Pisa: diserbanti in centro, ma l’alternativa green sarebbe a portata di mano

[7 maggio 2014]

È cominciata lunedì sera a Pisa la “sperimentazione” promossa dall’ufficio ambiente per il decoro urbano, che prevede il trattamento tramite diserbanti per eliminare le erbe infestanti. Un’operazione che è partita nei quartieri di San Francesco e Santa Maria, per poi proseguire in San Martino e Sant’Antonio.

Due squadre di Avr, il global service cittadino per la pulizia stradale, percorreranno le vie del centro storico maggiormente colpite dal fenomeno delle erbe infestanti, nelle quattro serate da lunedì a giovedì, per applicare il prodotto, chiamato Glifene Hp, un diserbante non selettivo.

Sull’efficacia del mezzo e sull’opportunità di utilizzare prodotti chimici al posto di altri metodi sono sorti dubbi, a partire dai residenti della zona che ieri mattina hanno trovato dei cartelli molto vaghi in cui si avvisava del trattamento in corso, collocati su punti del marciapiede senza che fosse chiaro l’inizio e la fine della zona trattata.

Laura Pochini, residente nei pressi di piazza Santa Caterina, si è domandata: “Abbiamo degli animali e nel marciapiede coinvolto dal trattamento ci sono delle finestre di un appartamento al piano terra. Che rischi corrono i residenti? E che dire della colonia felina che vive dietro il centro polivalente di San Zeno? Avremmo gradito un avviso più chiaro, con orari e indicazioni di comportamento. Ma in generale, avremmo preferito l’utilizzo di altri strumenti, non chimici”.

Che si debba avvisare la popolazione lo ha confermato anche il funzionario dell’ufficio Igiene Pubblica dell’Asl: “Noi abbiamo rilasciato un nulla osta con delle prescrizioni. Tra queste c’era l’obbligo di apporre adeguata cartellonistica con gli accorgimenti da prendere: tenere chiuse le finestre, togliere le ciotole per gli animali, tenere gli animali in casa e togliere i panni stesi fuori”, spiega.

Sulle mancate indicazioni nei cartelli e sulle alternative al mezzo chimico abbiamo quindi chiesto spiegazioni al Comune di Pisa e a Pisamo, che si occupa della manutenzione del verde urbano. E se Roberto Papini dell’Ufficio Ambiente del Comune dice che “non ci sono rischi per la salute”, a predisporre adeguata cartellonistica avrebbe dovuto essere la AVR, che esegue materialmente il trattamento, su indicazione del Comune e di Pisamo. Il quale però ricorda di aver solo eseguito una volontà dell’amministrazione: “L’ufficio ambiente ci ha chiesto di fare la sperimentazione”, dice Gabriele Bandoni, tecnico di Pisamo. “Ci siamo domandati come esporre dei cartelli senza creare allarmi, per questo sono stati realizzati dei fogli semplici con poche indicazioni. A questo punto – aggiunge – valuteremo l’opportunità di essere più espliciti nella segnalazione dell’intervento”.

Intanto però, di possibili alternative all’uso di diserbanti chimici, non se n’è nemmeno parlato: “Non sono state valutate altre alternative”, dice ancora Papini. “Ci è stato proposto questo e d’accordo con l’Asl abbiamo deciso di procedere così”. Che però di alternative ce ne siano, e a minor impatto ambientale, è una cosa che il Comune dovrebbe saper bene, visto che negli anni passati è stato partner di un lungo progetto di ricerca del Centro Avanzi dell’Università di Pisa, sfociato in un libro intitolato “La gestione fisica della flora spontanea in area urbana”.

A curarlo il prof. Andrea Peruzzi del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, esperto in materia e attivo promotore di metodi meno invasivi e più efficaci per la lotta alle erbe infestanti.

Il quale con rammarico commenta negativamente la scelta di utilizzare diserbanti: «Non sono necessari, anzi, a fronte di alternative meno inquinanti, queste appaiono come scelte piuttosto criminali», dice senza mezzi termini.

«Abbiamo lavorato due anni su un progetto di ricerca finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, con interventi anche nel Comune di Livorno, utilizzando la tecnica del pirodiserbo», spiega. «Si tratta di macchine che abbiamo ideato, progettato e costruito, che consentono di eliminare le piante infestanti con una fiamma libera, che oltre a non inquinare è più efficace sul lungo periodo. Con questo progetto abbiamo anche vinto un bando europeo tramite la Regione Toscana, che finanzia l’industrializzazione e la commercializzazione di queste macchine, proprio perché è stato riconosciuto il valore etico di questi risultati».

Si tratta di un metodo utilizzato nei paesi scandinavi, in Svizzera, in Germania, in Olanda, “è il più economico e funziona”, dice ancora Peruzzi. “Soprattutto dal punto di vista della tutela della salute di persone e animali, perché in città dopo i trattamenti si creano delle gocce di diametro piccolo che evaporano e vengono poi respirate. Inoltre il suolo urbano è privo di quella flora batterica che su terreno agricolo, ad esempio, permette una degradazione naturale e più rapida della sostanza. In città finisce tutto nelle acque, e se piove dopo qualche ora dal trattamento, questo diventa inutile”.

Ma la “sperimentazione”, termine tra l’altro singolare visto che si riferisce ad un diserbante conosciuto e ampiamente commercializzato, procederà, anche perché, secondo Pisamo “presenta gli stessi costi del trattamento meccanico”. Sempre che una sana volontà di innovazione e di maggiore sensibilità ambientale non faccia cambiare le carte in tavola: le competenze accademiche e scientifiche sul territorio certo non mancherebbero.

Cinzia Colosimo gentilmente concesso da PaginaQ

*Dalla prefazione del libro “La gestione fisica della flora spontanea in area urbana”, Felici editore 2009.