Realacci e Bratti: smantellare e bonificare le piattaforme offshore inattive

Interrogazione dei due deputati PD dopo la diffida di Legambiente, Wwf e Greenpeace

[28 giugno 2016]

piattaforme

Le tre maggiori associazioni ambientaliste italiane, Legambiente, Wwf  e Greenpeace, hanno presentato una diffida ai ministeri dello sviluppo economico e dell’ambiente per chiedere lo smantellamento, a norma di legge delle piattaforme off-shore, la cui attività estrattiva sia esaurita prima dell’entrata in vigore della legge di Stabilità. Sulla questione interviene il presidente della Commissione ambiente della Camera, Ermete Realacci (PD) ricordando che «Quella legge aveva introdotto il divieto di ricerca, coltivazione ed estrazione di idrocarburi entro le 12 miglia dalla costa, facendo salve le autorizzazioni già rilasciate. Stando alla diffida delle tre associazione, sono 10 le autorizzazioni scadute tra il 2014 e il 2015, di cui 9 relative a piattaforme off-shore che si trovano nella fascia di interdizione delle 12 miglia. I permessi vanno dunque considerati decaduti a tutti gli effetti, anche se per la maggior parte di essi ci sono richieste di proroga. Una questione cui si aggiunge quella delle concessioni off-shore classificate come “non operative”, che a norma di legge si sarebbero già dovute dichiarare esaurite».

Per questo Realacci ha presentato insieme ad Alessandro Bratti (PD), presidente della Commissione bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, un’interrogazione ai ministri dello sviluppo economico, dell’ambiente e delle Infrastrutture sottoscritta anche dal collega Bratti, «per sapere come intendono rispondere alla diffida e, soprattutto, se siano intenzionati a redigere l’elenco delle piattaforme “esauste” e non soggette a proroga, cosicché il concessionario proceda alla smantellamento e alla bonifica».

Realacci sottolinea che «C’è un’altra questione che viene sollevata dall’interrogazione. Il decreto legislativo di attuazione della direttiva europea sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi (Dlgs 145/2015 e direttiva 2013/30/UE) approvato il 18 agosto 2015 prevede che il ministero dell’Ambiente trasmetta annualmente alle Commissioni parlamentari competenti un rapporto sugli effetti per l’ecosistema marino dell’airgun. Ho quindi chiesto se la relazione è in preparazione visto che va presentata ogni anno alle Camere».

 

Ecco il testo dell’interrogazione a risposta scritta:

Per sapere – premesso che:

da numerosi articoli apparsi sulla stampa nazionale e sui social media si apprende che le associazioni ambientale Legambiente, Wwf e Greenpeace hanno presentato nel maggio 2016 una diffida al Ministero per lo sviluppo economico e, per quanto di competenza, al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ed al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per chiedere lo smantellamento a rigore di legge delle piattaforme la cui attività estrattiva in mare sia esaurita prima dell’entrata in vigore della legge 28 dicembre 2015 n. 208, ovvero legge di stabilità 2016;

tale disposizione fa salvi, come sopraddetto, solo ed esclusivamente i titoli abilitativi già rilasciati e non le istanze di ricerca e/o coltivazione o le istanze di proroga avanzate nel frattempo fino a tutto il 2015. Ora risulta che i seguenti 10 titoli abilitativi scaduti tra il 2014, in cui ne è scaduto 1, e il 2015, in cui ne sono scaduti 9, relativi a piattaformeoffshore localizzate nella fascia di interdizione delle 12 miglia, siano da considerarsi decaduti, pur in presenza nella maggior parte dei casi di istanze di proroga. Più precisamente:

risulta scaduta nel 2014 con istanza di proroga:

B.C 5.AS: Titolo vigente da 41 anni e 6 mesi – Inizio 12 novembre 1974 – I proroga (30+10) – ADRIATICAI. 100 per cento;

risultano scadute nel 2015 con istanza di proroga:

A.C1.AG: Titolo vigente da 45 anni e 8 mesi – Inizio 13 settembre 1970 – II Proroga (30+10+5) – ENI 100 per cento;

A.C2.AS: Titolo vigente da 45 anni e 5 mesi – Inizio 3 dicembre 1970 – II Proroga (30+10+5) – ENI 100 per cento;
A.C3.AS: Titolo vigente da 45 anni e 5 mesi – Inizio 3 dicembre 1970 – II Proroga (30+10+5) – ENI 100 per cento;
A.C8.ME: Titolo vigente da 40 anni e 6 mesi – Inizio 5 novembre 1975 – II Proroga (30+10+5) – ENI 100 per cento;
A.C9.AG: Titolo vigente da 36 anni e 6 mesi – Inizio 23 ottobre 1979 – Termine 25 ottobre 2009 – II proroga (30) – ENI 100 per cento;

A.C14.AS: Titolo vigente da 35 anni e 1 mese – Inizio 18 marzo 1981 – I periodo (30) ENI 51 per cento – EDISON 49 per cento;

B.C1.LF: Titolo vigente da 45 anni e 8 mesi – Inizio 27 agosto 1970 – II proroga (30+10+5) – ENI 95 per cento/Gas Plus 5 per cento;

B.C2.LF: Titolo vigente da 45 anni e 5 mesi – Inizio 27 luglio 1970 – II proroga (30+10+5) – ENI 95 per cento/Gas Plus 5 per cento;

risulta scaduta nel 2015 senza istanza di proroga:

D.C3.AG: Titolo vigente da 35 anni e 4 mesi – Inizio 6 dicembre 1980 – Termine 16 dicembre 2010 – I periodo (30) – ENI 100 per cento.

a quanto si apprende dalla stampa e sulla base dei dati forniti da Unmig – Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse si sarebbe dovuto dichiarare la decadenza dei titoli abilitativi e rigettare le istanze delle concessioni offshore classificate come «non operative». Decadenza peraltro prevista dal nostro ordinamento da circa 90 anni, ex regio-decreto n. 1447 del 1927;

inoltre, secondo dati Unmig aggiornati al 2016, 42 delle 88 piattaforme o strutture emerse localizzate nella fascia offlimits delle 12 miglia (il 47,7 per cento del totale) sono state costruite prima del 1986 e quindi non sono stata mai sottoposte a valutazione di impatto ambientale. Si aggiunga che il mantenimento delle concessioni per tali strutture emerse, se non più produttive e non rimosse, impedisce l’accesso per altri usi ad aree demaniali marine localizzate nelle acque territoriali italiane e che le piattaforme offshore, facenti capo a dette concessioni, costituiscono un ostacolo e un rischio per la sicurezza e per la navigazione;

il Decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 145 – «Attuazione della direttiva 2013/30/UE sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi e che modifica la direttiva 2004/35/CE», all’articolo 25, comma 3, prevede poi che: «Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, anche avvalendosi dell’ISPRA, trasmetta annualmente alle Commissioni parlamentari competenti un rapporto sugli effetti per l’ecosistema marino della tecnica dell’airgun» –:

se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti sopraesposti e come intendano rispondere alla sopracitata diffida promossa dalle associazioni Legambiente, Wwf e Greenpeace;

se non intendano, per quanto di competenza, redigere l’elenco delle piattaforme «esauste» e non soggette a proroga di attività ex lege 28 dicembre 2015, n. 208, affinché se ne provveda da parte del concessionario allo smantellamento e alla bonifica;

se il rapporto sugli effetti per l’ecosistema marino della tecnica dell’Airgun sia in fase di redazione, posto che lo stesso, ai sensi dell’articolo 25 del decreto legislativo n. 145 del 2015, deve essere presentato annualmente alle Commissioni parlamentari competenti. (4-13573).