Male Lucca e Prato. PM10 da record

Pessimo record: a Firenze i più alti livelli italiani di biossido di azoto

Mal'Aria in Toscana. Scatta il green Flash Mob: «Restituiteci aria pulita!»

[11 febbraio 2014]

 

Al grido di “Restituiteci aria pulita!” una ventina di attivisti, con a capo il presidente regionale di Legambiente Fausto Ferruzza, in tuta gialla e mascherina con in mano cartelloni e striscioni hanno dato vita in piazza Indipendenza (angolo via XXVII Aprile), a Firenze, ad un green flash mob, un’azione simbolica contro le polveri sottili e l’inquinamento atmosferico.

Il problema non è solo nel capoluogo toscano, ma un po’ in tutta la regione: «A far scattare l’emergenza smog durante i mesi invernali sono sempre le polveri fini, ovvero il PM10 e il PM2,5», spiegano i legambientini. Secondo la classifica “PM10 ti tengo d’occhio”, che prende come riferimento la centralina che ha registrato il maggior numero di superamenti nel corso dell’anno, «Anche nel 2013 sono stati tre i capoluoghi di provincia toscani (Firenze, Lucca e Prato) che hanno maggiormente superato il bonus di 35 giorni previsti per legge (cit. DL 155/2010: limite giornaliero di protezione per la salute umana del PM10 di 50 µg/m3)  (dati disponibili e diffusi sui siti delle Arpa Regionali).

Ferruzza sottolinea: «Anche se i dati toscani sono un po’ migliori dell’anno scorso, in valore assoluto sono ancora preoccupanti e ci obbligano a monitorare seriamente la situazione. Le amministrazioni, da parte loro, facciano la loro parte. Incentivando l’uso della mobilità dolce e potenziando il trasporto pubblico (specie tramviario, a Firenze ancora colpevolmente fermo alla linea 1!) – ancora, promuovendo l’innovazione tecnologica nel riscaldamento domestico».

A Firenze si registra un lieve miglioramento: nella classifica nazionale dell’annuale Rapporto Mal’Aria di Legambiente, scende di 6 posizioni piazzandosi al 29° posto, con la centralina di Ponte alle Mosse con 46 giorni di superamento, 22 giorni di sforamento in meno rispetto al 2012. Ma non  va bene neppure per la centralina di Firenze Gramsci, con 36 giorni di sforamento, per questo Firenze si conferma la città toscana con più giorni di superamento del limite consentito dalla legge.

Secondo i dati del Cigno Verde, nel resto della Toscana «Migliora di una posizione, rispetto all’anno precedente, anche Lucca (centralina Micheletto) con 41 giorni di sforamento, 13 in meno rispetto all’anno precedente, e si colloca al 32° posto della classifica nazionale. Sopra la soglia consentita anche Prato (centralina di via Ferrucci) con 37 giorni di superamento, 15 in più rispetto al 2012,sale in negativo nella classifica nazionale (34°)». A Prato c’è qualcosa che non funziona: la centralina di via Roma (angolo con via Zarini) ha superato 32 volte il limite giornaliero (50 microgrammi al m3), mentre la centralina di via Soffici alle Fontanelle è stata dismessa dalla Regione nel 2010 per motivi di risparmio. Legambiente evidenzia che «A Prato non esiste una centralina di fondo ed i dati di riferimento sono quelli della centralina di Montale (PT) zona Prato – Pistoia che con i suoi 47 giorni di superamenti presenta una situazione ancora peggiore. Nel 2010, inoltre, una delibera regionale ha tolto Prato dalle città a rischio “crisi ambientale”, sottraendola dunque agli stessi obblighi di legge previsti per Firenze e dichiarandola più vicina alla situazione pistoiese». Invece, Legambiente chiede che Prato «Sia reinserita nei comuni con situazioni di rischio superamento dei valori limite e delle soglie di allarme per poter ottenere risorse economiche al fine di ridurre il rischio».

Se i dati delle città toscane del 2013 sono stati decisamente sconfortanti, il 2014 forse si apre anche peggio: «Dal sito Arpat – dicono gli ambientalisti – emerge che nei primi giorni del 2014 e precisamente aggiornati al 3 febbraio 2014 siano già numerose le giornate di superamento in quasi tutte le centraline delle città capoluogo toscane. Nella centralina di Firenze (Ponte alle Mosse) si sono già registrati 3 giorni di superamento, 4 in quella di via Gramsci, a Prato (via Roma) 9 giorni di sforamento e 10 nella centralina Prato (Ferrucci), 4 a Pisa (Borghetto), 6 a Pisa (Passi), 6 a Pistoia nella centralina di via Signorelli e 9 nella centralina di Pistoia Montale».

Un quadro pesantemente critico già emerso a dicembre quando, tra il 4 il 12, quindi per ben 8 giorni consecutivi si sono sforati i limiti di Pm10 consentiti dalla legge. Le centraline Arpat registrano quello che Lgambiente definisce «Un inquinamento assolutamente abnorme per concentrazioni di polveri sottili anche nelle cosidette centraline “di fondo” come Boboli, Bassi e Scandicci. Complici anche le condizioni meteo (nebbia, alta pressione, assenza di vento) i numeri evidenziati sono stati davvero allarmanti. La prima centralina a segnalare il pericolo da PM10 è stata quella di Ponte alle Mosse (che gli costa il nominativo di maglia nera e più inquinata della Toscana), costantemente oltre i limiti, dove martedì 10 dicembre sono stati sforati 118 µg/m3 (oltre il doppio consentito dalla legge). Ma persino nella verde centralina di Boboli le cose non vanno meglio dove, il 10 dicembre, si sono raggiunti 76 µg/m3 e in quella di Scandicci si sono sforati 116 µg/mil 12 dicembre».

Insieme  al particolato fine e all’ozono, uno tra i maggiori problemi è costituito dal biossido di azoto (NO2), le cui emissioni, derivanti dai processi di combustione e dal traffico automobilistico e dal riscaldamento domestico, negli ultimi anni non hanno registrato il calo che ha caratterizzato altre emissioni inquinanti. Secondo Ecosistema Urbano XX edizione 2013 (dati 2012), «La media dei valori medi annuali, registrati dalle centraline urbane sul territorio comunale, dimostrano come Firenze piazzandosi al 1° posto nazionale (59,7 µg/m), in negativo, non è riuscita a rispettare i limiti superando quello indicato dalla legge con un valore medio di 40 μg/m3. Le altre città toscane, per la maggior parte, si trovano a metà classifica».

Nei mesi estivi a preoccupare di più sono i livelli di ozono un composto la cui presenza nelle porzioni più basse (la troposfera) non è di origine naturale ed è dannosa per la salute. Legambiente ricorda che «I limiti previsti dalla normativa (D.Lgs. 155 del 2010) per le emissioni di ozono troposferico (O3) che consentono un massimo di 25 giorni di superamento della soglia giornaliera pari a 120 µg/m3 mediata su otto ore consecutive. In Toscana, i limiti, sono stati superati da città come Firenze (24° nella classifica nazionale) rispettivamente con 59 giorni di superamento, Arezzo (26°) con 56, Grosseto (43°) con 41, Livorno (45°) e Lucca (46°) con rispettivamente 35 e 34 giorni di superamento.

Come si vede dati preoccupanti, visto che già nel 2010 lo studio Healt and Environment in Europe: Progress Assessment 2010 rivelava che le morti infantili legate alle malattie respiratorie, anche se in calo, corrispondono ancora al 12% del totale e che c’è una nuova visione ormai acquisita sugli impatti delle polveri sottili (PM10 e PM2.5) relativamente alle malattie cardiovascolari. Studi più recenti indicano nell’inquinamento dell’aria la maggior causa di ricoveri, malattie e morti per problemi respiratori. Il particolato fine riduce le aspettative di vita di circa 9 mesi e che è la causa dell’insorgere di nuove malattie respiratorie. Ad oggi l’asma è una delle malattie croniche più comuni nei bambini, specialmente nelle aree urbane. Secondo i ricercatori, se si riducessero le concentrazioni di polveri sottili fino a 20 µg/m3 si ridurrebbero i casi sanitari del 7% e si ridurrebbe la mortalità del 15%. Se venissero attuate le indicazioni previste dalle norme in vigore attualmente si stima che le emissioni delle polveri sottili verrebbero ridotte del 50% e si ridurrebbero di 500 mila unità le morti legati ai processi di inquinamento».