Realacci: Una drammatica conferma dell’impatto sulla salute dell’inquinamento

Qualità dell’aria e salute: il Parlamento europeo vota limiti più stringenti per gli inquinanti

Con la nuova Direttva Ue -50% di morti premature da inquinamento atmosferico, «il più grande pericolo per la salute ambientale in Europa»

[23 novembre 2016]

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Secondo il nuovo Air quality in Europe — 2016 report dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) «l’inquinamento atmosferico ha un impatto significativo sulla salute dei cittadini europei, in particolare nelle aree urbane. Mentre la qualità dell’aria sta lentamente migliorando, l’inquinamento atmosferico rimane il più grande pericolo per la salute ambientale in Europa, con una conseguente minore qualità della vita a causa di malattie e una stima di 467.000 morti premature ogni anno».

È da questi dati che il Parlamento europeo è partito per  imporre limiti più bassi ai principali inquinanti atmosferici. Gli europarlamentari ricordano che «la nuova direttiva, già informalmente concordata con i governi nazionali, ha l’obiettivo di abbassare la quantità di elementi inquinanti nell’atmosfera sotto i livelli del 2005, entro il 2030».

La relatrice, la britannica Julie Girling del gruppo dei Conservatori e riformisti europei, ha evidenziato che «si tratta di un emergenza sanitaria importante e con le nuove regole vogliamo impegnarci tra il 2020 e il 2030 a migliorare i risultati in termine di salute del 50%. In pratica, 200mila persone in tutta Europa non dovranno più morire prematuramente per l’inquinamento atmosferico. È una sfida ambiziosa».

Dopo l’’accordo politico raggiunto a giugno con il Consiglio europeo, il Parlamento ha quindi votato formalmente la revisione della Direttiva sui limiti nazionali di emissioni (National emission ceilings – Nec) e ora spetta agli Stati membri ratificare la Direttiva entro la fine del 2016. La proposta legislativa stabilisce nuovi impegni nazionali di riduzione delle emissioni applicabili a partire dal 2020 e il 2030 per SO2, NOx, NMVOC, NH3, e PM2.5, il che aiuterà gli Stati membri a migliorare la qualità dell’aria.

Nel frattempo il rapporto Eea presenta una panoramica aggiornata e l’analisi della qualità dell’aria in Europa dal 2000 al 2014, basandosi su dati provenienti da stazioni di monitoraggio ufficiali in tutta Europa comprese le centraline di più di 400 città e sottolinea che «nel 2014, circa l’85% della popolazione urbana nell’Ue era esposta a particolato fine (PM2.5) a livelli ritenuti dannosi per la salute dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Il particolato può causare o aggravare malattie cardiovascolari, asma e cancro ai polmoni».

Il rapporto fornisce anche nuove stime sugli impatti sulla salute degli inquinanti atmosferici più nocivi: «Nel 2013, l’esposizione a PM2.5 è stato responsabile per circa 467000 morti premature in 41 Paesi europei. All’interno dell’Unione Europea, le morti premature hanno superato le 430000. Gli impatti stimati del biossido di azoto (NO2) e dell’esposizione all’ozono troposferico sono stati rispettivamente di circa 71000 e 17000 morti premature».

Il direttore esecutivo dell’Eea, Hans Bruyninckx, ha dichiarato che «la riduzione delle emissioni ha portato a miglioramenti nella qualità dell’aria in Europa, ma non abbastanza per evitare danni inaccettabili per la salute umana e l’ambiente. Dobbiamo affrontare le cause profonde dell’inquinamento atmosferico, il che richiede una trasformazione fondamentale e innovativa dei nostri sistemi di mobilità, dell’energia e dell’alimentazione. Questo processo di cambiamento richiede un intervento da parte di tutti noi, comprese le autorità pubbliche, le imprese, i cittadini e le comunità della ricerca».

Il rapporto Eea mette in evidenza che «la qualità dell’aria è comunque migliorata nel corso degli anni. La media annuale del PM10 è diminuita nel 75% dei siti monitorati durante il periodo 2000-2014. Allo stesso modo, tra il 2006 e il 2014,  le concentrazioni di PM2.5, in media, sono diminuite per tutti i tipi di siti (urbano, traffico, siti di fondo, etc.). Anche l’esposizione a livelli di PM superiori alle raccomandazioni sono diminuiti nel corso degli anni».

«Il rapporto Eea sulla qualità dell’aria – ha concluso il commissario europeo all’Ambinete, Karmenu Vella – ci ricorda che dobbiamo mantenere questo tema in cima all’agenda politica. La Commissione europea lo sta facendo e si impegna a garantire il miglioramento della qualità dell’aria. Un modo in cui possiamo farlo è quello di aiutare i diversi livelli di governo a lavorare meglio insieme. Se ci sono molti punti neri qualità dell’aria nelle città, allora è chiaro che i governi locali e regionali svolgono un ruolo centrale nella ricerca delle soluzioni». Lo stesso Vella si era augurato che il Parlamento europeo votasse gli impegni contenuti nella nuova direttiva sui  limiti nazionali di emissione: gli europarlamentari lo hanno fatto, ora è necessario mettere in atto quanto deciso.

Secondo Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente della Camera, «Dall’Agenzia europea per l’Ambiente, che oggi ha pubblicato il rapporto sulla Qualità dell’aria in Europa, arriva una drammatica conferma dell’impatto sulla salute dell’inquinamento. Motivo in più per avviare quelle politiche che lo riducono, che sono le stesse che contrastano anche i mutamenti climatici. Non si può che partire, infatti, dal risparmio energetico, dalle fonti rinnovabili, da un potenziamento del trasporto pubblico e dalla scommessa su mezzi più puliti, dalla riqualificazione nell’edilizia e dall’innovazione tecnologica. E’ un’economia a misura d’uomo, una green economy, che rappresenta anche una risposta alla crisi e produce buona occupazione».

Secondo Legambiente, la revisione della direttiva sui limiti delle emissioni nazionali  approvata dall’europarlamento  «Va nella giusta direzione, ma che è ancora lontana dagli obiettivi che consentirebbero di evitare morti, patologie e costi sanitari legati all’inquinamento atmosferico. Il disegno che è stato approvato oggi, infatti, consente ancora troppe deroghe agli stati membri, che potrebbero giustificare ulteriori ritardi nel raggiungimento degli obiettivi sulla riduzione delle emissioni nazionali al 2030».

Gli ambientalisti riportano il voto europeo alla situazione del nostro Paese: «In Italia, ad oggi diverse grandi città hanno già superato il limite di 35 giorni consentito dalla legge per il pm10. Purtroppo, il piano nazionale antismog varato dal ministero dell’Ambiente l’anno scorso non si è trasformato in misure concrete e incisive all’interno delle nostre città. Tutto questo a scapito dei cittadini: in Italia sono infatti circa 60mila all’anno le morti da polveri sottili. E i numeri sull’emergenza smog rischiamo di aumentare nei mesi invernali a venire. Eppure le cause dello smog sono note e le soluzioni ci sono. Occorre una volontà politica forte per metterle in campo. Uno dei nodi principali da affrontare è il trasporto a livello urbano ed extra urbano. Bisogna poi uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili, puntando su fonti energetiche rinnovabili; investire nella riqualificazione energetica degli edifici per ridurne i consumi e migliorarne l’efficienza e l’isolamento termico, garantendo così una riduzione nelle emissioni dagli impianti di riscaldamento domestici».

Il Cigno Verde fa anche un elenco delle città italiane che hanno superato il limite di 35 giorni per le polveri sottili (PM10) con i dati  aggiornati al 22 novembre: Torino 56 gg (Grassi), Frosinone 48 gg (Scalo); Milano 47 gg (Pascal); Mantova 45 gg (Tridolino); Padova 45 gg (Arcella); Venezia 45 gg (Tagliamento); Treviso 44 gg (strada S. Agnese); Vicenza 43 gg (Quartiere Italia).