Rosignano Solvay, moria di pesci alle spiagge bianche. Cos’è successo?

[1 settembre 2017]

Il Comune di Rosignano ha ricevuto – martedì 29 agosto – diverse segnalazioni di odore di ammoniaca, localizzate in zona Lillatro e sulla Via Aurelia in prossimità dello stabilimento Solvay, e ha quindi provveduto ad attivare il dipartimento Arpat di Livorno per le necessarie verifiche; nel tardo pomeriggio dello stesso giorno, anche la Protezione civile si è rivolta ad Arpat a causa di una moria di pesci – appartenenti alla specie Trachinotus ovatus (leccia stella) e alla specie Mugil cephalus (muggini/cefali) – lungo la spiaggia prospiciente lo scarico a mare (il fosso bianco) dello stabilimento Solvay. C’è qualche correlazione causale tra i due fatti?

Durante il sopralluogo, l’Arpat ha potuto «accertare che nelle prime ore del 29 agosto 2017 erano in fase di avviamento due distillatori dell’Unità produttiva Sodiera, fermati nella giornata precedente per un disservizio alla rete aria strumenti. Come da procedura operativa dello stabilimento Solvay, se durante l’avviamento si verificano dei problemi, è previsto di inviare lo scarico del settore distillazione alla vasca di diversione (vasca di emergenza)». L’Agenzia ha constatato che «gli operatori Solvay hanno effettivamente attuato questa procedura», con la società ha dichiarare inoltre che «subito dopo aver attivato lo scarico verso la vasca di emergenza, è stato avviato il sistema di abbattimento ad acqua sulla superficie della stessa», poi proseguito «in base alle reali necessità» secondo l’azienda.

Rassicurazioni che non hanno convinto Legambiente Costa etrusca, dalla quale affermano che in ogni caso «le misure adottate per informare la popolazione che utilizza le spiagge bianche (dove comunque ricordiamo essere in vigore un divieto di balneazione permanente, ndr) dei rischi che corrono, per la loro salute non sono sufficienti».

Ieri sono infine arrivati i dati analitici sui campioni di acqua effettuati da parte dei tecnici Arpat in relazione alla moria dei pesci al fosso bianco, rivelando «una presenza di ammoniaca con concentrazioni superiori a quelle riscontrate durante i monitoraggi marino costieri routinari effettuati al largo con il battello Poseidon di Arpat. I valori rilevati mostrano una andamento decrescente delle concentrazioni di ammoniaca allontanandosi dallo scarico Solvay». Ad oggi, continuano le analisi sui pesci prelevati per accertarne le cause della morte, come sono ancora gli accertamenti da parte dei tecnici Arpat presso lo stabilimento Solvay.

«Il collegamento tra lo sversamento di ammoniaca e la morìa di pesci è una supposizione basata sulla logica del buon senso, ed è condivisibile l’allarme di associazioni e cittadini – osserva il sindaco di Rosignano Marittimo, Alessandro Franchi –  ma per prendere provvedimenti come istituzione abbiamo bisogno di dati ineccepibili da parte dell’organo di controllo. Il nostro Ufficio Ambiente segue costantemente gli sviluppi della situazione ed è in contatto con Arpat, per cui appena saremo in possesso delle risultanze degli accertamenti ci muoveremo opportunamente».