Misure antismog: come incentivare la mobilità sostenibile e tassare inquinamento e spreco

Le 10 proposte di Legambiente: rimodulazione delle tasse sul trasporto e favorire mobilità sostenibile, meno smog e traffico

[1 ottobre 2018]

Nel giorno in cui in alcune città del Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna scatta lo stop ai diesel più vecchi, norme dettate dall’Accordo di Bacino Padano, per mitigare i rischi legati all’inquinamento, Legambiente lancia una sfida al governo: «Per ridurre l’inquinamento e per rendere le città più vivibili e libere dalle auto, bisogna avere il coraggio di ripensare il carico fiscale che grava sulla mobilità delle persone e puntare su un’efficace e innovativa rivoluzione urbana che sia chiama  green mobility, sempre più sostenibile, alternativa, connessa, condivisa, multimodale, elettrica. In che modo? Orientando le tasse sui trasporti in misura proporzionale all’inquinamento e allo spreco, facendo valere il principio “tanto inquino tanto pago” e incentivando la mobilità sostenibile». Una sfida riassunto nelle 10 proposte  presentate oggi a Roma al convegno Green Mobility, organizzato per parlare e confrontarsi sulle sfide e sul futuro della mobilità sostenibile insieme ad esperti del settore e a rappresentanti del mondo politico.

Il Cigno verde dice che quelle che avanza sono «proposte concrete, facilmente attuabili, e soprattutto a gettito fiscale inalterato perché spostano il prelievo dalle forme più inquinanti a quelle meno inquinanti. Si va, ad esempio,dalla rimodulazione delle accise sui carburanti in rapporto all’inquinamento (meno cara la benzina, un po’ più caro il gasolio), all’introduzione di “voucher per la mobilità sostenibile” di mille euro spendibili in abbonamenti trasporto pubblico, noleggi e e-bike per chi rottama la vecchia auto. Dall’incentivo sino a 6 mila euro per acquisto di un’auto elettrica al sostegno delle forme di sharing mobility (mezzi e viaggi), sino alla regolamentazione dei mezzi di micromobilità elettrica (dal monoruota al monopattino) al sostegno dei comuni per investimenti e programmi sfidanti di mobilità sostenibile».

Da quanto emerge dal sondaggio di Lorien Consulting, presentato oggi a Roma, quello dell’emergenza smog e dell’inquinamento atmosferico à un problema che preoccupa la gran parte degli italiani: «Il 94% dei cittadini intervistati è, infatti, preoccupato per la qualità dell’aria, il 39% è molto preoccupato». Per  questo è  urgente dare una risposta e per Legambiente «I blocchi da soli non bastano, perché per contrastare il problema dello smog e rendere le città più vivibili e libere dalle auto, servono nuove politiche urbane che mettano davvero al centro il trasporto locale, treni pendolari e mobilità alternativa e soprattutto occorre ripensare il carico fiscale che grava sulla mobilità delle persone».

L’associazione ambientalista ricorda che «In tutta Italia circolano 14,7 milioni di veicoli (diesel e benzina Euro0, 1, 2, 3) su un totale di 37/38 milioni. Nel 2017 le automobili Euro0 circolanti in Italia, stando agli ultimi dati diffusi, sono 3.768.213 e nello stesso anno ne sono state radiate (sempre Euro0) 71.077. Da  oggi, dal 1 ottobre 2018, sono circa 3 milioni i veicoli tra automobili (circa 2,3 milioni) e furgoni (600mila) – benzina Euro0 e diesel Euro0 1 2 3 (per Emilia Romagna anche Euro4),  a cui è stata vietata la circolazione in gran parte delle città principali delle regioni Pianura Padana per via delle misure anti-smog previste dal “Nuovo accordo per la qualità dell’aria nel bacino padano”».

Per quanto riguarda il gettito fiscale del settore trasporto e mobilità «ammonta ad oltre 72 miliardi di euro nel 2017: metà dei quali deriva da accise e Iva sui carburanti e il restante ripartito tra tasse sull’assicurazione, l’acquisto, il possesso (bollo), i ricambi e la gestione. Tasse che vanno nella fiscalità generale, che non servono per coprire i costi sociali dei trasporti, e delle volte sono perfino ingiuste: spesso, paga di più chi inquina di meno (una ibrida Euro6 paga il 50% in più di bollo e il 20% in più carburante di più di un vecchio pickup diesel del professionista con partita iva ). È più caro rottamare un vecchio Euro0 che pagare il bollo alla regione (in media ognuno dei 50 milioni di veicoli a motore – dal ciclomotore al camion – paga 120 euro di bollo all’anno). Il possesso del veicolo costa poco, costa invece molto spostarsi tutti i giorni (11% della spesa della famiglia italiana, Istat)».

Il vicepresidente nazionale di Legambiente, Edoardo Zanchini, ha sottolineato che «La sfida che abbiamo di fronte è davvero grande e ambiziosa: dobbiamo infatti fermare i cambiamenti climatici, ridurre un inquinamento che provoca conseguenze gravissime sulla salute, rendere più vivibili le città. Non ci basta qualche incentivo o qualche autobus elettrico, ne vogliamo nuove e altre tasse da aggiungere alle tante che già paghiamo nel settore dei trasporti. Ma vogliamo che si inizi a cambiare, con tutta la progressività possibile, il pesante carico fiscale che grava sulla mobilità delle persone in Italia. Proprio la finanziaria deve diventare l’occasione per spostare la montagna di soldi che gira intorno al trasporto in una chiave trasparente e che incentivi gli spostamenti puliti. Le proposte che formuliamo mirano ad iniziare un cambiamento, progressivo ma radicale, del sistema fiscale che grava sui trasporti, con l’obiettivo di guardare a quel che desideriamo si realizzi tra 10 o 15 anni: dalle modalità degli spostamenti (più intermodalità e condivisione degli veicoli e dei viaggi), ai veicoli per trasportare persone e merci (leggeri, emissioni quasi zero, rinnovabili), alla maggior sicurezza (dalle infrastrutture alle coperture assicurative), alle stesse necessità di trasporto».

Legambiente ricorda che «I prezzi legati ai trasporti, e ancor più alle fonti energetiche, sono talmente influenzati da tasse e da correttivi di mercato da poter essere considerati dei prezzi “politici”. Basti pensare all’incidenza sui carburanti (attorno al 70% su benzina e gasolio), ma anche sull’elettricità (il costo industriale è circa la metà di quel che paghiamo in bolletta). All’opposto, si paga pochissimo di tasse di possesso sui mezzi di trasporto, anche vecchissimi, insicuri e inquinanti. Si pagano relativamente poche tasse sui carburanti a gas (metano e GPL), meno il gasolio della benzina, senza nessuna proporzionalità rispetto all’inquinamento generato o all’efficienza reale dei motori».

Dal sondaggio Lorien Consulting emerge che se da un parte gli italiani sono preoccupati per la qualità dall’aria, sul fronte delle strategie di riduzioni delle emissioni da adottare hanno posizioni divergenti: «A  fronte di un 10% che propone di non vendere più veicoli benzina e diesel, un 8% propone di bloccarne la circolazione già oggi, la maggioranza, il 71% degli intervistati è favorevole ad incentivi per l’acquisto di mezzi non inquinanti. Solo il 5% vede invece di buon occhio la possibilità di aumentare le tasse sui mezzi inquinanti e i pedaggi in città. La nuova mobilità, più pulita, intermodale (tanti mezzi di trasporto, in media 5,2 nel corso della settimana), meno proprietaria (sharing oltre che pubblica), ha invece conquistato già il 28% degli italiani, in genere cittadini, occupati, colti e che si muovono molto spesso (più di 3 o 4 spostamenti al giorno. Sono anche quelli più favorevoli alle novità, come le biciclette pieghevoli e la micromobilità elettrica: il 40% degli italiani dichiara di essere interessato ad usare i monopattini elettrici pieghevoli se venissero regolamentati».

Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile di Legambiente, spiega: «Si tenga presente che l’anno scorso in Italia si sono vendute 148 mila e-bike (legali) e ben 45 mila mezzi elettrici leggeri (monoruota, monopattini,  skate e hoverboard) in gran parte non normati Lo stato deve intervenire, promuoverne vendita e utilizzo in sicurezza e permettere di potarseli sui mezzi di trasporto, soprattutto in treno e in autobus, per poter poi raggiungere velocemente casa, scuola e lavoro. La mobilità elettrica è così già una realtà, oggi in Italia».

Il convegno di oggi è stato anche l’occasione per  parlare del volume Green Mobility – Come cambiare la città e la vita, edito da Legambiente e Edizioni Ambiente, e scritto da esperti e rappresentanti delle industrie più innovative, esponenti delle associazioni e rappresentanti delle istituzioni, tecnici e urbanisti, economisti e sociologi, propone piani di lettura diversi ma straordinariamente convergenti. Il primo punto fondamentale è che l’auto elettrica è solo una delle variabili della trasformazione: a cambiare sarà tutto il sistema della mobilità urbana, che sarà connessa, condivisa e intermodale. La mobilità sostenibile è già una realtà in molte città italiane,  ma è chiaro che la strada da percorrere è ancora molta.  Parlare di nuova mobilità non significa solo parlare di innovazione tecnologica, perchè è anche e soprattutto un cambiamento di stili di vita, di mezzi e di servizi, di modi di fare impresa e di governo del bene comune rappresentato dallo spazio urbano e dalle infrastrutture abilitanti. Per questo nel libro Green Mobility si fa anche il punto sui processi di cambiamento e le differenze tra le esperienze, le potenzialità delle diverse soluzioni e della loro integrazione.

 

Ecco la sintesi delle 10 proposte di Legambiente per la Legge di stabilità 2019

Tutte a bilancio dello stato uguale a zero. Ad ogni incentivo corrisponde il disincentivo del suo contrario. Ogni nuovo mezzo di locomozione, servizio di mobilità, fonte energetica usata, corrisponde un nuovo mercato, capace di generare nuovo gettito fiscale. Le proposte sono nel solco di quelle “azioni di accompagnamento” che premiano la mobilità virtuosa e dall’altro applichino il principio “chi inquina paga” del punto 27 del “Contratto di Governo del cambiamento”.

  1. Accise carburanti proporzionali all’inquinamento (al peso molecolare del carbonio): in pratica il gasolio costerà uguale alla benzina nel 2019 e più della benzina nel 2020. E’ assurdo che lo Stato continui (con minori tasse) agevolare i diesel, salvo poi bloccarne la circolazione nelle città inquinate.
  2. Voucher mobilità sostenibile di mille euro a chi rottama la vecchia auto. Il voucher però non può essere impiegato per acquistarne una nuova, perché lo scopo è ridurre la motorizzazione privata. Con i mille euro si può acquistare abbonamenti e biglietti del trasporto pubblico, servizi sharing mobility, noleggio mezzi e veicoli elettrici elettrici e elettromuscolari (dalla micromobilità sino ai quadricicli leggeri). Il voucher è regionale, così come il “malus” che lo finanzia, costituito da un aumento del bollo sui veicoli più inquinanti e sui mezzi di lavoro (che oggi pagano pochissimo).
  3. Sostegno alla mobilità sostenibile finanziati dalle aziende (ed enti pubblici) per dipendenti e famigliari: sempre di mille euro a dipendente, ma annuale. In pratica sino a mille euro di “welfare mobilità” erogati dall’azienda non costituisce reddito da lavoro ed è esentasse. E di composizioni uguale al “voucher”, con in più la possibilità di usare anche flotte aziendali in “corporate sharing” (cioè auto usate per lavoro, ma disponibili per la mobilità privata dei dipendenti).
  4. Agevolazione IVA per la sharing mobility (10%, come sui biglietti di mezzi pubblici) e le flotte aziendali elettriche usate come veicoli in condivisione anche per gli spostamenti privati dei dipendenti: in questi casi la detrazione IVA nell’acquisto o noleggio dei veicoli è 100%.
  5. Incentivo sino a 6 mila euro per chi acquista un’auto elettrica (metà se plug-in), al pari di quel che succede negli altri grandi paesi europei. E come succede all’estero, finanziato da un aumento delle tasse d’acquisto proporzionale alle emissioni di CO2 e al costo: zero se con emissioni inferiori a 95 grammi CO2 a km, 1% sino a 120 grammi, 2% auto più grandi e inquinanti. La misura è in gradi di finanziare sino a
  6. Colonnine di ricarica, incentivo ai privati, locali pubblici, garage, ecc: detrazione del 50% delle spese in 10 anni come nel caso di ristrutturazioni edilizie. Inoltre l’energia elettrica per la ricarica in ambito pubblico non deve essere gravata di alcuna accisa.
  7. Autotrasporto: basta sconti fiscali per la trazione a gasolio. Già del 2015 si è smesso di finanziare i camions Euro2 e precedenti. Proponiamo di impiegare le stesse risorse a sostegno di una conversione graduale di tutto il trasporto pesante in biometano – GNL (gas liquefatto) e il trasporto leggero in elettrico.
  8. Micromobilità elettrica: monopattini, monoruota ed altri (hoverboard e skateboard), musculari, elettrici ed elettromuscolari, dovrebbero essere sottoposti a norme assimilate a quelle delle e-bike: sicuri, velocità massima 6 Km/h sui marciapiedi, 25 km/h nelle piste ciclabili e ammessi sulla strade urbane. Deve essere consentito il trasporto gratuito sui mezzi pubblici. Se ne sono venduti 45 mila l’anno scorso, possono essere un aiuto e a zero emissioni, per fare intermodalità con i mezzi pubblici!
  9. Permettere, per chi usa o possiede un’auto elettrica, di scambiare elettricità in rete: acquistarla quando si ha necessità di ricarica, venderla quando la rete ne ha bisogno. Il contributo dei veicoli può essere determinante con la diffusione in rete dei piccoli impianti rinnovabili discontinui, come il solare e l’eolico.
  10. Privilegiare, nei trasferimenti statali ai comuni, i comuni che si sono dati piani sfidanti, con obiettivi di mobilità basse emissioni, elettrificazione, smartless, quartieri “car free”, ridisegno spazio pubblico per privilegiare altre funzioni urbane.