presenta valori medi di arsenico al di sopra dello standard ambientale e infine costa Serchio, Costa Pisana e Costa Rosignano per altri parametri (rispettivamente biomassa fitoplanctonica, TRIX e Posidonia oceanica-PREI, per la cui descrizione si rimanda al testo del rapporto)».

Lo stato chimico descrive la qualità delle acque in base alla presenza di sostanze chimiche prioritarie nelle acque e nei sedimenti, oltre che negli organismi bioaccumulatori (mitili). I possibili livelli di classificazione sono 2:  buono  o non buono e le notizie non sono delle migliori: «Dall’elaborazione dei dati di monitoraggio del triennio 2013-2015 – ottenuti dalle analisi della colonna d’acqua – tutti i corpi idrici della Toscana risultano nella classe non buono». All’Arpat dicono che «La classificazione è condizionata dalla presenza “sopra soglia” di mercurio e del tributilstagno (TBT) in tutte le stazioni monitorate; il cadmio  supera gli standard – solo nel 2014 – nei corpi idrici di Costa Punta Ala, Costa Albegna e Costa Burano».

A questo si deve aggiungere che «Pur non essendo stata considerata ai fini della classificazione dei corpi idrici, l’analisi dei sedimenti ha rivelato diverse anomalie nella concentrazione dei metalli. In buona misura si tratta di una situazione nota da tempo e da mettere in relazione, nel caso di diversi metalli, con il fondo naturale».

Arpat evidenzia alcuni sforamenti: «Il piombo presenta valori superiori al rispettivo standard ambientale nella stazione dell’isola d’Elba nel 2013 e nel 2015: la presenza di questo metallo nei sedimenti dell’Elba può essere messa in relazione con la presenza di giacimenti a solfuri (Arpat, “Studio per la determinazione dei valori di fondo naturale nei sedimenti e nelle acque marine costiere”, 2016). Le anomalie del cadmio possono invece essere messe in relazione con un’origine naturale, più evidente nei corpi idrici meridionali, i cui bacini hanno la maggior concentrazione di giacimenti metalliferi: Elba, Punta Ala, Ombrone, Uccellina e Burano trovano conferma infatti nella distribuzione delle concentrazioni di questo metallo negli arenili antistanti. La concentrazione di nichel nei sedimenti dei corpi idrici marino costieri toscani, ha in parte un’origine naturale dovuta alla presenza di litotipi ofiolitici, diffusi nell’Appennino settentrionale: le concentrazioni particolarmente elevate, infatti, sono in accordo con la distribuzione dei litotipi ofiolitici osservate lungo la costa di Cecina ed all’Isola d’Elba . L’origine di questo metallo in costa Versilia è invece dovuta all’apporto del Fiume Magra. La distribuzione della concentrazione di mercurio è compatibile con un’origine naturale, soprattutto nella parte meridionale della Toscana alla quale, però, si è aggiunta una componente antropogenica dovuta all’attività mineraria che ha caratterizzato per anni questa zona (Monte Argentario Ansedonia, Porto Santo Stefano e Foce Albegna).  Le concentrazioni maggiori di mercurio nei sedimenti si rilevano però nelle aree di Rosignano e Antignano interessate, direttamente  o indirettamente a causa delle corrente prevalentemente verso nord, da una contaminazione storica dovuta allo scarico dell’insediamento produttivo Solvay».

Inoltre sono presenti superamenti di sostanze chimiche chiaramente di origine antropica: «In particolare il corpo idrico Costa Livorno mostra superamenti di benzo[b]fluorantene, benzo[k]fluorantene (2013 e 2014) e dibenzo[a]pirene esaclorobenzene (2013); Arcipelago Isola d’Elba di benzo[b]fluorantene sia nel 2013 che nel 2014 e infine costa Rosignano presenta superamenti dei valori soglia dei TBT (2014) e esaclorobenzene (2015)».