Nel progetto Mapec Life protagonista il dipartimento di Biologia dell’ateneo pisano

A Pisa lo studio per monitorare gli effetti dell’inquinamento atmosferico sui bambini

[12 marzo 2014]

Il progetto “Monitoring air pollution effects on children for supporting Public Health Policy” (Mapec Life) punta a monitorare gli effetti dell’inquinamento atmosferico sui bambini come strumento di supporto alle politiche di sanità pubblica. Si tratta di un progetto Life triennale che coinvolge il dipartimento di Biologia dell’università di Pisa e che svilupperà insieme alle scuole ausili didattici sui temi dell’inquinamento e sugli stili di vita sani, in collaborazione con la Società della Salute, il Comune di Pisa e l’Asl 5.

I dettagli scientifici dello studio sono stati presentati oggi al rettorato dell’università pisana da Roberto Lorenzi, direttore del dipartimento di Biologia, e Annalaura Carducci, docente responsabile dell’Unità di ricerca dell’Ateneo pisano. Nell’occasione sono intervenuti anche Maria Luisa Chiofalo, ’assessore comunale alle politiche socioeducative e scolastiche, Maria Cristina Felline, della Società della Salute, ed  Emanuela De Franco, del Dipartimento di Prevenzione Asl 5.

Mapec Life  è stato approvato nel 2013 dalla Commissione Europea e finanziato dal programma Life+, è coordinato dall’Università di Brescia e coinvolge anche le università di Lecce, Perugia, Torino. L’università pisana è responsabile delle attività di dissemination e spiega che «La ricerca permetterà di approfondire le conoscenze scientifiche sugli eventuali e potenziali rischi per la salute della popolazione a causa dell’esposizione quotidiana agli inquinanti, e di valutare il possibile ruolo protettivo, o viceversa aggravante, di altri fattori nei confronti del danno biologico da inquinanti atmosferici nei bambini».

Mapec Life  interesserà 1.000 bambini, 200 per ogni città (Brescia, Lecce, Perugia, Pisa e Torino) caratterizzate da diversi livelli di inquinamento dell’aria, sia in inverno che in estate. All’ateneo pisano spiegano che «per ogni bambino verrà raccolto un campione biologico (cellule della mucosa orale) e tutti i dati di interesse per la ricerca mediante un questionario compilato dai genitori. La ricerca, infatti, ha l’obiettivo principale di valutare l’associazione tra la concentrazione di alcuni inquinanti atmosferici quali particolato fine (PM10 e PM 0.5), ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), nitroIPA e altri, e alcuni marcatori di effetto biologico precoce, attraverso test specifici di laboratorio che rilevano la presenza di eventuali danni al DNA nelle cellule della mucosa della bocca di bambini di 6-8 anni di età. Tali danni, del tutto reversibili, si producono anche spontaneamente, in assenza di esposizione a fattori nocivi e vengono continuamente riparati. La loro presenza, quindi è poco significativa per il singolo bambino e non implica un rischio di sviluppare malattie, ma la frequenza di questi effetti nell’intera popolazione è un segnale di quanto essa sia esposta ad un possibile danno e potrebbe essere predittiva dell’insorgenza di patologie croniche in età adulta».

La professoressa Carducci evidenzia: «Se questi indicatori di effetto biologico mostreranno una buona associazione con i parametri di inquinamento atmosferico, essi potranno essere proposti quali test rapidi, di semplice esecuzione e di costo contenuto, per la valutazione e il monitoraggio di specifiche situazioni ambientali e dell’impatto di interventi atti a contrastare gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute».

Inoltre, le campagne nelle scuole per promuovere la partecipazione allo studio potranno anche essere utili occasioni di confronto con insegnanti, genitori e bambini per l’approfondimento dei problemi ambientali, non solo quelli riguardanti la qualità dell’aria. A Pusa sono certi che «questo condurrà alla produzione di ausili didattici, con giochi interattivi, sviluppati in stretta collaborazione con insegnanti ed esperti di educazione e promozione della salute. In questo studio inoltre si valuteranno non solo i diversi indicatori dell’inquinamento atmosferico ma anche altre possibili fonti di esposizione a inquinanti aerei come quelli presenti all’interno delle abitazioni, i fattori demografici e alcuni aspetti degli stili di vita, come l’alimentazione, che potrebbero influenzare gli effetti biologici. Infine lo studio permetterà di fornire informazioni utili per orientare interventi e scelte politiche intesi a proteggere la salute dei bambini dai possibili danni degli inquinanti atmosferici, sia a livello collettivo che individuale».