Qualità dell’aria: la Commissione deferisce l’Italia alla Corte europea

Sei Stati membri deferiti alla Corte per superamento dei limiti di inquinamento e per le emissioni delle auto

[17 maggio 2018]

La Commissione europea ha deferito alla Corte di giustizia sei Stati: Italia, Francia, Germania, Romania, Regno Unito  e  Ungheria «per il mancato rispetto dei valori limite per il biossido di azoto (NO2), e per aver omesso di prendere le misure appropriate per ridurre al minimo i periodi di superamento. L’Italia, insieme a Ungheria e Romania  è stata deferita alla Corte di giustizia «per via dei livelli costantemente elevati di particolato (PM10). I limiti stabiliti dalla legislazione dell’Ue sulla qualità dell’aria ambiente (direttiva 2008/50/CE) dovevano essere raggiunti rispettivamente nel 2010 e nel 2005».

In Italia, si legge in una nota dell’Ue, «In 28 zone di qualità dell’aria, comprese le regioni Lazio, Lombardia, Piemonte e Veneto, i valori limite giornalieri sono stati costantemente superati, arrivando nel 2016 fino a 89 giorni». Nel briefingWhy air quality is about to land EU countries in court” l’Ong Transport & Environment sottolinea che «secondo le stime dell’Agenzia europea dell’ambiente, ogni anno l’inquinamento da polveri sottili provoca nel paese più di 66 000 morti premature, rendendo l’Italia lo Stato membro più colpito in termini di mortalità connessa al particolato. Secondo un recente rapporto dell’Oms, la maggior parte delle maggiori città italiane mostra dei valori di PM2,5 superiori al valore medio annuo di 10 μg/m3 previsto dall’Oms) e se l’Italia rispettasse la Direttiva Ue 50/2008 potrebbe ridurre la mortalità attribuibile ai PM2,5 di circa il 20% (30% nelle aree urbane) rispetto alla situazione del 2005».

La decisione di oggi fa seguito a un parere motivato inviato all’Italia nell’aprile 2017, e la Commissione sottolinea che «in tutti i casi di superamento dei valori limite stabiliti dalla normativa dell’UE sulla qualità dell’aria ambiente (direttiva 2008/50/CE), gli Stati membri sono tenuti ad adottare piani per la qualità dell’aria e a garantire che tali piani stabiliscano misure appropriate affinché il periodo di superamento sia il più breve possibile. In linea con il principio di sussidiarietà, la normativa dell’Ue lascia agli Stati membri la scelta dei mezzi da utilizzare per il rispetto dei valori limite».

La Commissione Ue ricorda che questa iniziativa fa seguito a un vertice ministeriale sulla qualità dell’aria, convocato dal Commissario all’ambiente Karmenu Vella il 30 gennaio 2018, «come ultimo sforzo per trovare soluzioni atte a contrastare il grave problema dell’inquinamento atmosferico in 9 Stati membri. I 6 Stati membri in questione non hanno presentato misure credibili, efficaci e tempestive per ridurre l’inquinamento entro i limiti concordati e quanto prima possibile, come richiesto dalla normativa dell’Ue. La Commissione ha pertanto deciso di procedere con un’azione legale».

Repubblica ceca, la Slovacchia e Spagna stanno invece attuando o prevedono misure che «sembrano essere in grado di affrontare in modo adeguato le carenze individuate, se correttamente attuate».

Vella ha dichiarato che «la decisione di deferire degli Stati membri alla Corte di giustizia dell’UE è stata adottata in nome degli europei. Abbiamo detto che questa è una Commissione che protegge. La nostra decisione dà seguito a questa affermazione. Gli Stati membri deferiti oggi alla Corte hanno ricevuto nell’ultimo decennio un numero sufficiente di ‘ultime possibilità’ per migliorare la situazione. Sono convinto che la decisione di oggi porterà a miglioramenti per i cittadini in tempi molto più rapidi. Ma l’azione legale non risolverà di per sé il problema. È questo il motivo per cui stiamo definendo l’aiuto pratico con cui la Commissione può agevolare gli sforzi delle autorità nazionali volti a promuovere un’aria più pulita per le città e le metropoli europee».

Infatti, in una comunicazione intitolata “Un’Europa che protegge: aria pulita per tutti”, adottata oggi, la Commissione illustra le misure disponibili per aiutare gli Stati membri a contrastare l’inquinamento atmosferico. La Commissione, inoltre, sottolinea «la necessità di intensificare la cooperazione con gli Stati membri avviando nuovi “dialoghi sull’aria pulita” con le autorità competenti e utilizzando i finanziamenti dell’Ue per sostenere le misure volte a migliorare la qualità dell’aria».

La Commissione Ue ha annunciato che «sta prendendo ulteriori iniziative nell’ambito delle procedure di infrazione contro 4 Stati membri per aver violato le norme dell’Ue in materia di omologazione dei veicoli a motore», tra questi c’è nuovamente l’Italia che riceverà una lettera di costituzione in mora insieme a Germania, Lussemburgo e Regno Unito. La Commissione europea ricorda che «La legislazione dell’Ue in materia di omologazione impone agli Stati membri di disporre di sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive per scoraggiare i fabbricanti di automobili dal violare la legge. Laddove si verifichi una tale violazione, ad esempio tramite il ricorso ad impianti di manipolazione per ridurre l’efficacia dei sistemi di controllo delle emissioni, occorre mettere in atto misure correttive, quali i richiami, e applicare sanzioni (articoli 30 e 46 della direttiva 2007/46 e l’articolo 13 del regolamento n. 715/2007).

Nel maggio 2017 la Commissione Ue ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per «il mancato adempimento degli obblighi derivanti dalla normativa dell’Ue in materia di omologazione dei veicoli da parte di Fiat Chrysler Automobiles. Nel frattempo, l’Italia ha adottato misure correttive ordinando al gruppo Fiat Chrysler Automobiles di effettuare un richiamo obbligatorio nell’Unione europea. Oggi, nel quadro dell’attuale scambio, la Commissione richiede informazioni supplementari sulle concrete misure correttive adottate e le sanzioni applicate».

La commissaria Ue per il mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le PMI, Elżbieta Bieńkowska, commissaria, conclude: «Avremo successo nella lotta all’inquinamento atmosferico urbano solo se il settore automobilistico farà la sua parte. I veicoli a emissioni zero sono il futuro. Nel frattempo, rispettare la normativa sulle emissioni è un dovereI costruttori che continuano a violare la legge dovranno sopportare le conseguenze del loro comportamento illecito».