Sardegna, dopo 15 anni le bonifiche su 37.000 ettari sono una chimera

Pochi piani di caratterizzazione completati e ancora meno le opere di disinquinamento partite

[7 agosto 2015]

SIN Sardegna

Dall’incontro organizzato a Porto Torres da Goletta Verde è emerso che «In Sardegna le superfici, terrestri e marine, individuate negli ultimi 15 anni come siti contaminati sono davvero rilevanti. I risultati ottenuti fino ad oggi per il raggiungimento della bonifica di queste aree invece, non sono purtroppo altrettanto rilevanti. Nei circa 37mila ettari dei Sin di Porto Torres e Sulcis Iglesiente Guspinese e del sito de La Maddalena le opere di bonifiche proseguono con colpevole ritardo su tutti i fronti, sia per i piani di caratterizzazione da realizzare, cioè il primo step del processo di risanamento, sia per le reali aree bonificate. Regione e Governo devono accelerare l’iter per far aprire i cantieri della bonifica entro il 2015 se davvero si vuole aprire un prospettiva concreta di lavoro e di sviluppo in chiave green».

Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente, ha sottolineato che «La storia del risanamento in Italia sembra ferma nonostante i drammatici effetti sulla salute In Sardegna così come nel resto d’Italia le opere procedono ancora troppo a rilento, nonostante gli anni trascorsi, le risorse impiegate e le semplificazioni adottate. La situazione attuale è di un colpevole e sostanziale stallo con caratterizzazioni e analisi effettuate in modo a volte esagerato e inefficace, progetti di risanamento che tardano ad arrivare e bonifiche completate praticamente assenti, a parte qualche piccolissima eccezione. Il Ministero dell’ambiente arranca, dietro alle conferenze dei servizi e ai documenti, intanto i responsabili dell’inquinamento, pubblici e privati, ne approfittano per spalmare su più anni gli investimenti sulle bonifiche. Nel frattempo sono sempre più numerose le indagini sulle false bonifiche, che rischiano di aumentare grazie all’importante legge sugli ecoreati nel codice penale in vigore dal 29 maggio scorso. Occorre un vero cambio di passo per fare quello che è stato già realizzato con successo in altri paesi industrializzati, perché se non decollerà il settore delle bonifiche, non riusciremo mai a riconvertire il sistema produttivo alla green economy, come sta già avvenendo per la Chimica Verde».

Secondo Legambiente l’esempio da seguire è quello della riconversione industriale di  Porto Torres: «E’ da qui che occorre ripartire per consolidare quel modello di innovazione che fa della Sardegna una delle aree più avanzate d’Italia». La bonifica dell’area su cui insiste il progetto di Chimica verde a Porto Torres procede sicuramente più celermente rispetto al resto del Sin. Il progetto che ha preso il via dal protocollo firmato il 26 maggio 2011 tra Governo, Regione Sardegna, Enti locali, Eni e Novamont, che prevede la riconversione del petrolchimico, attraverso la dismissione dei vecchi impianti per la produzione di prodotti chimici di sintesi (di proprietà di Eni) e la realizzazione di un Polo per la Chimica Verde, per la produzione di bioplastiche, biolubrificanti e additivi per gomme.

Il presidente di Legambiente Sardegna, Vincenzo Tiana, ha sottolineato che «La Sardegna è oggi un territorio motore dell’innovazione dal punto di vista energetico e industriale con un comparto turistico all’avanguardia rispetto alla sostenibilità ambientale. Un modello che va sicuramente consolidato ma potrebbe essere esportato sicuramente in altre parti d’Italia Anche per questo la Regione è chiamata a fare pressioni su Governo e Parlamento affinché si acceleri il processo di risanamento ambientale, risolvendo anche il problema delle risorse. Entro la fine di quest’anno vanno assolutamente aperti i cantieri della bonifica. Anche il mondo industriale deve fare la sua parte mettendo in campo azioni concrete, bonificando in tempi non geologici i suoli e le falde inquinate, con adeguate risorse economiche ed umane, per risanare le gravi distorsioni di uno sviluppo corsaro e distruttivo, che ha inquinato intere aree della Sardegna, creando quell’auspicabile equilibrio tra ambiente, salute e lavoro che può aprire un prospettiva nuova per il Paese. Proprio per questo Legambiente a settembre darà il via ad un osservatorio sulla bonifica e sulla riconversione produttiva basata su innovazione e sostenibilità».

Per Donatella Spano, assessore all’ambiente della Regione Sardegna, «Le attività di bonifica sono prioritarie per qualsiasi attività di sviluppo e sono al primo posto nella nostra attività di governo – Stiamo lavorando con estrema assiduità per accelerare tutti i processi valutativi e autorizzativi dei progetti di bonifica, sempre nell’intento di far effettuare le attività di bonifiche da chi ha inquinato».

Il sindaco di Porto Torres, Sean Christian Wheeler, ha precisato che «La materia delle bonifiche risulta all’interno delle nostre linee programmatiche che proprio ieri sera sono state illustrate al consiglio comunale Le nostre azioni mirano alla mappatura e riqualificazione delle aree industriali dismesse; a sostenere presso tutti gli enti interessati, Eni, Syndial, Regione e Ministero, la priorità assoluta dell’attuazione della bonifiche dei siti industriali per cui sono previste, con verifiche costanti e pressanti. In particolar modo migliorare gli interventi ambientali già previsti sull’area della collina di Minciaredda, delle palte fosfatiche e della darsena servizi. Come amministrazione comunale Movimento 5 stelle abbiamo intrapreso relazioni anche in ambito europeo per avere una maggiore incisione sul processo ed attuazione delle bonifiche per il nostro intero territorio, inteso come tutta la Sardegna».

Ecco la situazione in Sardegna secondo Legambiente:

Per Porto Torres (Sito di interesse nazionale con la Legge 197 del 2002 e perimetrato con decreto del 7 febbraio 2003) – a fronte delle risorse stanziate di oltre dieci milioni di euro – le bonifiche, ad eccezione dell’area su cui insiste il progetto di Chimica verde, sono in grande ritardo, spesso ancora ferme alla fase di caratterizzazione (come nelle aree marine) o alla presentazione dei progetti di bonifica. Il sito potenzialmente contaminato viene perimetrato nel 2003 (e successivamente ampliato nell’agosto del 2005): 1.874 ettari sulla terraferma e 2.741 ettari a mare per un totale di 4.600 ettari. In questo perimetro dove operano 140 soggetti diversi sono state incluse, oltre alle zone prettamente industriali, anche diverse aree di discarica presenti nella zona, tra le quali ci sono le discariche per rifiuti speciali e pericolosi denominate “Minciaredda” e “Cava Gessi”, e quella di Calancoi dove sono stati conferiti rifiuti vari per diverse decine di anni. In particolare numericamente lo stato di avanzamento si può tradurre in questo modo: l’84 per cento delle aree ha un piano di caratterizzazione approvato mentre i risultati delle caratterizzazioni presentati (che serve a definire il tipo e la diffusione dell’inquinamento presente e che porta alla successiva progettazione degli interventi) riguardano il 70% delle aree totali; l’8% delle aree contaminate ha un progetto di Bonifica dei suoli approvato; nel 63% delle aree contaminate c’è invece un progetto di Bonifica della falda approvato; il 12% delle aree è stato restituito ad altri usi con certificazione di avvenuta bonifica (risulta infatti completata la bonifica dei suoli dell’Area New Co nord., per una superficie complessiva di 28,5 ettari). Per Porto Torres l’ENI si è impegnata a finanziare il progetto Nuraghe con 120 milioni di Euro come primo lotto della generale bonifica il cui costo previsto è di 500 milioni di euro.

Sulcis Iglesiente Guspinese è, invece, una vasta area comprendente 39 Comuni e 3 Province (Cagliari, Carbonia – Iglesias e Medio Campidano) che ricade nella porzione sud-occidentale della Sardegna ed è stato inserito tra i Siti d’Interesse Nazionale (SIN) con il Decreto n. 468 del 18 settembre 2001. La perimetrazione delle aree a terra è di circa 11.400 ettari (escluse le aree minerarie) e di circa 30.000 ettari per le aree a mare. In passato e per molti anni questo settore dell’isola ha avuto un ruolo importante nella produzione di minerali e nella loro trasformazione primaria in virtù della particolare ricchezza del territorio. Anche qui le attività di bonifica sono in fortissimo ritardo. Stando all’aggiornamento fornito dalla Regione Sardegna, a giugno 2015, le aree ricomprese nel sito sono ancora nella fase di caratterizzazione (o l’hanno conclusa da poco), sono stati realizzati alcuni interventi di messa in sicurezza di emergenza (in particolare della falda), ma non è partito nessun intervento di bonifica. Secondo le stime di avanzamento fornite dal Ministero (dati a dicembre 2013) la messa in sicurezza di emergenza riguarda 1.135 ettari (il 4,4% del totale); le aree con Piano di caratterizzazione presentato si estendono per 5.552 ettari (il 21,6%); le aree per le quali sono stati presentati i risultati delle caratterizzazioni (4.885 ettari) corrispondono al 19,0% dell’estensione a terra del SIN; le aree contaminate con Progetto di Bonifica presentato invece sono il 5,3% dell’area (1.356 ha); le aree contaminate con Progetto di Bonifica approvato o area restituita agli usi sono appena il 3,7% (946 ha). Per il Sulcis (Commissario il Presidente della Regione) è in corso l’aggiornamento della riperimetrazione ed è richiesto l’impegno delle aziende per bonificare la falda.

Infine, c’è La Maddalena che comprende l’area marina antistante l’ex arsenale, compresa tra il molo, le banchine antistanti l’autoreparto, Cala Camiciotto, Molo Carbone e la banchina ex deposito cavi Telecom. I principali inquinanti riscontrati dalle analisi dell’Ispra riguardano metalli pesanti, idrocarburi e policlorobifenili (PCB).  Oggi alla Maddalena la criticità maggiore riguarda la bonifica delle aree marine. Su questo è stato siglato un protocollo d’intesa il 29 ottobre 2013 tra Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Autonoma della Sardegna e Comune di La Maddalena. Obiettivo: il completamento delle opere di bonifica dello specchio acqueo antistante l’ex arsenale militare di La Maddalena, al fine di garantirne la fruizione. Per completare la bonifica dell’arsenale c’è un finanziamento di 11 milioni di euro suddiviso tra Regione e Ministero. A proposito di risorse economiche è utile sottolineare la risoluzione approvata in Commissione ambiente della Camera, presentata dall’on. Giovanna Sanna, il 16 aprile 2015 che destina i 3milioni di euro, inizialmente inseriti nella legge di stabilità per l’acquisto da parte dello Stato dell’isola di Budelli, a interventi di bonifica.

La forte concentrazione di inquinanti nell’ambiente e i ritardi negli interventi di bonifica è bene ricordarlo causano anche evidenti danni alla salute. Il progetto Sentieri, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, conclusosi nel 2011 e in corso di aggiornamento, ha realizzato il profilo sanitario delle popolazioni residenti in 44 SIN in Italia e sono stati registrati incrementi di mortalità per tumore o per malattie legate all’apparato respiratorio per le emissioni degli impianti petroliferi, petrolchimici, siderurgici e metallurgici anche a Porto Torres e nel Sulcis in Sardegna. Così come sono state evidenziate malformazioni congenite per le popolazioni ricadenti nell’area di Porto Torres.