Uno studio sul caso Nord Italia: lo smog possibile causa della fibrosi polmonare idiopatica

Legambiente: fallimento dei protocolli regionali nella lotta allo smog. M5S: soluzioni di lungo periodo e non misure emergenziali

[6 febbraio 2018]

Basandosi su oltre 2.000 nuovi casi di malattia registrati in Lombardia fra il 2005 e il 2010, individuati attraverso database sanitari amministrativi, lo studio “The association between air pollution and the incidence of idiopathic pulmonary fibrosis in Northern Italy” pubblicata sull’European da ricercatori del Centro studi sanità pubblica dell’università di Milano-Bicocca e dell’Unità operativa di pneumologia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano, Gruppo MultiMedica (Sara Conti, Sergio Harari, Antonella Caminati, Pietro A. Bertazzi, Giancarlo Cesana, Fabiana Madotto), in collaborazione con l’università di Harvard (Antonella Zanobetti  e Joel D. Schwartz), arriva alla conclusione che «L’inquinamento da traffico può avere un ruolo attivo nello sviluppo della fibrosi polmonare idiopatica (IPF)».

Alla Bicocca spiegano che «Con circa 19mila pazienti in Italia, la fibrosi polmonare idiopatica è la malattia respiratoria rara più frequente nel nostro Paese. È determinata dalla sostituzione del tessuto polmonare sano con tessuto cicatriziale, come se il polmone innescasse un alterato meccanismo riparativo a uno stimolo esterno, che potrebbe essere, appunto, il caso dell’inquinamento. Colpendo prevalentemente uomini, over 60, fumatori o ex fumatori, i suoi sintomi classici, tosse secca e mancanza di fiato sempre più marcata, vengono spesso confusi con manifestazioni di bronchite cronica. Solo una diagnosi precoce permetterebbe di intervenire con le giuste terapie; purtroppo la mortalità per fibrosi polmonare idiopatica resta tutt’ora più alta di quella legata a molti tumori. I meccanismi che portano alla formazione di IPF non sono ancora completamente conosciuti, ma si ritiene siano coinvolti sia fattori genetici che ambientali».

Il lavoro appena presentato è la prosecuzione di una prima ricerca epidemiologica, attuata dallo stesso gruppo di ricercatori (Harari, Madotto, Caminati, Conti, Cesana) che aveva mappato i casi di IPF in Lombardia, pubblicando i risultati nel 2017  su Plos One nello studio “Epidemiology of Idiopathic Pulmonary Fibrosis in Northern Italy”. Questa volta il team di ricercatori italiano ha valutato la relazione fra l’insorgenza di IPF e l’esposizione cronica a particolato atmosferico PM10, biossido di azoto e ozono ed «E’ emersa un’associazione fra lo sviluppo della patologia e l’aumento nell’aria del biossido di azoto, il gas prodotto dagli scarichi dei motori».

Harari, direttore dell’Unità operativa di pneumologia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano e Cesana, direttore del Centro studi sanità pubblica dell’università di Milano-Bicocca, sottolineano che «Il nostro studio, per la prima volta, mostra che lo smog è associato all’insorgenza di fibrosi polmonare idiopatica. Abbiamo osservato come i soggetti esposti a una concentrazione più alta di biossido di azoto abbiano un rischio maggiore di sviluppare IPF. Mentre per PM10 e ozono non sono emerse associazioni significative, i dati hanno evidenziato che se il livello di esposizione cronica al biossido di azoto si alza di 10 microgrammi per metro cubo, l’incidenza di fibrosi polmonare idiopatica aumenta tra il 4,25% e l’8,41% ed è ancora più elevata se i livelli di biossido di azoto superano i 40 microgrammi per metro cubo».

Cesana fa notare che «Studi precedenti avevano evidenziato come l’incremento di biossido di azoto e ozono si associ a un peggioramento della malattia, e come l’esposizione a PM10 si associ a un aumento della mortalità e della perdita di funzionalità respiratoria. Tuttavia, la relazione tra esposizione cronica all’inquinamento atmosferico e incidenza di IPF non era mai stata indagata prima. La Lombardia rappresenta un contesto molto interessante per studiare questa possibile associazione, poiché la conformazione della valle padana in generale, e di questa regione in particolare, favorisce il ristagno degli inquinanti atmosferici portando a un elevato livello di inquinamento con concentrazioni variabili da zona a zona».

i ricercatori concludono: «In sintesi, lo studio suggerisce che l’inquinamento da traffico potrebbe svolgere un ruolo nello sviluppo della fibrosi polmonare idiopatica. Le stime di questa associazione sono marginalmente significative e quindi necessitano di essere confermate tramite ulteriori studi».

All’università di di Milano-Bicocca ricordano che «Per diagnosticare la fibrosi polmonare idiopatica, oltre all’auscultazione che permette di individuarne un segnale tipico, il rantolo crepitante, occorrono: radiografia al torace, spirometria per valutare la capacità polmonare, una TAC ad alta risoluzione ed esami come la broncoscopia, che escludano altre possibili patologie. Oggi è anche disponibile la criobiopsia: procedura efficace e con minori complicanze condotta con una crio-pinza che, raffreddandosi a meno di 80 gradi sottozero, permette di ottenere campioni di tessuto sufficientemente grandi e un’immediata cauterizzazione dell’area circostante. Sul fronte delle terapie, i farmaci oggi disponibili (nintedanib e pirfenidone) aiutano a mantenere la funzionalità polmonare e a rallentare la progressione della malattia, ma non incidono sui sintomi già presenti prima di iniziare la cura. Nelle fasi avanzate può essere necessaria l’ossigenoterapia. Il trapianto di polmone rappresenta una concreta opzione terapeutica per i malati più gravi ma la sua diffusione è frenata dal limite massimo di età (65 anni), dallo scarso numero di donatori e dai risultati di sopravvivenza dopo l’intervento ancora inferiori a quelli di altri organi».

Qualche giorno fa Legambiente ha presentato il suo dossier Mal’Aria  e Pianura Padana e Lombardia si sono confermati come le aree con il peggior inquinamento atmosferico d’Italia e d’Europa.  Il Cigno Verde Lombardo evidenziava  che «Nonostante 83 comuni, ben più dei 30 obbligati a farlo, abbiano emanato ordinanze antismog per adeguarsi al protocollo “Piano Regionale degli Interventi per la qualità dell’Aria” come previsto da Regione Lombardia per il recepimento dell’Accordo del Bacino Padano stipulato il 9 giugno 2017, su tutta la Lombardia tira la solita irrespirabile aria, mitigata solo dalla variabilità meteorologica». Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, è convinta che continuando così non si risolverà quella che è ormai anche un’emergenza sanitaria:«Risanare l’aria richiede investimenti, che non ci sono. Basti confrontare la somma di finanziamenti ministeriali previsti dall’accordo per la Lombardia, che prevedono 4 milioni di euro per incentivi alla sostituzione di veicoli inquinanti e investimenti delle aziende agricole per il contenimento delle emissioni da stoccaggio e impiego di liquami zootecnici, con lo stanziamento statale ad ANAS per realizzare l’ennesima inutile opera stradale nell’area milanese: il nuovo collegamento Vigevano-Malpensa. I fondi del Ministero dell’Ambiente equivalgono all’1,6% dello stanziamento statale destinato ad una singola infrastruttura la cui realizzazione si pone in palese contrasto con le finalità di riduzione degli inquinanti. In ogni caso le somme stanziate per l’infruttuosa lotta allo smog sono nulla rispetto a quelle che si dovranno pagare in forma di sanzioni per non avere adempiuto agli obblighi di risanamento imposti dalla direttiva europea».

I dati presentati dall’ultimo studio sono allarmanti anche per Massimo De Rosa, deputato del Movimento 5 Stelle e attualmente candidato alle elezioni regionali proprio in Lombardia: «La nostra proposta parte da un presupposto: servono soluzioni di lungo periodo e non misure emergenziali. La danza della pioggia, unico strumento contro l’inquinamento finora proposto dagli altri partiti, non ha dato alcun risultato. Una prospettiva legata anche alla qualità della vita: non vogliamo il business della sanità finalizzato alla cura, quando spesso, purtroppo, è ormai troppo tardi. Il nostro programma, anche in Lombardia, è per la prevenzione e cura dell’ambiente, la qualità dell’aria significa prevenire le malattie. Un circolo vizioso [probabilmente si intendeva dire virtuoso, ndr] capace di generare benessere, non solo in termini di salute. Il risparmio sanitario sulla spesa pubblica, potrebbe essere restituito come servizi ai cittadini».