La stragrande maggioranza di questi impianti pericolosi è stato costruito nelle comunità di colore

Uragano Harvey, la mappa delle industrie a rischio in Texas

L'uragano non ha creato il problema, lo ha solo ingigantito

[1 settembre 2017]

Sierra Club ha pubblicato una  mappa digitale interattiva che individua  449 impianti industriali, raffinerie e strutture che rappresentano una grossa minaccia per le 25 contee del Texas più colpite dall’uragano Harvey.

La più grande e diffusa associazione ambientalista statunitense  ricorda che «Da decenni, Houston ospitato un’immensa concentrazione di impianti chimici e pe la produzione di plastiche,  raffinerie di petrolio e gas, siti Superfund, impianti per la produzione di combustibili fossili e di trattamento delle acque reflue che  tra gli altri, e, minacciando le comunità circostanti. La stragrande maggioranza di questi impianti è stato costruito nelle comunità di colore, aumentando il danno subito per questo disastro. Ora, sulla scia dell’uragano Harvey, la minaccia proveniente da questi impianti  si è ingigantita.

Il sito di Sierra Club sarà aggiornato in  base  segnalazioni accettate e  confermate di emissioni, perdite o incidenti.

Secondo il National Response Center della Guardia Costiera Usa sono state decine le telefonate che segnalavano fuoriuscite  di benzina, petrolio e il rilascio di contaminanti da fohnature e depuratori. Tra queste le situazioni più a rischio  sono l’impianto chimico di Arkema a Crosby, in Texas, dove ci sono state due esplosioni per una perdita di energia nell’impianto di  raffreddamento;  Da un serbatoio della raffineria ExxonMobil di Baytown,  parzialmente sommerso, sono d fuoriuscite  più di 12.000 libbre di benzene e toluene, due sostanxze cancerogene che ilasciano  composti organici volatili; Sono state segnalate perdite di gas da un gasdotto a Ingleside; A La Porte, dalla rottura di una tubazione è fuoriuscito per diverse ore cloruro di idrogeno anidro, un gas tossico; Dalla raffineria Shell Oll Deer Park ci sono state fuoriuscite di materiale; La pompa  di raffreddamento della  Chevron Phillips Chemical Cedar Bayou Plant  si è guastata, nonostante la compagnia avesse attuato un  arresto controllato della raffineria: Da un impianto di Vlero  sono fuoriusciti benzene e composti organici volatili non specificati; Un impianto Chevron Phillips ha riferito di aver dovuto bruciare più di 766.000 libbre di sostanze chimiche, liberando tossine pericolose nell’aria;  Un deposito  del terminal di Pasadena della Kinder Morgan si è inclinato, rilasciando 279.500 libbre di sostanze chimiche in una diga di contenimento; Un fulmine h colpito un serbatoio di stoccaggio in vetroresina nell’impianto petrolifero Karbuhn, provocando l’incendio di due serbatoi, con conseguente rilascio di sostanze tossiche, dello stesso impianto si è prodotto anche uno sversamento di greggio e acque inquinate.

Bryan Parras, un organizzatore di Sierra Club che si occupa di giustizia ambientale che abita vicino  uno di questi impianti  ha detto: «Vivendo a solo due miglia da una delle più grandi concentrazioni di impianti chimici  e raffinerie, ho visto il fumo nero che brucia da questi im pianti mortali e pericolosi, ho odorato il petrolio e le sostanze chimiche, e conosco la paura che colpisce quotidianamente  molte delle nostre comunità e che  è stata ingigantita da Harvey. Al momento, forse la cosa più terrificante è che non sappiamo semplicemente quello che sta succedendo a queste strutture. I monitor sono stati spenti, i lavoratori sono comprensibilmente fuggiti dai siti tossici e l’unico modo per sapere davvero cosa succede è quando lo vediamo e lo annusiamo. Le persone vogliono tornare a casa, ma temono l’ignoto e, quando va bene, sono scettiche sui rapporti dell’industria. I crimini ambientali contro la mia comunità e migliaia di persone  come noi avvengono da  decenni, e super-tempeste come Harvey aumentano solo le minacce che affrontiamo. Per quanto mi ricordo, la mia città natale Houston è stata cosparsa di impianti chimici pericolosi, di raffinerie di petrolio e gas e di rifiuti pericolosi. Questi siti hanno causato per anni  devastazioni per la mia famiglia, i miei amici e i miei vicini, inquinando l’aria e l’acqua con tossine mortali. L’uragano Harvey non ha creato il problema che affronta la mia comunità, ma lo ha ingrandito. Questa mappa mostra al mondo le minacce con le quali abbiamo vissuto per anni e le ingiustizie ambientali per le quali siamo stati venduti. Il disastroso incendio ad Arkema  dimostra solo il pericolo che la nostra comunità dovrà affrontare per i giorni e le settimane a venire. Quando le nubi si apriranno e  il sole ritornerà, e cominceremo  pensare alla ricostruzione, dobbiamo assicurarci che il ripristino sia giusto e equo e che le comunità non siano mai più sfollate né minacciate da questi siti tossici, non importa quale tempo farà».