Razzismo e petrolio: i neri non si ammalano per inquinamento, sono predisposti

I petrolieri Usa usano l'eugenetica per screditare uno studio scientifico

[23 novembre 2017]

Qualche giorno fa National association for the advancement of coloured people (Naacp), Clean air task Force  e National medical association (Nma) hanno pubblicato lo studio studio “Fumes Across the Fence-Line: The Health Impacts of Air Pollution from Oil & Gas Facilities on African American Communities” dal quale emerge che oltre un milione di afroamericani vivono a mezzo miglio di pozzi e impianti petroliferi e gasieri e che altri 6,7 milioni vivono nelle contee dove ci sono le raffinerie e denunciano che questi ambienti  tossici stanno facendo ammalare milioni di afroamericani che vivono nelle loro immediate vicinanze.

Il rapporto afferma che «Molte comunità afroamericane affrontano un rischio elevato di cancro a causa delle emissioni di aria tossica derivanti dallo sviluppo del gas naturale. L’aria in molte comunità afroamericane viola gli standard di qualità dell’aria per lo smog da ozono. Nelle comunità afro-americane i tassi di asma sono relativamente alti. Inoltre, a causa dell’aumento dell’ozono dovuto alle emissioni di gas naturale durante la stagione estiva dell’ozono, i bambini afroamericani sono gravati da 138.000 attacchi di asma e da 101.000 giorni di scuola persi ogni anno».

Di fronte a questi dati, l’American petroleum institute (Api) non ha trovato di meglio che esprimere oscure critiche al rapporto ritirando fuori argomentazioni screditate e razziste secondo le quali potrebbe essere la “genetica” e non l’inquinamento da idrocarburi la causa della cattiva salute delle comunità nere rispetto a quelle bianche che vivono più lontane dagli impianti petroliferi e gasieri.

Uni Blake, un consulente scientifico per gli affari regolamentari e scientifici dell’Api, ha difeso così su Energy Tomorrow, una pubblicazione online dell’ l’American petroleum institute, l’industria dei combustibili fossili: «Ho letto un articolo della Naacp pubblicato questa settimana che accusa il gas naturale e l’industria petrolifera delle emissioni che gravano in modo sproporzionato sulle comunità afroamericane. Come scienziato, la mia osservazione generale è che il documento non riesce a dimostrare una relazione causale tra l’attività del gas naturale e le disparità per la salute, segnalate o previste, all’interno della comunità afro-americana».

Quindi, se le comunità nere e ispaniche che vivono vicino agli impianti di petrolio e gas si ammalano più di quelle bianche che vivono più lontane, cosa potrebbe causare i risultati sproporzionati che vengono fuori dallo studio? La risposta di Blake è sorprendente: avrebbe potuto farli ammalare qualcosa che è nei geni delle persone di colore. «Piuttosto, la ricerca accademica attribuisce quelle disparità di salute ad altri fattori che non hanno nulla a che fare con le operazioni di gas naturale e petrolio – come la genetica, gli allergeni indoor e l’accesso iniquo alle cure preventive», ha scritto su Energy Tomorrow.

Per corroborare le sue tesi che sembrano venire da un lontano passato di croci uncinate e leggi razziali, Blake ha citato un rapporto del 2005 dell’Athhma and Allergy Foundation e del National Pharmaceutical Council che sosterrebbe le sue stesse teorie genetiche, ma in realtà quel rapporto “Ethnic Disparities in the Burden and Treatment of Asthma”, sostiene che la genetica svolge un ruolo molto minore e subordinato rispetto ai fattori ambientali nella prevalenza dell’asma tra le popolazioni afro-americane e quelle latinoamericane negli Stati Uniti. Infatti, il rapporto afferma che  «Le indagini sulle famiglie hanno identificato una storia materna o un’altra storia familiare di asma come un fattore di rischio principale per l’asma infantile, evidenziando la componente ereditaria della morbilità asmatica … Sembra ragionevole ipotizzare che il maggior carico di asma tra le popolazioni statunitensi con una significativa discendenza africana (in particolare, le popolazioni nere e portoricane) … sia in qualche modo legato ai geni africani – o ad una combinazione di geni africani ed europei. Tuttavia, la maggior parte delle prove fino ad oggi sembra indicare che la spiegazione si trova altrove, nelle disparità socioeconomiche e ambientali, nelle differenze comportamentali o culturali e nell’accesso all’assistenza sanitaria di routine».

In altre parole, anche la “ricerca accademica” che Blake ha citato contraddice la sua ipotesi e indica il degrado ambientale causato dall’industria petrolifera e gasiera come il probabile principale colpevole nel far ammalare afroamericani e latinoamericani.

Su ThinkProgress Sam Fulwood III scrive che i dirigenti dell’Api, Blake compreso, si sono rifiutati di rispondere su questa imbarazzante presa di posizione e fa notare che «L’idea che le differenze genetiche spieghino i diversi risultati sanitari tra gruppi etnici e razziali è un’idea vecchia e razzista che affonda le sue radici nel nefasto movimento dell’eugenismo tra fine XIX e inizio XX secolo, quando i suprematisti bianchi sostenevano la sterilizzazione forzata degli esseri umani – spesso persone di colore – ritenuti “mentalmente inferiori” o “non adatti a propagarsi”». Insomma, pur di scaricarsi di dosso colpe più che evidenti, i petrolieri statunitensi sono tuffati nello sporco e mefitico fiume del razzismo ottocentesco e del nazismo e fascismo novecenteschi e hanno scoperto di essersi ricoperti di una sostanza non proprio profumata.

Robert Bullard, professore di pianificazione urbana e politica ambientale alla Texas Southern University di Houston, si è detto indignato per le argomentazioni utilizzate dall’Api definendole «Un insulto all’intelligenza  non solo degli afroamericani ma all’intelligenza di tutti gli americani in grado di capire».

Bullard, che è noto come il padre del movimento per la giustizia ambientale, ha ricordato che «Altri grossi interessi economici hanno tentato senza successo di utilizzare lo stesso argomento. Le persone [dell’industria del petrolio e del gas] che hanno risposto allo studio stanno fondamentalmente utilizzando la stessa argomentazione [dell’industria del tabacco] che la colpa non è delle sostanze chimiche e del petrolio e del gas, ma è delle persone, il cui comportamento porta in qualche modo alle disparità di salute. Sta incolpando gli individui che vivono vicino a questi impianti e assolvono le imprese da qualsiasi tipo di responsabilità».

Medici ed esperti hanno condannato il tentativo dell’Api di rilanciare idee a lungo screditate. «Al di là e al di là degli altri fattori, le operazioni petrolifere e gasiere nelle comunità causano un ulteriore livello di rischio – ha detto Jacqueline Patterson, direttrice del programma di giustizia ambientale e climatica della Naacp . Anche altre persone che vivono in quelle comunità hanno anche quelle condizioni di salute che derivano da quelle esposizioni. Ciò ridurrebbe il ruolo della “genetica”». Insomma, non sono i geni: i bianchi che vivono nelle comunità vicine a impianti inquinanti e pericolosi per l’ambiente hanno le stesse probabilità dei neri di ammalarsi di asma, cancro e altri disturbi.

Leslie Fleishchman, una delle autrici dello studio e analista della Clean air task force, conclude: «I dati del nostro rapporto esaminano il rischio di cancro e gli impatti sulla salute dello smog dei ozono nella popolazione e quindi, se quella popolazione è più vulnerabile a causa di questi fattori, è ancora più importante affrontare i fattori aggravanti che sono facilmente evitabili come il controllo delle emissioni non necessarie dagli impianti di petrolio e gas».