Pfas, un’emergenza nazionale sottovalutata. Legambiente: «Acqua bene primario, chi inquina paghi»

Bene l’impegno ad abbassare i limiti. Bonifiche e nuovi allacci per eliminare Pfas

[27 settembre 2017]

Legambiente ha accolto con favore la posizione assunta dal Presidente della Regione Veneto Luca Zaia che ha preso l’impegno di abbassare i limiti sulle sostanze perfluoroalchimiche nelle acque, accogliendo la richiesta di oltre 15.000 cittadini che hanno firmato la petizione promossa da Legambiente e dal Coordinamento acque libere da Pfas che – ricorda l’associazione ambientalista –  «chiede dal 2015 acque libere da queste sostanze inquinante».

Il direttore generale di Legambiente, Stefano Ciafani, ha sottolineato che «L’emergenza dei Pfas in Veneto è un problema nazionale e rischia di diventare uno dei più grandi disastri ambientali che coinvolge le acque potabili, di falda e superficiali. La richiesta di stato di emergenza e la nomina di un commissario devono essere finalizzate per invertire la rotta e affrontare in maniera concreta tutti i problemi legati all’emergenza e al risanamento della falda. Sul fronte giudiziario, a distanza di oltre 2 anni dal primo esposto presentato da Legambiente alla Procura di Vicenza, ancora non arrivano segnali concreti. Nonostante le accuse siano rafforzate e confermate anche dall’ultima relazione dei Noe di Treviso resa nota lo scorso giugno, che ha fatto riaprire anche l’indagine sui Pfas in Veneto della Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo illegale rifiuti, ad oggi ancora non si applica la legge sugli ecoreati che prevede, tra l’altro, fino a 15 anni di reclusione, la confisca dei beni degli inquinatori e la responsabilità giuridica delle aziende. L’acqua è un bene primario: chi ha inquinato paghi».

Il presidente del Veneto Luca Zaia  ha reso noto che,  con una lettera  inviata il 19 settembre ,(il giorno dopo la nota del Dipartimento prevenzione del ministero della salute che respingeva la richiesta della Regione Veneto di fissare limiti nazionali per l’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche) al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e ai ministri della salute Beatrice Lorenzin e dell’ambiente Gianluca Galletti «ha chiesto formalmente la deliberazione dello Stato di Emergenza, con poteri che implicano la gestione della situazione in forma commissariale, ha ribadito la richiesta di riduzione dei limiti a livello nazionale, e ha chiesto lo sblocco dei fondi statali (80 milioni) necessari alla realizzazione di nuovi acquedotti che permettano di portare acqua di buona qualità nelle zone colpite».

Il documento è stato  reso noto ieri da Zaia, «dopo la decisione assunta, in totale autonomia, di ridurre i limiti di presenza dei Pfas nelle acque potabili del Veneto» e nella lettera, il presidente del Veneto fa riferimento al «“Documento di Sintesi Settembre 2016 – Giugno/Settembre 2017” sulla “Contaminazione da Sostanze Perfluoro Alchiliche”, dal quale risulta di tutta evidenza “che la situazione che si è delineata dai dati recentemente acquisiti, può essere affrontata solo con mezzi e poteri straordinari”».

Zia il 25 settemvbre aveva annunciato che «Il Veneto ha deciso di applicare i limiti più drastici esistenti al mondo rispetto all’inquinamento dell’acqua potabile da sostanze perfluoro-alchiliche. Non l’ha voluto fare il Governo a livello nazionale, scrivendoci che in Italia in problema esiste solo da noi, dicendo fino a ieri che li dovevamo fissare noi, e ieri che si aspetta una fissazione europea. Un balletto incredibile, al quale poniamo fine per conto nostro, guardando esclusivamente alla salute della popolazione e ai suoi timori. Non siamo in cerca della rissa, ma della soluzione migliore per i cittadini»

Il Cigno Verde ricorda che «L’area coinvolta dall’inquinamento da Pfs, comprende 79 Comuni tra le province di Vicenza Padova e Verona e circa 350mila cittadini. L’azienda Miteni è indicata dai documenti di ArpaV e dalla relazione del NOE come principale responsabile di inquinamento della falda. Ad oggi sono ben 15.000 i cittadini del Veneto che, con Legambiente e Coordinamento acque libere da Pfs, chiedono limiti più stringenti, nuovi allacci degli acquedotti (ad oggi stanziati 80 milioni di euro su cui però continua un rimpallo tra istituzioni e non partono gli interventi) per eliminare la presenza dei Pfas delle acque potabili e un programma di bonifica del territorio».

Il presidente di Legambiente Veneto, Luigi Lazzaro, è preoccupato per il continuo rimpallo delle responsabilità tra istituzioni sulla gestione dei fondi per gli interventi sugli acquedotti e sulla bonifica della falda e conclude: «L’applicazione di limiti, anche se i più bassi al mondo, non risolverà purtroppo il problema sanitario e dell’inquinamento ambientale. E’ urgente mettere in sicurezza la rete acquedottistica con nuove prese non inquinate ed attuare subito un programma di bonifica dell’area contaminata che metta in sicurezza la falda acquifera e le acque superficiali. Questo continua scarica barile rallenta la messa in sicurezza del territorio e gli interventi strutturali per la salute futura degli abitanti della zona rossa e non solo. Riteniamo, pertanto, sia necessario l’intervento del governo con la nomina di un commissario straordinario per la gestione dell’emergenza Pfas. Ricordo che non è stato reso ancora noto alcun risultato del monitoraggio sulle matrici alimentari dopo l’allarmante risultato dei campioni del 2015»