Smog nel Lazio, Greenpeace e ClientEarth: è emergenza sanitaria

Diffidata La Regione: serve un piano dell’aria nuovo. Chiesto un impegno a tutti i candidati

[20 febbraio 2018]

ClientEarth e Greenpeace Italia hanno notificato una lettera di diffida alla Regione Lazio, con la richiesta di «adottare entro 60 giorni  un “Piano di Risanamento per la Qualità dell’Aria” che individui le misure necessarie a riportare i livelli di inquinamento atmosferico al di sotto dei valori di legge nel più breve tempo possibile». Oppure avvieranno un’azione legale

Le due organizzazioni ambientalista sottolineano che «In Lazio non si respira più, ed è bene che i cittadini lo sappiano, perché a farne le spese sono proprio i nostri polmoni: il ripetuto sforamento, anno dopo anno, dei livelli di inquinamento relativi a sostanze come il biossido d’azoto (NO2) e le polveri sottili (PM10) ha consolidato una crisi ambientale e sanitaria che richiede provvedimenti della massima urgenza. La Regione invece dispone invece di un piano per la qualità dell’aria obsoleto, adottato oltre otto anni fa sulla base di una normativa vecchia, del 1999, e che è assolutamente carente e inadeguato alla luce della normativa attuale. Dal 2010 infatti, in caso di sforamento dei limiti per le concentrazioni di inquinanti, la legge impone alle Regioni di includere nei loro piani misure appropriate affinché il periodo di superamento sia il più breve possibile”. A tal fine, le Regioni devono adottare un “Piano di Risanamento per la Qualità dell’aria”, in cui siano individuati i provvedimenti da adottare per ricondurre l’inquinamento atmosferico entro i limiti di legge, sia definito un calendario di interventi e siano valutati gli impatti e miglioramenti attesi. Elementi del tutto mancanti nel Piano attuale della Regione Lazio».

L’avvocato di ClientEarth Ugo Taddei ha dichiarato: «La regione della capitale italiana ha un record terribile quando si tratta di affrontare l’inquinamento atmosferico. Nel nostro lavoro in tutta Europa, è la prima volta che abbiamo trovato un’autorità che non ha introdotto il piano obbligatorio sulla qualità dell’aria, sette anni dopo l’entrata in vigore della direttiva sulla qualità dell’aria. Il disprezzo delle autorità laziali per i loro doveri legali è inaccettabile, poiché sono le persone che respirano quest’aria ogni giorno che pagano il prezzo. Non abbiamo tempo per ulteriori scuse. Se la regione non agirà con urgenza, non avremo altra scelta se non quella di portarli in tribunale per sostenere il diritto delle persone di respirare aria pulita».

ClientEarth  spiega che «Nelle città, la NO22 proviene principalmente da veicoli diesel, con le PM10  nel sud della regione provenienti dall’industria, dai trasporti e dal riscaldamento domestico» e Greenpeace aggiunge che «Le conseguenze sono gravi per la qualità dell’aria e la salute dei cittadini nel Lazio, costretti a subire livelli di inquinanti costantemente fuorilegge. A 7 anni dalla data di entrata in vigore dei valori massimi di concentrazione annuale di NO2, a Roma le soglie legali sono superate anche del 50%. La serie storica dei rilevamenti di ARPA Lazio rivela che la capitale ha livelli di inquinamento da NO2 minori, di pochissimo, solo a quelli di Torino, e spesso più alti di quelli di Milano. Non va meglio con il PM10 nel frusinate, e in particolare nella Valle del Sacco: in dodici anni di vita della normativa su questo inquinante, i valori limite giornalieri sono stati superati puntualmente, anno dopo anno, fin quasi tre volte il numero consentito (fino a 93 giorni di sforamento nel 2017). Insomma, una “piccola Pianura Padana” nel centro Italia e una qualità dell’aria tra le peggiori in Europa».

L’Italia è stata uno dei 9 Paesi convocati recentemente dalla Commissione europea per spiegare come intendano rientrate nei limiti legali dell’inquinamento atmosferico. A metà marzo la Commissione Ue riferirà sulle sue prossime iniziative, con la possibilità di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea e la situazione nelle Regioni della Pianura Padana è anche peggio di quella del Lazio. .

Andrea Boraschi, responsabile della campagna trasporti di Greenpeace Italia, conclude: «Mentre l’Italia si trova ad agire in giudizio dalla Commissione europea, le autorità del Lazio hanno abbandonato ogni tentativo di conformarsi alla legge. Hanno lasciato gran parte della regione a soffrire di livelli illegali di inquinamento atmosferico. Insomma, mentre l’Italia è sotto procedura d’infrazione in Europa, a un passo dal deferimento alla Corte di Giustizia per la sua inazione contro l’inquinamento atmosferico, la Regione Lazio manca persino di tenersi al passo con la legge. Chiediamo a chiunque si candidi a governare la Regione di approntare presto un nuovo Piano di Risanamento per la Qualità dell’Aria e chiediamo sia un impegno comune a tutti i candidati. La Regione Lazio ha ora un massimo di 60 giorni per mettere mano al Piano per la Qualità dell’aria e introdurre misure efficaci ed idonee ad assicurare, al più presto, il rispetto dei valori limite previsti dalla normativa vigente. In caso di ulteriore inerzia, ci rivolgeremo al Tar  del Lazio».