Risultati eccezionali, riduzione fino al 40%

Spiagge senza mozziconi di sigarette? Un esperimento riuscito a Cervia e Cesenatico

Due motivazioni per essere bagnanti eco-sostenibili: consapevolezza o riprovazione sociale

[2 ottobre 2015]

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Un team delle dell’università di Roma Tor Vergata e dell’università di Parigi Télécom Ecole de Management (Institut Mines-Télécom) ha condotto, in collaborazione con le Cooperative Bagnini di Cervia e Cesenatico,  una ricerca in 8 stabilimenti balneari della costa romagnola, scoprendo che la presenza filtri d sigarette inquinanti cala del 40%  se nelle spiagge viene fatta un’adeguata sensibilizzazione dei fumatori, basata sulle motivazioni personali e riconoscimento sociale.

Nel 2011 il progetto europeo Marlisco aveva stimato che gli 2 milioni di filtri di sigarette erano una delle fonti di inquinamento maggiori del Mediterraneo. Ogni filtro di sigaretta contiene moltissimi agenti tossici per la salute umana e per decomporsi richiede in media 25 anni: l’impatto cumulatic vo sull’ambiente costiero e marino è enorme e nel contesto balneare globale i mozziconi di sigarette rappresentano un problema ambientale e sanitario molto serio.

Partendo da queste premesse  e utilizzando gli strumenti suggeriti dall’economia sperimentale, quest’estate Mariangela Zoli e Gionata Castaldi, dell’università di Roma Tor Vergata, Ceis e Seeds, e Grazia Cecere dell’Institut Mines-Télécom, hanno realizzato un esperimento sulle spiagge di Cervia e Cesenatico, sia per comprendere la portata del fenomeno che per cercare di capire se è possibile ridurre l’inquinamento prodotto dai mozziconi di sigaretta modificando i comportamenti individuali.

Grazie alla collaborazione dei gestori degli stabilimenti balneari e delle Cooperative Bagnini di Cervia e Cesenatico che hanno aderito al progetto, sono stati introdotti appositi raccoglitori per i mozziconi, posizionati in vari punti per ogni stabilimento e sono stati distribuiti ai clienti alcuni piccoli conetti-posaceneri da utilizzare sotto all’ombrellone.

«Una sfida che nasce dall’urgenza di arginare un fenomeno dalle dimensioni impressionanti – spiegano i ricercatori – durante 40 giorni, nel corso dei quali si è svolto l’esperimento, negli stabilimenti balneari interessati, sono state fumate circa 44.000 sigarette, di cui oltre 9.000 sono state gettate nella sabbia. In media, ciò significa almeno 7 mozziconi di sigaretta presenti nella sabbia per ombrellone. Basti pensare che solamente nei week end di luglio i bagnini hanno raccolto dalla sabbia da 350 a oltre 700 filtri».

I risultati dell’esperimento sono stati eccezionali: «L’incidenza di mozziconi presenti nella sabbia si è ridotta in media di un terzo negli stabilimenti che hanno visto la sola introduzione dei conetti e di più del 40% negli stabilimenti in cui l’uso dei cenerini è stato accompagnato dai messaggi ambientali».

Zoli, Castaldi e Cecere sottolineano che «è stato fondamentale comprendere quali siano le motivazioni che spingono gli individui ad adottare comportamenti ambientalmente sostenibili. A tal fine sono stati introdotti due trattamenti diversi: in un gruppo di stabilimenti sono stati semplicemente resi disponibili i “conetti”, in un secondo gruppo la sensibilità ambientale dei clienti è stata sollecitata attraverso l’esposizione di messaggi di invito a realizzare la raccolta separata dei mozziconi. La scelta dei due trattamenti è stata motivata dalla volontà di capire quali siano gli incentivi più efficaci per ridurre i mozziconi di sigaretta in spiaggia».

Di solito, le persone agiscono in maniera più o meno eco-sostenibile per diversi motivi, prima di tutto per motivazioni personali: coscienza ambientale, consapevolezza dei danni dell’inquinamento sull’ambiente e sulla salute umana, volontà di non deturpare il patrimonio naturalistico. La seconda motivazione riguarda  l’opinione che gli altri possono avere di noi: se il mio vicino di ombrellone mi vede gettare la sigaretta nella sabbia, cosa può pensare di me? Il desiderio di sfuggire alla riprovazione sociale spiega anche perché in molti casi i mozziconi vengano insabbiati in profondità, rendendo, di fatto, impossibile la loro raccolta da parte degli addetti alla pulizia delle spiagge.

«Il nostro esperimento – dicono i ricercatori – si propone, quindi, di capire su quale di queste due “leve” convenisse agire per ridurre il numero di filtri “smaltiti” impropriamente. Abbiamo selezionato stabilimenti frequentati principalmente da famiglie stagionali, in modo da identificare una “comunità” di vacanzieri costretti a condividere lo stesso ambiente per un determinato periodo di tempo. Nel primo tipo di trattamento abbiamo cercato di stimolare le motivazioni “intrinseche” degli individui; nel secondo (messaggi ambientali e sensibilizzazione al problema), abbiamo valutato il possibile impatto di motivazioni “estrinseche” e approvazione sociale. La risposta dei fumatori è stata positiva in entrambi i casi; le indagini econometriche, che stiamo ancora conducendo, ci permetteranno di comprendere meglio i risultati ottenuti e le motivazioni sottostanti alla maggiore efficacia del secondo tipo di trattamento. Il problema dell’inquinamento da mozziconi di sigaretta – concludono i ricercatori – non è ancora molto studiato dalla letteratura economica e psicologica e non gode di grande impatto mediatico, nonostante la sua rilevante incidenza ambientale e sanitaria. Il nostro lavoro è tra i primi a quantificare l’effetto di alcune possibili soluzioni».