Legambiente: «Accolte alcune osservazioni. Nulla di concreto su monitoraggio Aia e controlli»

Via libera al decreto Ilva, Renzi «Questa è la volta buona»

Verdi e SEL: «Incostituzionale». Alternativa Libera: «Buon affare, ma non per i tarantini»

[3 marzo 2015]

Il premier Matteo Renzi ha annunciato su Facebook che «Alla Camera è stato approvato definitivamente il decreto legge su Taranto (e sull’Ilva). Un progetto serio che riguarda tutta la città, non soltanto il polo siderurgico. Risaniamo e rilanciamo l’Ilva, perché è una realtà strategica per il Paese. Ma lo facciamo mettendo al centro la tutela dell’ambiente, ci sono i fondi per le bonifiche e le risorse per il porto e per il museo. Ci siamo assunti la responsabilità e l’impegno a rimediare gli errori fatti in quella città, che merita tutta l’attenzione dello Stato.  Perciò, questo resta per me uno degli atti più emozionanti, pensando ai lavoratori, alle famiglie, ai bambini di questa città bella e disperata. Riparte la speranza: questa è #lavoltabuona anche per Taranto».

Ma secondo Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, il decreto Ilva approvato oggi è  senso unico: «schiacciato sulle esigenze della produzione, invece che sulla necessità di protezione della salute e dell’ambiente. Seguiremo nelle prossime settimane l’effettivo inserimento in altro provvedimento legislativo di norme che consentano il potenziamento degli organici di ARPA Puglia e l’arrivo dei fondi sequestrati dalla magistratura milanese e vincolati all’attuazione delle prescrizioni AIA, la dotazione finanziaria assegnata al Commissario rende comunque possibile cominciare a mettervi mano senza attendere».

Per Legambiente di positivo c’è che «Nella conversione in legge dell’ultimo decreto Ilva è stata completamente modificata la norma con cui si dispone l’utilizzo delle somme sottoposte a sequestro penale ai fini della realizzazione del Piano ambientale. I cambiamenti apportati dovrebbero rendere disponibili per l’attuazione delle prescrizioni AIA 1 miliardo e 900 milioni di euro. A queste disponibilità vanno aggiunti 150 milioni provenienti da Fintecna e 400 milioni di finanziamenti che dovrebbero essere erogati dalla Cassa Depositi e Prestiti con garanzia dello Stato. Al Commissario vengono quindi messe a disposizione risorse certe aggiuntive con cui può da subito cominciare ad effettuare gli interventi previsti dal Piano Ambientale.

Nel decreto, poi, è stata introdotta una esplicita indicazione dei tempi di ultimazione del Piano Ambientale, coincidente con la scadenza del 4 agosto 2016, già prevista dal Decreto Legge n. 61 del 2013. Accolta anche la richiesta che il Ministro dell’ambiente presenti alle  Camere una relazione  sull’attuazione dell’AIA e sulle risultanze dei  controlli  ambientali effettuati, ma con cadenza semestrale invece che trimestrale come da noi proposto. Infine, il Programma per la bonifica dell’area di Taranto deve essere contenuto nel Contratto istituzionale di sviluppo (CIS) che andrà sottoscritto entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, così da fissare un termine ravvicinato per la predisposizione del Programma delle bonifiche».

Gli ambientalisti sottolineano che «Purtroppo il decreto manca ancora di indicazioni tese a migliorare la protezione ambientale e sanitaria e non ci sarà nessun incremento di monitoraggi e controlli: non ci sarà la Valutazione del Danno Sanitario per lo Stabilimento ILVA prodotta da Arpa Puglia utilizzando criteri metodologici più protettivi per la salute dei cittadini, né l’obbligo che il Piano Ambientale venga attuato dal Commissario straordinario secondo le scadenze intermedie in esso stabilite, né la comunicazione entro 30 giorni delle scadenze degli interventi che il Piano Ambientale rinvia a data successiva alla adozione del piano industriale (che continua a non esistere). Legambiente aveva chiesto che il Commissario comunicasse entro 30 giorni la proposta di riesame del piano di monitoraggio e di controllo presente nell’AIA così come previsto dal Decreto di emanazione del Piano Ambientale (DPCM 14 marzo 2014, articolo 2 comma 7), ma nessuna di queste richieste è stata accolta, lasciando così totale discrezionalità al Commissario e senza alcun obbligo di rendere subito esigibile l’aggiornamento del piano di monitoraggio e controllo  previsto dall’AIA. Inoltre, non  si è inserito nel decreto il potenziamento degli organici di ARPA Puglia necessario a potenziare l’attività di monitoraggio e controllo».

La responsabile ambiente del PD, Chiara Braga, ha detto che «Il Partito Democratico ha sostenuto con forza questo provvedimento, convinto che la sfida vincente di un binomio che unisce ambiente e sviluppo sia una sfida che a Taranto e nel Paese si può finalmente vincere. Con la conversione del decreto legge sull’ILVA si fa un altro passo avanti importante sul risanamento ambientale dell’area di Taranto e sul rilancio dell’attività industriale.Questo provvedimento tiene fortemente insieme l’obiettivo della continuità produttiva con quello della bonifica e del risanamento ambientale, creando le condizioni per avere finalmente a disposizione quasi 2 miliardi di euro destinati ad attuare tutte le indicazioni contenute nel piano ambientale.  Le risorse di Fintecna sbloccate e le nuove linee di credito attivate, consentiranno di proseguire l’attività e insieme di sostenere in larga misura un indotto diffuso in tutta Italia. Sono stati confermati i tempi massimi di attuazione degli interventi previsti dall’AIA, che rimangono fissati all’agosto 2016 con un piano ambientale che andrà attuato integralmente, mentre abbiamo avuto rassicurazioni dal governo riguardo al prossimo potenziamento della struttura di Arpa Puglia per le attività di controllo e monitoraggio ambientale. Infine, la più puntuale definizione del procedimento necessario per rendere disponibili in capo all’amministrazione straordinaria le risorse già sequestrate ai Riva da parte della Procura di Milano, pari a 1,2 miliardi di euro, a cui potrebbero aggiungersi altri 700 milioni di euro, consentono di dare concretezza al piano di risanamento ambientale e alle bonifiche attese da anni dal territorio tarantino».

Non è assolutamente d’accordo con quanto dice Renzi e il Pd il leader dei Verdi Angelo Bonelli: «In nome del popolo inquinato e ammalato, ingiustizia è fatta: la camera dei Deputati oggi ha convertito in legge il decreto su Ilva, il settimo in quasi tre anni, che condanna la popolazione di Taranto a vivere con la diossina e con i veleni. Si continua a voler continuare a tenere in vita un modello produttivo che a Taranto non è riparabile essendo quello dell’Ilva un impianto vecchissimo, che produce un inquinamento, secondo gli studi dell’Istituto superiore di sanità, che ha provocato un aumento della mortalità infantile del +21% e del + 54% di malattie tumorali tra i bambini rispetto alla media. La legge approvata oggi è incostituzionale a partire dalla norma feudale che garantisce l’impunità penale ai commissari Ilva e perché sospende le leggi di tutela sanitaria e ambientale. Questo decreto serve per garantire i crediti delle banche con i soldi dello Stato e quindi dei cittadini, mentre i tarantini continuano a morire nelle corsie degli ospedali. Ma al governo e al parlamento è sfuggita una cosa importante: su Ilva esiste un provvedimento dell’autorità giudiziaria di sequestro degli impianti e nel caso di sentenza di condanna definitiva per la legge quegli impianti saranno confiscati. Ecco perché sarebbe stato necessario da parte del governo e del parlamento avere più coraggio nell’innovazione affinché si realizzasse quella conversione industriale come accaduto a Bilbao, realizzare le bonifiche quelle vere e non la farsa in corso perché il danno ambientale provocato è di 8 miliardi di euro. Oggi invece il parlamento ha condannato Taranto a morire nella diossina».

A Bonelli ribatte indirettamente Salvatore Tomaselli, capogruppo Pd in Commissione Industria e relatore del dl Ilva in Senato, «Ora guardiamo al domani. Ora, con l’approvazione anche della Camera del dl Ilva, che diventa legge dello Stato, i lavoratori di questo grande polo siderurgico e i cittadini di Taranto potranno ricominciare a guardare con fiducia al domani, dopo che per anni sono stati vittime in una vicenda unica nella storia industriale del nostro Paese.  Grazie alla legge, l’ILVA tornerà ad essere un’azienda sana e in grado di competere nella sfida globale per l’acciaio che la potrà vedere, in tempi brevi, di nuovo protagonista, mettendo in sicurezza il risanamento ambientale e la tutela della salute, assieme alla continuità produttiva e occupazionale. In tutto questo, Governo e Parlamento hanno svolto un ruolo positivo e hanno scritto una pagina di buona politica».

E’ d’accordo con Bonelli l’ex M5S Samuele Segoni, deputato di Alternativa Libera, che, intervenendo  in aula alla Camera sul voto finale sul nuovo decreto legge sull’Ilva, ha detto: «E così sono sette, come i vizi capitali, i decreti “Salva Ilva” emanati dai Governi succedutisi negli ultimi anni. E così anche questo decreto consolida il processo per cui, decreto dopo decreto, Taranto e i tarantini si sono visti progressivamente spogliare di ogni tutela e garanzia. In spregio alla nostra Costituzione a Taranto abbiamo costretto la popolazione a barattare la salute per il lavoro. Con questo decreto si aggirano le prescrizioni del piano Aia: basterà rispettare solo la quota dell’80%, indipendentemente dalla rilevanza del loro contenuto, e noi già ci immaginiamo cosa succederà; rimarranno fuori le prescrizioni più onerose anche se fondamentali per la tutela della salute, come la copertura dei parchi minerari, con conseguenze negative per la salute pubblica. Il polo oncologico pediatrico rimane fermo al palo, è assente un piano industriale e non c’è l’impulso ai green jobs,  ma quello che è ancora più grave è che a Taranto nessuno è responsabile verso l’inquinamento ambientale, verso i lavoratori e i cittadini. L’Ilva con questo decreto è diventato un buon affare, ma non certo per i tarantini. Per i cittadini, per la difesa dei principi costituzionali come il lavoro, la salute, il territorio, la giustizia, Alternativa libera voterà contro l’approvazione del decreto».

Anche SEL ha votato contro «Un testo blindato sul quale ci è stato impedito di cambiare anche solo una virgola, con la bocciatura di tutti i nostri emendamenti. Un decreto che viola la Costituzione e il diritto comunitario come evidenziato dalla ennesima apertura di una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese. L’esclusione della responsabilità penale ed amministrativa del commissario, e dei suoi delegati, in riferimento alle condotte connesse alla attuazione dell’AIA viola il principio di uguaglianza davanti alla legge e il principio della responsabilità dei funzionari dipendenti dello Stato».

il capogruppo di Sel alla Camera Arturo Scotto e la deputata tarantina di Sel Donatella Duranti sono convinti che «La previsione dell’attuazione dell’80% delle prescrizioni AIA, riferite alla quantità e non alla qualità, viola l’obbligo di tutela del paesaggio e della salute, nonché l’obbligo di impedire che l’iniziativa economica arrechi danno alla dignità ed alla sicurezza dei cittadini. La legge regionale sulla valutazione del danno sanitario viene indebolita con conseguente violazione del principio secondo il quale la tutela della salute rientra nella legislazione concorrente.

Si produce infine un cortocircuito con le normative europee che si basano sui principi di precauzione, prevenzione e correzione nonché sul principio del “chi inquina paga”. Il decreto di oggi è l’ennesimo simbolo di un governo incapace, buono solo a guadagnare tempo giocando sulla pelle dei cittadini e lavoratori. Taranto non si merita assolutamente tutto questo. In questa città, sito di interesse nazionale, con una delle aree contaminate più pericolose della nazione, lo Stato da un lato ed il capitalismo cialtrone dall’altro hanno svelato, e continuano a svelare, il loro volto da predoni».

Scotto e Duranti concludono: «Servirebbero investimenti seri per il risanamento ambientale, per l’innovazione e la diversificazione produttiva e per la valorizzazione culturale e turistica della città di Taranto. Per l’ennesima volta però, nulla di tutto questo è stato fatto. Per tutte queste ragioni il nostro no è stato forte ed evidente. Lo diciamo con grande convinzione e sofferenza: se Taranto non si salva e cambia, non si salverà e non cambierà l’Italia, ed il nostro Paese non uscirà da una “modernità” che calpesta diritti e dignità».