Tirreno Power: 26 a giudizio per disastro ambientale. I commenti delle associazioni

Legambiente: «Si chiudano davvero entro il 2025 tutte le centrali a carbone ancora esistenti».

[13 aprile 2018]

Ventisei tra manager ed ex manager di Tirreno Power saranno processati per le accuse di disastro ambientale e sanitario colposo. Il processo inizierà l’11 dicembre davanti al giudice Francesco Giannone e  vedrà come parti civili Anpana, Greenpeace, Legambiente, Medicina Democratica, Uniti per la salute e Wwf e il Ministero dell’Ambiente.

Per Tirreno Power «Il rinvio a giudizio è un passaggio obbligato dopo un decennio di indagini e imputazioni che si sono progressivamente alleggerite. Il processo sarà l’occasione per fare finalmente chiarezza su una vicenda in cui alcuni consulenti tecnici della Procura sono i medesimi che avevano chiesto la chiusura dell’impianto a carbone e le cui metodologie sono già state sconfessate in altre sentenze. Tirreno Power ha sempre rispettato scrupolosamente tutte le leggi che regolavano l’esercizio della centrale alimentata a carbone e tutti i limiti di emissione, fatto non contestato dalla stessa accusa. Le rilevazioni ufficiali dimostrano che i contributi delle emissioni della centrale nell’ambiente erano irrilevanti e infatti ad anni di distanza dalla chiusura dell’impianto a carbone i dati della qualità dell’aria non si sono modificati.  Tirreno Power è impegnata con le amministrazioni locali per un futuro di lavoro e di sviluppo del territorio nel quale continuerà ad operare con la centrale alimentata a gas a Vado Ligure e con gli impianti idroelettrici sugli Appennini delle regione».

Non la pensa così il presidente nazionale di Legambiente,  Stefano Ciafani, che commentando il rinvio a giudizio, ha sottolineato: «Il carbone fa male al clima, all’ambiente e alla salute dei cittadini come è emerso con il rinvio a giudizio per la Tirreno Power di Vado Ligure. Ora si acceleri l’uscita effettiva dal carbone entro il 2025 come stabilito dalla Sen. Per questo al prossimo Governo ricordiamo l’urgenza di un cambio di rotta nella politica energetica di questo Paese con atti concreti e un impegno reale per accelerare l’abbandono del carbone. È ora di dire basta anche ai sussidi e alle politiche a favore delle fonti fossili, ed è fondamentale incentivare sempre di più politiche che spingano l’efficienza, le fonti rinnovabili e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio italiano».

Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria e l’avvocato Stefano Bigliazzi, presidente del Centro di azione giuridica di Legambiente Liguria, aggiungono: «Siamo fiduciosi che il dibattimento dimostrerà la fondatezza delle accuse. La gravità della situazione è stata recentemente confermata anche da uno studio del CNR non ancora agli atti del processo ma che non potrà che aumentare la valutazione di gravità dei fatti, confermando quello che tutte le associazioni ambientaliste, i comitati di cittadini, la rete savonese Fermiamo il carbone, hanno sempre sostenuto nelle denunce sui pericoli ambientali e sanitari per i cittadini ed i lavoratori causati dalla attività della centrale».

Uno studio che è stato menzionato anche dall’ avvocato di Uniti per la salute, Matteo Cerruti, che ha dichiarato: «Il lavoro che è stato fatto dalla Procura di Savona è stato importante con l’appoggio di tutte le associazioni di protezione ambientale locali e nazionali e ci si attendeva che venisse disposto il rinvio a giudizio. Ci sarà da lavorare però abbiamo un primo vaglio di un giudice per l’udienza preliminare che ha ritenuto che ci sia un materiale probatorio serio per sostenere l’accusa in giudizio riteniamo di poter lavorare seriamente per portarla avanti. L’imputazione è quella di disastro sanitario e ambientale colposo non è necessario provare il nesso di casualità tra la singola patologia e il singolo decesso, c’è la prova che c’è stato un disastro immane provocato dalle emissioni di questa centrale, confortato da due importanti perizie, una ecologica e una epidemiologica molto forti e fondate, esistono ulteriori studi che corroborano e confortano queste consulenze della Procura». Per quanto riguarda lo studio epidemiologico del Cnr di Pisa, Cerruti ha detto «Non ho ancora appreso questo documento, come associazioni di protezione ambientale non ci è stato ancora consegnato dalla Regione, da quello che è trapelato sembra di comprendere che sia la prova del nove di quello che ci hanno detto i consulenti della Procura della Repubblica credo che sia un apporto fondamentale per l’accusa».

Maurizio Loschi, di Medicina Democratica, ha sottolineato: «Noi non siamo forcaioli, ci attendiamo un procedimento che metta a nudo le vere responsabilità. Se alla fine saranno giudicati tutti colpevoli o soltanto qualcuno non è un nostro problema: l’importante è che si approfondisca l’argomento e che ci sia la possibilità di discuterlo in un’aula di tribunale».  Medicina Democratica spera che che si costituiscano parte civile anche le istituzioni locali che non lo hanno ancora fatto: «Se questo non dovesse avvenire sarebbe inspiegabile – ha detto Loschi – tutti i rappresentanti delle popolazioni esposte sono anche coloro che poi dovranno intervenire economicamente per curare le persone ammalatesi per colpa di questa esposizione. I Comuni nei dintorni della centrale, la Provincia, la Regione o l’Asl… non si capisce perchè non debbano intervenire nel procedimento e chiedere di essere risarciti per quello che hanno dovuto o dovranno spendere».

Sulla questione intervengono anche i deputati e senatori liguri del Movimento 5 Stelle: «L’impianto accusatorio della procura era solido: l’abbiamo sempre sostenuto e il risultato dell’udienza di oggi ce lo ha confermato. E’ un’ottima. L’11 dicembre saremo in tribunale e vigileremo affinchè sul processo non incomba l’ombra della prescrizione. Questo risultato è merito di anni di impegno e lavoro del comitato Rete Savonese Fermiamo il Carbone che come M5S abbiamo sempre supportato».