Troppo fosforo per sfamare il mondo? La soluzione potrebbe venire dai pascoli

Solo pascoli sani e produttivi potranno garantire la produzione di carne e latte con meno cereali

[18 febbraio 2016]

Fosforo

Se vogliamo soddisfare le esigenze alimentari di una popolazione mondiale in forte crescita, bisogna aumentare in modo significativo l’utilizzo di fertilizzanti a base di fosforo e, secondo lo studio “Negative global phosphorus budgets challenge sustainable intensification of grasslands”, pubblicato su  Nature Communications da un team di ricercatori olandesi e della Fao, entro il 2050 sarà necessario aumentare di 4 volte la quantità di minerali e di fosforo organico sulle praterie. Attualmente, dai terreni si sta disperdendo più fosforo di quanto ne viene  aggiunto dagli agricoltori, ma si teme che un amento del suo utilizzo possa danneggiare l’ambiente.

Il fosforo è un elemento insostituibile per tutte le forme di vita, ma è solo dal IX secolo che viene utilizzato sistematicamente per incrementare la produzione agricola. Il fosforo può essere estratto  dai fosfati, ma anche gli escrementi degli sono una fonte importante, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

E i ricercatori olandesi e della  Fao, guidati dal Plant Production Systems Group dell’università di Wageningen, sono convinti che «Miglioramenti globali nella gestione del pascolo potessero vedere le praterie assumere un ruolo molto più importante nella produzione alimentare. Una migliore gestione aumenterebbe la produzione di carne e latte e potrebbe prevenire la necessità di alimentazione aggiuntiva per erbivori – mangimi sottoforma di grano che potrebbero essere altrimenti disponibili per il consumo umano».  Gli scienziati spiegano che «Una migliore gestione consiste essenzialmente nella corretta concimazione, ad esempio per trattenere una quantità sufficiente di fosforo nel terreno».

Le praterie costituiscono i due terzi della superficie agricola globale, ma gli oltre tre miliardi di ettari di prati sono spesso mal gestiti, con l’eccezione di alcuni Paesi dell’Europa nord-occidentale, Olanda compresa.

«Il fatto che le praterie non siano quasi mai fecondate  un problema ancora maggiore – dicono i ricercatori –  in quanto ciò significa che sono ogni anno più esauste, tra le altre cose, per mancanza di fosforo».

Su Nature Communications  gli cienziati descrivono i livelli di esaurimento del fosforo e quel che è necessario per migliorare la  situazione.

«Per crescere, le erbe richiedono dal terreno nutrienti, come il fosforo – spiegano ancora i ricercatori olandesi – Le praterie vengono poi condotte a pascolo per il bestiame e il fosforo finisce nello stomaco degli animali. Parte di questo fosforo è necessario per la produzione di latte e carne e, alla infine, in tal modo, viene rimosso dal pascolo. Gran parte del consumo di fosforo dagli animali finisce nel letame. Solo la metà rimane sui pascoli, dato che il letame viene utilizzato anche per fertilizzare terreni coltivabili per la coltivazione di colture alimentari come cereali, frutta e verdura, o per altri scopi».

Lo studio dimostra come i pascoli negli ultimi decenni si stiano esaurendo progressivamente ma sottolinea anche che proprio da queste praterie in futuro potrebbe venire un grande contributo per l’approvvigionamento alimentare, fornendo mangimi per il bestiame e limitando l’utilizzo dei cereali nella zootecnia a vantaggio del cibo per gli esseri umani.

Gli scienziati chiedono che si presi una maggiore attenzione alla gestione di prati e pascoli, soprattutto per quanto riguarda una migliore fertilizzazione del suolo, utilizzando concimi organici e minerali.  Se nei  prossimi decenni l’utilizzo di fosforo per i fertilizzanti aumenterà di 4 volte, solo pascoli sani e produttivi potranno garantire una produzione di carne e latte in grado di soddisfare i crescenti bisogni di una popolazione mondiale di 9 miliardi di persone, senza dover produrre troppi cereali in più per alimentare il  bestiame.

Gli scienziati fanno notare che «La situazione nei Paesi Bassi e in altri Paesi europei è diversa, dal momento che il contenuto di fosfati nei terreni a prateria è elevata a causa delle eccedenze a lungo termine. Qui nei prossimi anni non saranno  necessari  input supplementari di fertilizzanti».