Le morti premature dovute al degrado ambientale minacciano la salute pubblica

Unep, l’ambiente malato uccide 234 volte di più delle guerre

12,6 milioni di decessi nel 2012 attribuibili al deterioramento delle condizioni ambientali, il 23% del totale

[23 maggio 2016]

Unep morti

Secondo il rapporto tematico “Healty environment, Healty People”, presentato alla seconda sessione dell’United Nations Environment Assembly (Unea-2) che si è aperta oggi a Nairobi, «si stima che il degrado ambientale e l’inquinamento causino fino a 234 volte il numero di morti premature che si verificano ogni anno durante i conflitti, mettendo in evidenza l’importanza di un ambiente sano per il raggiungimento degli obiettivi della 2030 Agenda for Sustainable Development. Gli impatti ambientali sono responsabili della morte di più di un quarto di tutti i bambini di età inferiore ai cinque anni».

Il rapporto è stato realizzato da United Nations Environment Programme (Unep), Organizzazione mondile della sanità (Oms), Convention on Biological Diversity, Protocollo di Montreal Protocol sulle sostanze che riducono lo strato di ozono, e Convenzioni di Basilea, Rotterdam e Stoccolma e analizza I pericoli posti alla salute e al benessere umano da inquinamento dell’aria, prodotti chimici, cambiamento climatico ed altri problemi ambientali.

Il rapporto rileva che, nel 2012,  ben 12,6 milioni di decessi erano attribuibili al deterioramento delle condizioni ambientali, il 23% del totale. La più alta percentuale di decessi attribuibili per l’ambiente si riscontra nel Sud-est asiatico e nel Pacifico occidentale (rispettivamente 28% e il 27% dell’ammontare totale). Il numero di decessi attribuibili all’ambiente è del 23% nell’Africa sub-sahariana, del  22% nella regione del Mediterraneo orientale, dell’11% e del 15% nei Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e nei Paesi non-Ocse della regione delle Americhe, mentre l’Europa arriva al 15%.

In tutte le regioni del pianeta sono in aumento i decessi correlati a malattie non trasmissibili. Nel 2012 i tre quarti delle morti a causa di malattie non trasmissibili vivevano nei Paesi a basso e medio reddito. Il rapporto evidenzia anche quali sono i driver  degli impatti riguardanti la  salute ambientale, inclusi la distruzione degli ecosistemi, il cambiamento climatico, la disuguaglianza, l’urbanizzazione non pianificata, gli stili di vita insalubri e dispendiosi e i modelli di consumo e di produzione non sostenibili – e delinea i grandi vantaggi  economici e per la salute che porterebbe un’azione ambientale.

Secondo il rapporto, «il cambiamento climatico sta esacerbando la scala e l’intensità dei rischi per la salute legati all’ambiente. Le stime dell’Oms indicano che a causa del cambiamento climatico, tra il 2030 e il 2050,  ogni anno potrebbero verificarsi 250.000 morti in più  , per lo più da malnutrizione,  malaria, diarrea e stress da caldo».

I fattori ambientali chiave evidenziati nel rapporto comprendono: l’inquinamento atmosferico, che ogni anno uccide 7 milioni di persone in tutto il mondo. Di questi, 4,3 milioni sono causati dall’inquinamento atmosferico delle case, in particolare tra le donne e bambini nei Paesi in via di sviluppo. La mancanza di accesso all’acqua pulita e ai servizi igienici, che si traduce in 842.000 persone che ogni anno muoiono di malattie diarroiche, il 97% dei quali nei Paesi in via di sviluppo. Le malattie diarroiche sono la terza principale causa  dei decessi di bambini di età inferiore ai 5 anni, che rappresentano il 20% di tutte le morti nei bambini sotto i cinque anni. L’esposizione chimica: circa 107.000 persone muoiono ogni anno per esposizione all’amianto e nel 2010 sono morte 654.000 persone per esposizione al piombo nel 2010. Disastri naturali: Dalla prima Conferenza sui cambiamenti climatici dell’Onu nel 1995, sono morte 606.000 persone e 4,1 miliardi di esseri umani sono stati feriti, rimasti senza casa o hanno avuto bisogno di assistenza di emergenza a seguito di disastri legati al clima.

Il rapporto però dimostra anche che investire in un ambiente sano può portare molteplici vantaggi: il successo della messa al bando di quasi 100 sostanze dannose per l’ozono ha permesso di evitare fino a 2 milioni di casi di cancro della pelle e molti milioni di cataratta agli occhi ogni anno entro il 2030, I benefici a livello globale dell’eliminazione del piombo nella benzina sono stati stimati in 2.45 trilioni di dollari l’anno, o il  4% del Pil mondiale, evitando circa 1 milione di morti premature ogni anno. L’implementazione, misure economicamente vantaggiose ha dimostrato di poter  ridurre le emissioni di inquinanti climalteranti di breve durata come il black carbon e  il metano e  potrebbero ridurre il riscaldamento globale di 0,5° C entro la metà del secolo e salvare 2,4 milioni di vite ogni anno con la riduzione dell’inquinamento atmosferico entro il 2030. Gli investimenti da 18 – 60 dollari per lavoratore  in programmi di prevenzione e per la salute nei luoghi di lavoro salute possono ridurre le assenze per malattia del 27%, mentre il ritorno sugli investimenti nei servizi idrici e igienico-sanitari è compreso tra 5 e 28 dollari per dollaro investito.

Per ottenere questi  benefici, il rapporto raccomanda quattro approcci integrati: Disintossicare: rimuovere le sostanze nocive e/o mitigare il loro impatto sull’ambiente in cui le persone vivono e lavorano. Decarbonizzare: ridurre l’uso di carburanti fossili e quindi le emissioni di anidride carbonica (CO2) attraverso fonti rinnovabili. Nel ciclo di vita, l’impatto ambientale di energia solare, eolica e idroelettrica legato a inquinamento e salute umana è  da 3 a 10 volte inferiore a quello delle centrali elettriche a combustibili fossili. Disaccoppiare l’uso delle risorse e cambiare stili di vita: Generare l’attività economica e il valore necessari per sostenere la popolazione mondiale con minor uso di risorse, meno sprechi, meno inquinamento e meno distruzione ambientale. Migliorare la resilienza degli ecosistemi e la protezione dei sistemi naturali del pianeta: Costruire la capacità dell’ambiente, delle economie e delle società di anticipare, reagire e recuperare a disturbi e shock attraverso la protezione e la conservazione della diversità genetica e della biodiversità  terrestre, costiera e marina; rafforzare il ripristino degli ecosistemi; ridurre le pressioni dall’allevamento del  bestiame e dell’industria del legname sugli ecosistemi naturali.

Il direttore esecutivo dell’Unep, Achim Steiner, ha detto: «Riducendo l’infrastruttura ecologica del nostro pianeta e aumentando il nostro impatto da inquinamento, abbiamo richiesto un prezzo sempre crescente in termini di salute umana e il benessere. Dall’inquinamento atmosferico, al l’esposizione chimica fino all’estrazione delle nostre risorse naturali basilari, bbiamo compromesso i nostri vitali  sistemi di sostegno. Un pianeta più sano è una marea che solleva tutte le barche, compresa la salute umana, ma anche le economie e le società. Attuando lo sviluppo e il progresso nel campo della salute ambientale, salvaguardiamo il nostro benessere. All’Unea-2, il mondo si sta concentrando sui percorsi per garantire che l’ambiente sostenga  la salute umana, piuttosto che minacciarla».

L’Unea-2 analizzerà anche altri rapporti  riguardanti salute umana e attività antropiche: “Marine Plastic Debris and Microplastics: Global Lessons and Research to Inspire Action and Guide Policy Change”  rivela che nel 2014 la produzione di plastica globale ha superato i 311 milioni di tonnellate, un aumento del 4% rispetto al 2013. Tra 4,8 e 12,7 milioni di tonnellate finiscono in mare a causa di inadeguate politiche di gestione e riutilizzo dei rifiuti e le microplastiche sono particolarmente pericolose. In media, per ogni Km2 degli oceani del mondo ci sono 63.320 particelle di microplastica  che galleggiano in superficie. Gli organismi marini –   zooplancton, invertebrati, pesci, uccelli marini e balene – possono essere esposti a microplastiche attraverso l’ingestione diretta di acqua e indirettamente, come predatori all’apice delle reti alimentari. I potenziali effetti negativi dell’ingestione di microplastica comprendono risposte immunotossicologiche, disturbi riproduttivi, sviluppo embrionale anomale, alterazioni del sistema endocrino ed alterazioni dell’espressione genica.

Un altro studio, “Gender and Plastic Management”, prende in esame  i diversi ruoli di uomini e donne nell’uso e consumo di plastica, individuando le donne in regioni ricche come importanti per ridurre la plastica nei beni di consumo di base.

Il “2016 Global Report on the Status of Legal Limits on Lead in Paint” ha scoperto che gli sforzi per eliminare il piombo dalle vernici stanno avendo successo: agli inizi del 2016, 70 dei 196 Paesi  del mondo  avevano approvato dei limiti vincolanti per piombo nelle vernici. Tuttavia, solo 17 Paesi richiedono che  la vernice venga testata e certificata riguardo al  contenuto di piombo.

Unep Frontiers ha scoperto che «In tutto il mondo c’è stato un aumento di zoonosi emergenti, focolai di zoonosi epidemiche, un aumento della zoonosi di origine alimentare e una persistenza preoccupante delle zoonosi trascurate nei paesi poveri. Mai prima d’ora così tanti animali sono allevati da così tante persone e mai prima d’ora esistono così tante opportunità esistevano per gli agenti patogeni di passare dall’ambiente biofisico agli animali selvatici, dal bestiame alle persone  per le malattie zoonotiche o zoonosi».

Circa il 60% di tutte le malattie infettive negli esseri umani sono zoonotiche, così come lo sono il 75%  di tutte le malattie infettive emergenti. Negli ultimi anni, diverse malattie zoonotiche emergenti hanno fatto notizia per aver causato,  o minacciato di causare, grandi pandemie. Oltre all’influenza aviaria, la febbre della Rift Valley, la sindrome respiratoria improvvisa acuta grave (SARS), la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS), il virus del Nilo occidentale, Ebola e il virus Zika. Il rapporto conclude che negli ultimi 20 anni, queste malattie emergenti hanno avuto costi diretti per più di 100 miliardi di dollari e che «Se questi focolai fossero diventati pandemie umane, le perdite sarebbero state pari a diverse migliaia di miliardi di dollari».