Una nuova minaccia dello strato di ozono. E viene soprattutto da Cina e India

Aumentano le emissioni di sostanze chimiche che distruggono l'ozono come il diclorometano

[13 ottobre 2017]

Trenta anni fa, con l’approvazione del  protocollo di Montreal, il mondo ha deciso di eliminare gradualmente la produzione di sostanze che distruggono lo strato di ozono. Tutti dicono che si è trattato di un grosso successo, ma ora lo studio “A growing threat to the ozone layer from short-lived anthropogenic chlorocarbons”, pubblicato su  Atmospheric Chemistry and Physics da un team internazionale di ricercatori,  rivela un pericolo inaspettato per lo strato di ozono proveniente da prodotti chimici non regolamentati da quel  trattato. Le nuove minacce proverrebbero da prodotti chimici usati per la verniciatura, l’agricoltura e la produzione di prodotti farmaceutici e PVC e le emissioni dannose sembrano provenire soprattutto dalla Cina.

Il leader del team di ricerca che ha pubblicato lo studio sul giornale dell’European Geosciences Union, David Oram della school of environmental sciences dell’università dell’East Anglia (Uea) spiega che «L’esaurimento dell’ozono è un fenomeno ben noto e, grazie al successo del protocollo di Montreal, è ampiamente percepito come un problema risolto. Il trattato ha aiutato lo strato ad avviare il lento processo di guarigione, diminuendo l’impatto sulla salute umana provocato da una maggiore esposizione ai danni della radiazione solare. Ma la nostra ricerca dimostra che l’aumento delle emissioni di sostanze che distruggono l’ozono sta minacciando il recupero dello strato di ozono».

Finora queste sostanze non erano considerate dannose in quanto «Ritenute generalmente a vita troppo breve per raggiungere la stratosfera in grandi quantità», spiega ancora Oram, che è anche un ricercatore del National centre for atmospheric science britannico.

Il nuovo studio lancia l’allarme sulle emissioni in rapida crescita di alcune di queste sostanze chimiche di breve durata nell’Asia orientale e dimostra come possono arrivare fino alla stratosfera e ridurre lo strato di ozono.

Le emissioni di sostanze chimiche che danneggiano lo strato  l’ozono in Paesi come la Cina sono particolarmente dannose a causa dell’aria fredda che sovrasta l’Asia nord-orientale e che può trasportare  l’inquinamento industriale nei tropici, da dove probabilmente l’aria verrà sollevata fino alla stratosfera. «Questo significa – dicono all’Uea – che i prodotti chimici possono raggiungere lo strato di ozono prima che si siano degradati e mentre potrebbero ancora causare danni».

Una delle nuove minacce per lo strato di ozono è il diclorometano, una sostanza utilizzata nella verniciatura, nelle fumigazioni agricole e nella produzione di prodotti farmaceutici. «La quantità di questa sostanza nell’atmosfera è diminuita negli anni ’90 e nei primi anni 2000 – sottolineano i ricercatori – ma nel decennio passato il diclorometano è diventato circa il 60% più abbondante».

Per Oram «Questa è stata una grande sorpresa per la comunità scientifica e abbiamo cercato di scoprire la causa di questo improvviso aumento. Ci aspettavamo che le nuove emissioni potessero provenire dal mondo in via di sviluppo, dove l’industrializzazione sta aumentando rapidamente. Le nostre stime suggeriscono che la Cina possa essere responsabile di circa il 50-60% delle attuali emissioni globali di diclorometano, con altri Paesi asiatici, inclusa l’India, che sono probabilmente significativi emettitori»,

Il team scientifico internazionale ha deciso di misurare l’inquinamento atmosferico nell’Asia orientale per scoprire dove è avvenuto l’aumento di emissioni di diclorometano e se potrebbe influire sullo strato di ozono.

Tra il 2012 e il 2014, gli scienziati hanno raccolto campioni dell’aria e del suolo in Malaysia e Taiwan, nella regione del Mar Cinese Meridionale e poi li hanno spediti nel Regno Unito per analizzarli. Hanno cercato la presenza di circa 50 sostanze chimiche che danneggiano l’ozono nell’atmosfera, alcune delle quali sono in declino come conseguenza diretta del protocollo di Montreal.

All’Uea rivelano che «Il diclorometano è stato trovato in grandi quantità, e così anche il dicloroetano, una  sostanza usata per produrre il PVC che riduce l’ozono. La Cina è il più grande produttore di PVC, utilizzato in molti materiali da costruzione e la produzione interna nel Paese è aumentata rapidamente negli ultimi due decenni». A preoccupare i ricercatori è anche il boom immobiliare  in India, dato che comporterà probabilmente un aumento delle quantità di PVC utilizzato, con un pesante effetto sui livelli di dicloroetano nell’aria.

Ma l’aumento delle emissioni di dicloroetano è stato inaspettato e sorprendente perché, come spiega ancora  Oram, «La sostanza chimica è una preziosa commodity ed è altamente tossica. Ci si aspetterebbe che ci si premurasse di non rilasciare il dicloroetano nell’atmosfera».

I dati raccolti da un aereo passeggeri che hanno sorvolato il Sud-Est asiatico tra il dicembre 2012 e il gennaio 2014 hanno mostrato che le sostanze non erano solo presenti a livello del suolo e Oram aggiunge; «Abbiamo scoperto che concentrazioni elevate di queste sostanze chimiche erano presenti a una quota 12 km sulle regioni tropicali, a migliaia di chilometri dalla loro probabile fonte  e in una regione in cui è noto che l’aria viene trasferita nella stratosfera».

Se le sostanze chimiche che ora sono state scoperte in quantità inaspettatamente grandi raggiungono lo strato di ozono in quantità significative, possono causare danni.

Oram conclude: «Abbiamo evidenziato un gap nel protocollo di Montreal che potrebbe essere necessario affrontare in futuro, soprattutto se le concentrazioni atmosferiche continueranno ad aumentare. Crediamo che se contineremo con queste emissioni, ritarderemo il recupero dello strato di ozono. Al momento una data media per il recupero dell’ozono potrebbe essere all’incirca il 2050, ma ci sono studi che dicono che questo potrebbe essere ritardato da 20-30 anni a seconda delle future emissioni di cose come il diclorometano».

Gli autori del nuovo studio chiedono all’Onu e ai governi dei Paesi di tutto il mondo di estendere il mandato del protocollo di Montreal queste sostanze di brevissima durata.