Toxic Bios, quando le storie sono “asce di guerra” da dissotterrare (VIDEO)

Due ricercatori italiani in Svezia lanciano una piattaforma online per raccogliere autobiografie tossiche: le esperienze di chi, in prima persona e sul proprio corpo, vive un ambiente contaminato

[6 novembre 2017]

Da qualche tempo negli Stati Uniti si stanno diffondendo rapidamente quelle che sono state ribattezzate autobiografie tossiche: un genere di scrittura prodotta da persone in qualche modo affette da contaminazione, che in Europa – nonostante gli spunti purtroppo non manchino – è relegata ancora a un livello embrionale. Eppure dare voce a queste autobiografie tossiche può essere di grande utilità per elaborarle, condividere, magari contribuire a migliorare la condizione di vita di chi scrive.

Per questo all’interno dell’Istituto reale di tecnologia svedese, con il suo Environmental humanities lab diretto dal ricercatore italiano Marco Armiero, ha appena lanciato Toxic Bios: una piattaforma online nata con lo scopo di raccogliere e condividere «biografie tossiche e storie di resistenza da tutta Europa, con una partecipazione massiva dall’Italia», ci spiega Armiero.

Il progetto è aperto a tutti coloro che vogliano contribuire alla creazione e alla raccolta di storie – scritte, su video o audio – di contaminazione e resistenza alle ingiustizie ambientali: tramite la piattaforma online gli utenti possono entrare in contatto con le esperienze e le narrazioni di chi, in prima persona e sul proprio corpo, vive un ambiente contaminato.

Il progetto ha permesso la creazione di una rete di collaborazione tra centri di ricerca, Ong, movimenti sociali, artisti, giornalisti e lavoratori culturali provenienti da ogni parte d’Europa, dalla Svezia, all’Italia, passando per Grecia, Portogallo, Spagna, Turchia, fino agli Stati Uniti. La piattaforma online raccoglie in una mappa interattiva circa settanta autobiografie tossiche scritte, ed è in continua espansione.

«Toxic Bios è un progetto di guerriglia narrativa – chiosa  Ilenia Iengo, anche lei ricercatrice italiana e a capo del progetto insieme a Marco Armiero – Guerriglia narrativa significa occupare e smantellare le narrazioni tossiche che silenziano l’ingiustizia ambientale. Il nostro è un atto di guerriglia in quanto crediamo, per usare una bella espressione di Wu Ming, che le storie possano essere “asce di guerra” da dissotterrare».

Videogallery

  • Toxic Bios. Un progetto di guerriglia narrativa

    https://www.youtube.com/watch?v=UMlYORsR3-U