Il camino dei gas di scarico troppo vicino a Ronconbilaccio

Variante di valico, dubbi sul monitoraggio dell’aria

[10 settembre 2013]

Roncobilaccio, una frazione del Comune di Castiglione dei Pepoli, sull’Appennino Tosco-Emiliano, è una piccola comunità che da tempo convive con i disagi causati da uno dei cantieri più impattanti d’Italia, quello per la Variante di Valico, un tracciato alternativo all’attuale A1, necessario a superare i disagi cronici di quel tratto di autostrada. Pur trovandosi in una zona di boschi e montagne, negli ultimi 8 anni gli abitanti del paese hanno dovuto fare i conti con sorgenti prosciugate, corsi d’acqua intubati, il tunnel di servizio alla galleria di base a poca distanza dal Paese, una centrale di betonaggio a ridosso del centro abitato, dove venivano continuamente  trasportati e macinati i materiali estratti  dalla galleria.

Il tratto in variante si conclude con la cosiddetta galleria di base, lunga circa 8.590 m. e con valico a quota 490 metri sul livello del mare, che è l’opera principale di tutta la Variante di Valico e che collegherà Toscana ed Emilia-Romagna, tra la futura area di servizio di Badia Nuova a nord ed il nuovo svincolo di Poggiolino a sud.

Ora che i lavori sono in via di completamento e che Roncoblilaccio potrebbe finalmente tornare alla normalità, il paese si ritrova un’eredità indesiderata: il camino dove andranno a finire i gas di scarico prodotti all’interno della galleria di base. Il problema è che a soli 300 metri dall’abitato di Roncobilaccio è prevista la realizzazione di una centrale di ventilazione, dalla quale usciranno i gas di scarico del traffico congestionato ed i fumi nocivi prodotti da eventuali incendi che si dovessero verificare in galleria. Esiste il rischio concreto che dal camino possano fuoriuscire sostanze altamente inquinanti e nocive, ma il reale impatto  sulla popolazione potrà essere valutato soltanto una volta entrato in funzione.

Partendo da questi problemi e dalla convinzione che i lavori per la Variante di Valico erano necessari, quest’anno a Roncobilaccio si è costituito un circolo di Legambiente molto pragmatico che chiede «Lo spostamento della sorgente inquinante della centrale di ventilazione in aree lontane dal centro abitato e completamente disabitate quale unica soluzione per eliminare ogni rischio per la salute e per l’ambiente».

Secondo gli ambientalisti quello del camino  è «Un progetto sbagliato che rischia di compromettere la qualità dell’aria, le condizioni di vita e la salute degli abitanti» ed i primi dati sulla qualità dell’aria sembrano confermare le loro perplessità.

Legambiente Roncobilaccio spiega che «Sul sito dell’Osservatorio e sull’ultimo numero di giugno del periodico di Autostrade per l’Italia, sono pubblicati i primi dati relativi al monitoraggio ante operam sulla qualità dell’aria effettuato nel periodo invernale (tra febbraio e marzo) dalla Spea, la Società di ingegneria di Autostrade per l’Italia. Non sono ancora stati pubblicati, nonostante siano passati mesi, i dati relativi al monitoraggio effettuato in primavera. Secondo i tecnici della società, l’aria è sotto controllo», ma Legambiente aveva chiesto che fosse sancito «L’obbligo di una campagna di monitoraggio in continuo sulla qualità dell’aria dell’abitato, fatta da un ente esterno e indipendente che potesse garantire l’attendibilità delle misurazioni, attraverso l’installazione di centraline fisse di misurazione dei principali inquinanti. E invece, oggi, si possono leggere i risultati di una sola campagna di monitoraggio – spot – decisa autonomamente e in condizioni meteo quanto meno sfavorevoli (basta guardare le foto del mezzo mobile di rilevamento, coperto di neve). Quanto ai dati, oltre all’indicazione dei valori di riferimento così come da normativa, vengono riportate solo le medie massime, senza nessun dato relativo ai trend dei valori misurati relativi a tutto il periodo».

Federico Alpini, presidente del Circolo di Legambiente di Roncobilaccio, sottolinea che «Il monitoraggio è stato affidato a Spea, che aldilà delle competenze tecniche, certo non assicura quell’indispensabile terzietà sulle rilevazioni, trattandosi di una società collegata proprio ad Autostrade per l’Italia, che sta realizzando l’opera. Se vogliamo davvero verificare le condizioni dell’aria prima e dopo i lavori, l’unico modo è attivare un monitoraggio permanente, con dati immediatamente disponibili e consultabili da tutti. Riteniamo un monitoraggio condotto con queste modalità palesemente insufficiente e poco significativo, considerando che in gioco c’è la salute di un’intera comunità. Questi palliativi non sono certo la soluzione al problema, l’unico modo per eliminare qualsiasi rischio per la salute e per l’ambiente, rimane quello di spostare la sorgente inquinante della centrale di ventilazione in aree disabitate e lontane dal centro abitato di Roncobilaccio».