Meccanica batte chimica in agricoltura? Ecco la sarchiatrice che abbatte l’uso di erbicidi [VIDEO]

[11 giugno 2014]

Una sarchiatrice in grado di  ridurre drasticamente l’utilizzo degli erbicidi nella coltura dei seminativi. Il prototipo è stato presentato nel corso del convegno “Malerbe? Un taglio alla chimica” organizzato dal Condifesa Treviso e Veneto Agricoltura ad Agripolis

Codifesa è convinta che questa tecnologia «Potrebbe rivoluzionare le pratiche di diserbo nella coltivazione dei seminativi, con possibili applicazioni anche nell’agricoltura biologica» e spiega che «Nasce dall’esperienza sul campo e da un attento lavoro di monitoraggio, l’idea del tecnico Oddino Bin di realizzare e sperimentare un prototipo disarchiatrice a 8 file capace di lavorare il terreno abbattendo drasticamente l’utilizzo della chimica nella gestione delle malerbe».

Non si tratta dell’invenzione di un singolo ma di un risultato raggiunto grazie ad una rete di collaborazioni che ha visto impegnati oltre al Condifesa Treviso, Veneto Agricoltura, Il CNR, TESAF dell’Università di Padova e le aziende Maschio Gaspardo, John Deere, Sergio Bassan, Barbaran Servizi, Dema di Mason Sergio & C per la preparazione del prototipo e le società agricole  Stalla Sociale di Monastier e Case Levi di Zenson di Piave opinion leader nel settore, che hanno messo a disposizione 20 ettari coltivati a mais per la sperimentazione.

Codifesa evidenzuia che «La chiave di volta del progetto è racchiusa nelle infinite possibilità che la tecnologia può oggi offrire all’agricoltura, infatti la sperimentazione è partita dall’agricoltura di precisione, allestendo la sarchiatrice con  un sistema di guida satellitare GPS/RTK con cui si è lavorato il terreno fin dalla semina, avvenuta il 20 e il 30 marzo scorsi, mappando l’intera superficie».

Il 13 e 14 maggio  sono stati effettuati gli interventi di sarchiatura e diserbo localizzato dove era stata rilevata una forte presenza di malerbe in particolare a foglia larga e graminacee e gli sperimentatori fanno notare che «Al contrario della tecnica tradizionale, non sono stati utilizzati 6kg di erbicida (4kg in pre-emergenza e 2kg in post-emergenza) ma solo 200g abbattendo così del 97% l’utilizzo di prodotti chimici sul campo. La sarchiatrice ha potuto lavorare oltre 4ha/h ad una velocità di 8km/h diserbando una fascia di 7-8 cm dalla pianta, solo tra pianta e pianta è stato irrorato l’erbicida grazie ad un nuovo sistema di ugelli incrociati che colpiscono la pianta lateralmente con un minore utilizzo di prodotto».

I risultati sembrano quindi molto interessanti e Codifesa conclude: «Nell’ipotesi di applicazione di questo sistema sull’agricoltura biologica, grazie alla lavorazione meccanica di precisione ottenuta con l’impiego delle più moderne tecnologie, è possibile immaginare la diffusione della pratica biologica anche su grandi estensioni di terreno, accettando  il possibile  sviluppo di infestanti su una superficie del 10% sul totale di quella coltivata. Perché dunque ricorrere alla chimica laddove è possibile arrivare con una “zappa elettronica”? Con questa sperimentazione l’innovazione tecnologica e la meccanica battono la chimica».

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