Ormai è prassi: anche Bondi, commissario Ilva, ritratta

[15 luglio 2013]

Un fumo “nero”, “opaco” si è alzato da ieri sull’Ilva di Taranto e questa volta il responsabile è stato subito individuato. Si tratta del commissario Enrico Bondi che con le sue dichiarazioni ha negato la correlazione fra inquinamento del siderurgico e elevato numero di tumori e contestato la Valutazione del danno sanitario.

Il Commissario ha fatto proprie le conclusioni di uno studio firmato da consulenti Ilva (Paolo Boffetta, Carlo La Vecchia, Marcello Lotti e Angelo Moretti) ed ha inviato al presidente della Regione Puglia e alle autorità sanitarie pugliesi una lettera dove ha esplicitato: non esiste correlazione fra picco dei tumori a Taranto e l’inquinamento dell’Ilva, a Taranto i tumori dipendono dall’elevato consumo di sigarette e quindi dal fumo essendo Taranto città portuale e marittima.

Si contestano quindi le conclusioni di altri studi che invece avevano evidenziato l’esatto contrario e cioè come a Taranto esista una correlazione fra inquinamento e tumori e tra inquinamento e cattiva qualità dell’aria. Il riferimento è alle perizie di vari tecnici incaricati dall’autorità giudiziaria in base alle quali a luglio del 2012, l’area a caldo del siderurgico (cokerie, altiforni e acciaierie), è stata messa sotto sequestro per disastro ambientale.

E poi lo studio Sentieri dell’Istituto superiore di Sanità in cui viene evidenziato che nel biennio 2006-2007 c’è stato un aumento del 30% delle patologie tumorali per gli uomini e del 20% delle donne nei quartieri più esposti agli inquinanti emessi da Ilva. Gli studi hanno dato via poi a decreti, prescrizioni dell’Aia… tutto campato in aria secondo la tesi Bondi-Ilva (le stese cose le aveva sostenute qualche tempo fa Ferrante).

A seguito delle dichiarazioni del Commissario, ovviamente non sono mancate le polemiche e i dubbi  di chi vede in Bondi (ex ad dell’Ilva, anche se per breve periodo) una continuità rispetto alla gestione della famiglia Riva. Intanto il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, ha convocato per oggi il commissario, che successivamente in una nota ha dato la sua versione dei fatti incolpando parte della stampa che non ha ben compreso.

«Non ho mai detto, né scritto che il tabacco fa più male delle emissioni dell’Ilva come risulta precisato solo da alcuni giornali. Le emissioni inquinanti dello stabilimento hanno, come risulta da indagini scientifiche e dagli accertamenti disposti della magistratura, avuto rilevanti impatti anche sanitari. Del resto – prosegue la nota di Bondi- sono stato chiamato, con un decreto legge che non ha precedenti in Italia, ad assicurare l’attuazione delle prescrizioni dell’Autorizzazione ambientale integrata e di altre misure di risanamento ambientale perché la preoccupazione per tale stabilimento rimane alta».

Bondi ha poi spiegato che «in un procedimento, avviato ben prima del commissariamento, è stato richiesto dalla Regione Puglia un parere all’Ilva su un’ipotesi di valutazione del danno sanitario. L’Ilva ha affidato l’elaborazione di tale parere a quattro docenti universitari. Ho ritenuto doveroso inoltrare tale parere, nel testo che mi era stato trasmesso, come contributo al procedimento avviato dalla Regione Puglia: tale parere tecnico non ha ovviamente alcuna incidenza né sulle iniziative ambientali in corso, né sul Piano di risanamento ambientale dell’Ilva che è in elaborazione e che terrà conto sia dei rischi ambientali che di quelli sanitari. Tale Piano è già impegnativo e richiede un quadro di riferimento certo e, possibilmente, un clima di lavoro e di collaborazione fra tutti i livelli istituzionali, indispensabile per fare dell’Ilva di Taranto uno degli stabilimenti più rispettosi dell’ambiente d’Europa» ha concluso Bondi.

Per ora nessuna dichiarazione ufficiale da parte del ministero dell’Ambiente mentre il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato tende a gettare acqua sul fuoco: «Questa mattina ho parlato con Bondi per ribadire un principio fondamentale: in testa a tutte le nostre preoccupazioni c’è la salute dei cittadini di Taranto. Questa è la priorità e viene prima di tutto il resto. In Bondi – ha aggiunto il ministro – ho trovato una assoluta disponibilità. Anche lui ha questo stesso atteggiamento. Noi operiamo a Taranto con in testa l’obiettivo di salvaguardare la salute dei lavoratori e dei cittadini».

Di tono e giudizio completamente diverso Legambiente che chiede le dimissioni del commissario: «Il conflitto di interessi da noi paventato è esploso prima ancora che la struttura commissariale uscisse dalla culla – ha sottolineato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale dell’associazione ambientalista – Se il commissario Bondi non ha la sensibilità per dimettersi, il governo deve immediatamente revocargli la nomina. Con quella frase Bondi ha offeso l’intelligenza degli italiani. Cosa direbbe allora di Marghera, Priolo, Brindisi? Tutti porti con contrabbando di sigarette? Si dimetta almeno per rispetto delle vittime del siderurgico».