Materie plastiche e ftalati tossici, la Commissione Ue non ne restringe l’utilizzo

[11 agosto 2014]

La Commissione europea ha respinto la proposta di una restrizione per l’immissione sul mercato di ftalati (prodotti chimici che vengono aggiunti alle materie plastiche per migliorarne la flessibilità e la modellabilità): in particolare, quattro di essi (Dehp, Dbp, Bbp e Dibp) potranno essere ancora utilizzati nelle concentrazioni già previste dal regolamento Reach.

La Danimarca nel 2011 ha presentato all’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) un fascicolo per limitare, a livello dell’Ue, l’immissione sul mercato degli articoli destinati ad essere utilizzati all’interno degli edifici e degli articoli che possono entrare in contatto diretto con la pelle o con le mucose e in cui uno o più di quattro ftalati specifici sono presenti in una concentrazione superiore a 0,1 % in peso di materia plastificata.

La stragrande maggioranza degli ftalati che vengono prodotti sono utilizzati per la plastificazione del Pvc (cloruro di polivinile), i cui campi di applicazione sono i più variegati. E’ largamente  utilizzato nell’edilizia, ma viene anche usato in molti altri prodotti con cui siamo a contatto ogni giorno: prodotti per la cura personale, dispositivi medici, pavimenti in vinile, giocattoli e prodotti per la di puericultura.

Attualmente i quattro ftalati sono classificati come tossici e allo stesso titolo di altre sostanze tossiche per la riproduzione i quattro ftalati non possono essere immessi sul mercato né utilizzati in quanto tali come costituenti di altre sostanze o in miscele destinate ad essere vendute al grande mercato in determinate concentrazione. Per esempio l’utilizzo di tre di questi ftalati (Dehp, Dbp e Bbp) nei giocattoli e negli articoli di puericultura non è consentito a concentrazioni superiori allo 0,1%.

La Danimarca, dunque, ha chiesto la riduzione perché a causa della tossicità per la riproduzione e delle proprietà di interferenza endocrina di questi ftalati, la loro presenza in alcuni articoli e l’esposizione combinata a queste sostanze presentano per la salute umana un rischio non adeguatamente controllato da richiedere un’azione a livello dell’UE.

Ma il comitato per la valutazione dei rischi (Rac) dell’Echa ha ritenuto che la proposta di restrizione non sia giustificata dal momento che i dati disponibili non indicano l’esistenza nel 2012 di un rischio di esposizione combinata ai quattro ftalati. Secondo il Rac i requisiti normativi vigenti e il ridotto utilizzo che ne deriva continuano a diminuire l’esposizione.

Il Rac ha avuto difficoltà nel valutare l’incidenza dei quattro ftalati sui problemi di infertilità e sull’aumento del numero di tumori ormonodipendenti nell’essere umano. Gli studi epidemiologici realizzati sull’uomo non consentono infatti di concludere per l’esistenza di un nesso causale diretto tra gli effetti oggetto dell’inchiesta (prevalentemente antiandrogenici) e l’esposizione ai quattro ftalati. Il Rac ha tuttavia riconosciuto che, in base ai dati relativi agli animali, vari effetti sembrano collegati ad una modalità di azione antiandrogenica.

Ha pure reputato sovrastimati i rapporti di caratterizzazione del rischio (Rcr) derivanti dall’esposizione ad articoli, dall’ambiente interno e dall’ingestione di alimenti. Ma ha sostenuto che,  dal momento che gli studi di biosorveglianza vertano su campioni prelevati prima del 2007, le stime di esposizione non riflettano la situazione corrente e indicano un livello superiore alla realtà in vista dell’attuazione della normativa Ue relativa alla presenza di ftalati nei materiali destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari, i cosmetici, i giocattoli e gli articoli di puericultura, normativa che dovrebbe ridurre il livello di esposizione.

Tra il 2007 e il 2010 la presenza dei quattro ftalati è diminuita del 40 % negli articoli prodotti in Europa, del 13 % negli articoli importati nell’Ue e del 35 % negli articoli commercializzati nel territorio comunitario.  In numerose applicazioni, il progressivo ritiro dei quattro ftalati e degli ftalati in generale già avvenuto o ora in corso sta contribuendo al calo costante e considerevole della presenza dei quattro ftalati.

Anche il Comitato per l’analisi socioeconomica (Seac) dell’Echa ha adottato il suo parere e ha concluso che non vi siano basi per sostenere la restrizione proposta. Il Seac ha ritenuto inoltre che, dal momento che il motore principale della sostituzione è la legislazione dell’Ue (ad esempio quella che classifica i quattro ftalati come tossici per la riproduzione o limita il loro utilizzo nei giocattoli e negli articoli di puericultura, nonché la legislazione sui materiali e gli oggetti di plastica destinati al contatto con gli alimenti), la sostituzione dei quattro ftalati con altri plastificanti è destinata a proseguire a seguito dell’inclusione di questi ftalati nell’elenco delle sostanze estremamente preoccupanti del regolamento Reach, e che a qualunque domanda di autorizzazione vada allegato un piano di sostituzione quando siano disponibili soluzioni alternative adeguate. Altri fattori di mercato, quali la tendenza a utilizzare plastificanti senza ftalati e le incertezze per quanto riguarda il prezzo e la disponibilità a lungo termine delle materie prime da cui sono ricavati gli ftalati, rafforzano questa tendenza alla sostituzione.