Il 75% degli antibiotici utilizzati nell’acquacoltura possono penetrare nell’ambiente

Unep: la resistenza agli antimicrobici da inquinamento è tra le principali minacce emergenti

Dal 2000 l’uso umano di antibiotici aumentato del 36%, entro il 2030 negli allevamenti aumenterà del 67%

[6 dicembre 2017]

Secondo un nuovo studio “Frontiers . Emerging issues of environmental concern” presentato dall’United nations environment programme (Unep) all’Assemblea UN Environment in corso a Nairobi de che riguarda le prossime sfide e soluzioni in campo ambientale, «l’aumento della resistenza agli antimicrobici legata allo smaltimento dei medicinali e di alcuni prodotti chimici nell’ambiente è una della minacce più preoccupanti per la salute».

Frontier analizza 6 aree: la dimensione ambientale della resistenza agli antimicrobici, i nanomateriali, le aree marine protette, le tempeste di sabbia e polvere, le soluzioni energetiche off-grid e le migrazioni dovute al degrado ambientale. Tra questi problemi è risultato particolarmente il ruolo svolto dall’ambiente nell’emergere delle resistenza agli antimicrobici nella sua diffusione.

Presentando il rapporto, il capo dell’Unep Erik Solheim ha detto che «l’avvertimento datoci in questo rapporto è veramente preoccupante: gli esseri umani potrebbero partecipare allo sviluppo di feroci superbatteri a causa della nostra ignoranza e della nostra negligenza. Gli studi hanno già adesso collegato l’inadeguato utilizzo degli antibiotici negli uomini e nell’agricoltura nel corso degli ultimi decenni alla comparsa della crescente resistenza dei batteri, ma il ruolo dell’ambiente e dell’inquinamento ha ricevuto troppa poca attenzione. Sono necessarie immediatamente delle misure prioritarie o corriamo il rischio di permettere a questa resistenza di introdursi dalla porta posteriore e le sue conseguenze saranno potenzialmente terrificanti».

La resistenza agli antimicrobici si produce quando un micro-organismo si evolve per resistere agli effetti di un agente antimicrobico. Ogni anno nel mondo muoiono di infezioni resistenti agli antibiotici circa 700.000 persone a causa della ridotta efficacia dei medicinali antimicrobici disponibili utilizzati per eliminare i patogeni resistenti. E’ dimostrato che l’immissione nell’ambiente dei composti antimicrobici provenienti dalle abitazioni, dagli ospedali e dagli impianti farmaceutici, così come dal ruscellamento agricolo, combinato al contatto diretto tra le comunità batteriche naturali e i batteri resistenti dispersi favorisce l’evoluzione batterica e l’emergere di ceppi più resistenti.

Dopo il consumo, la maggior parte dei medicinali antibiotici (che sono un sottoinsieme degli antimicrobici) vengono espulsi non metabolizzati dall’organismo e contengono dei batteri resistenti. Secondo il rapporto si tratta «fino all’80% degli antibiotici consumati» e fa notare che «Questo è un problema crescente, ancor di più perché il consumo di antibiotici da paete del bestiame dovfrebbe aumentare del 67% entro il  2030. Inoltre, fino al 75% degli antibiotici utiizzati nell’acquacoltura sarebbero rilasciati nell’ambiente».

Lo studio evidenzia che «Gli impianti di trattamento delle acque reflue non possono eliminare tutti gli antibiotici e i batteri fresistenti e possono costituire degli hot spot della resistenza agli antimicrobici». Ci sonmo prove che dimostrano che dei batteri multiresistenti si sono diffusi nelle acque marine e nei sedimenti vocino a scarichi di impianti di acquacoltura, industriali e comunali.

L’Unep è convinto che «Per risolvere il problema bisognerà immediatamente occuparsi dell’utilizzo e dell’eliminazione dei prodotti farmaceutici antibiotici, così come dell’autorizzazione di medicinali antimicrobici, dei contaminanti in questione e dei batteri resistenti nell’ambiente».