Nuove fonti di inquinamento da ammoniaca individuate dallo spazio

Industria e agricoltura sono i principali emettitori di ammoniaca. Inquinamento ampiamente sottostimato

[7 dicembre 2018]

Basandosi sulle osservazioni delle emissioni di ammoniaca fatte dallo spazio dalle sonde IASI (Infrared Atmospheric Sounding Interferometer)  una delle quali è stata messa in orbita il 7 novembre, lo studio “Industrial and agricultural ammonia point sources exposed” pubblicato su Nature da un team di ricercatori dell’Université libre de Bruxelles (ULB) e del Laboratoire « atmosphères, milieux, observations spatiales  – CNRS delle università della Sorbonne, di Versailles Saint-Quentin e di Paris, ha identificato più di 200 grossi siti di emissione di ammoniaca (NH3), soprattutto legati all’agricoltura intensiva e all’attività industriale.

Al CNRS spiegano che «Da una dozzina di anni. L’interferometro IASI imbarcato a bordo dei tre satelliti  Metop fornisce agli scienziati dei dati globali di diversi composti atmosferici, tra i quali l’ammoniaca» e al Service de Chimie quantique et photophysique – Faculté des sciences dell’ULB ricordano che «Preponderante nel nostro ambiente, l’ammoniaca svolge un grande ruolo nella formazione del particolato fine e quindi sulla qualità dell’aria e la salute umana. L’eccesso di questo composto altera anche i nostri ecosistemi, danneggiando la qualità dell’acqua e porta a una riduzione della biodiversità. Però, i processi che regolano le concentrazioni di ammoniaca restano mal conosciuti, particolarmente a livello molto locale».

Lo studio ha messo insieme circa 10 anni di misurazioni giornaliere dell’IASI per realizzare una cartografia ad altissima risoluzione dell’ammoniaca atmosferica. Il CNRS spiega ancora che i ricercatori: «hanno messo in evidenza e categorizzato 241 fonti localizzate di NH3 legate all’attività umana, 83 delle quali 83 legate all’agricoltura intensiva e 158 all’attività industriale, così come 178 zone di emissioni più estese».
I ricercatori belgi fanno notare che «i due terzi di queste fonti di ammoniaca non erano state repertoriate nei precedenti inventari delle emissioni- Gli scienziati hanno anche constatato che «Anche le emissioni provenienti da fonti conosciute sono state largamente sottostimate negli inventari attuali».

Inoltre, «L’evoluzione delle concentrazioni di ammoniaca ha anche permesso di identificare dei cambiamenti nelle attività antropiche, come l’apertura o la chiusura di complessi industriali o ancora l’ampliamento di infrastrutture di allevamento intensivo». Nell’elenco degli hotspot dell’ammoniaca è inclusa solo una fonte naturale: il Lago Natron in Tanzania è inclusa nell’elenco e qui la causa può essere la decomposizione di materia organica e alghe nel  lago alcalino. Molti dei siti industriali individuati dallo studio sono impianti che producono i fertilizzanti a base di ammoniaca che hanno consentito il boom agricolo globale ma che hanno anche provocato un massiccio inquinamento da nutrienti nei laghi, nei fiumi e negli oceani del mondo.

Secondo i ricercatori belgi e francesi, «Questi risultati suggeriscono che una migliore gestione degli impatti dell’inquinamento da ammoniaca passa per una revisione completa delle emissioni di questo gas molto largamente sottostimate negli inventari attuali».

Ne sono convinti anche Mark Sutton e Clare Howard dell’International Nitrogen Management System del NERC Centre for Ecology and Hydrology di Edimburgo, che commentando lo studio hanno scritto che «Consentirà alle nazioni di monitorare per la prima volta con precisione le loro emissioni di ammoniaca. La loro dimostrazione che ora  le osservazioni satellitari globali possono rilevare queste sorgenti di ammoniaca rappresenta un momento storico per la scienza».