Radon, un gas incolore e inodore è la seconda causa di tumore ai polmoni: come difendersi

Nel caso italiano l’esposizione al radon (fattore indoor) incide nel 10% dei casi di tumore del polmone

[29 ottobre 2018]

Il radon è un gas nobile radioattivo naturale, incolore, insapore e inodore ed è considerato la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo da sigaretta. Per questo il Consiglio nazionale dei geologi ha organizzato a Roma un convegno nazionale in grado di affrontare il tema: «Il cancro del polmone – spiega Nicola Rotolo, chirurgo del dipartimento di Medicina e chirurgia dell’Università degli Studi dell’Insubria – è la prima causa di morte per neoplasia nell’uomo: le stime registrano un’incidenza di tale malattia in Italia di circa 40.000 nuovi casi ogni anno (11% di tutte le diagnosi di tumore nella popolazione). Negli ultimi anni si è registrato un aumento di casi anche nelle donne fumatrici. Da questi numeri, si deduce come nel corso della vita, un uomo su dieci rischia di ammalarsi di cancro del polmone. La mortalità dovuta al cancro del polmone è molto alta: si registrano in Italia circa 35.000 decessi ogni anno, la sopravvivenza a 5 anni dei portatori di questa malattia è del 13%».

Se «il più importante fattore di rischio» per quanto riguarda il cancro al polmone è ormai conosciuto, trattandosi del «fumo di sigaretta», il secondo è abbondantemente meno noto al grande pubblico: come «ormai accertato da numerosi studi scientifici eseguiti su larga scala – continua il medico – è l’esposizione al radon (fattore indoor) che incide nel 10% dei casi di tumore del polmone. Studi epidemiologici confermano che il radon nelle abitazioni aumenta il rischio di cancro del polmone, incremento stimato in un range tra il 3% e il 14% (in relazione alla concentrazione media del radon nel luogo di esposizione). Inoltre si è osservato che il rischio di cancro di polmone nei soggetti esposti al radon aumenta esponenzialmente nei fumatori. La mortalità per cancro del polmone attribuito al radon in Italia è stimata essere intorno ai 5000 casi circa (3500 – 5000) su 35.000 morti per cancro del polmone. Un’arma importante, al momento, in mano agli operatori sanitari (chirurghi e oncologi) è la diagnosi precoce che ha lo scopo di diagnosticare la neoplasia in una fase asintomatica e le cure, chirurgiche ai primi stadi, permettono di ottenere una sopravvivenza a 5 anni al di sopra dell’80%».

Secondo le stime fornite da Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale, nel caso di esposizione al gas radon, il tumore al polmone «ha un’incidenza, in Italia, del 10% di tutti i tumori polmonari, con circa 3200 casi all’anno». Finora il problema dell’inquinamento indoor da radon nel nostro Paese è stato gestito da due figure professionali: i medici per l’aspetto sanitario, epidemiologico e i fisici per l’aspetto tecnico legato alle operazioni di misura. Ma anche i geologi possono offrire un contributo fattivo in termini di prevenzione.

«La geologia, scienza che studia la natura del sottosuolo, può contribuire in maniera fondamentale nella riduzione dei rischi causati da tale gas – argomenta Vincenzo Giovine, vicepresidente del Consiglio nazionale dei geologi – Uno studio geologico, condotto a livello territoriale basato sulla distribuzione litologica e stratigrafica dei terreni, permette di definire le aree a maggiore concentrazione di radon. Dalla conoscenza della distribuzione areale e delle concentrazioni è possibile procedere a una programmazione degli interventi utili a mitigare gli effetti dannosi di questo gas. A livello macroscopico, si può indirizzare l’espansione urbanistica verso aree a minor concentrazione e, quindi, a minor rischio, mentre a livello puntuale di singole abitazioni o fabbricati, dopo opportune misurazioni, si possono fornire informazioni che permettano di utilizzare i sistemi più idonei a ridurre e minimizzare la pericolosità del radon. In Italia, considerata la carente situazione a livello di estensione degli studi territoriali, occorre procedere a una mappatura completa del territorio nazionale al fine di completare il quadro delle conoscenze per poi operare, in modo mirato, a porre rimedio al problema».