Domani No Airgun di Goletta Verde a Punta Penna a Vasto, dove morirono 7 capodogli

Via libera alle prospezioni di gas e petrolio in Adriatico. Chi si ricorda del referendum del 17 aprile?

Domani No Airgun di Goletta Verde a Punta Penna a Vasto, dove morirono 7 capodogli

[1 agosto 2016]

prospezioni hoffshore Adriatico

Il 26 luglio il Tar Lazio ha bocciato il ricorso presentato dalla Provincia di Teramo, da 7  Comuni della Costa teramana e da due Comuni marchigiani contro il decreto Via che permette alla  Spectrum Geo di effettuare attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nell’Adriatico per 30.000 km2. Gli enti locali contestavano la procedura seguita dai ministeri competenti: dai confini dell’area interessata, fino alla mancata Valutazione ambientale strategica.  Invece il Tar del Lazio in aperta contraddizione con una  precedente sentenza che ha permesso lo smantellamento di Ombrina Mare, ha detto che la Via è legittima  perché si tratta di «un’attività di prospezione e non di ricerca», aprendo così all’utilizzo della contestatissima tecnica dell’air gun, perché avrebbero un impatto ambientale più trascurabile, malgrado che gli esperti di cetacei la pensino in tutt’altra maniere a che le prospezioni riguardino il mare di 5 regioni.

Secondo il Coordinamento nazionale No Triv è «Una sentenza che, dal punto di vista giuridico, non sta né in cielo né in terra (né – è proprio il caso di dirlo – in mare!). Si spera che i ricorrenti vogliano proporre immediato ricorso in appello al Consiglio di Stato».

Domani Goletta Verde torna dopo un anno alla spiaggia di Punta Penna a Vasto, per dire #stopOilAirgun, ovvero l’utilizzo della tecnica per le prospezioni petrolifere in mare che ha un impatto devastante sull’ecosistema marino, in particolare sui cetacei, e sulla pesca. Secondo gli ambientalisti, «Il pericolo dell’airgun è infatti ancora attuale dopo che il TAR del Lazio ha bocciato il ricorso presentato dai comuni abruzzesi e marchigiani. In questo modo si da sostanzialmente il via libera alla richiesta della Spectrum Geolimited, di condurre indagini con l’airgun».

In quasi 50.000 hanno sottoscritto su Change.org l’appello del Cigno Verde contro l’airgun e gli interessi delle grandi compagnie petrolifere e domani dalla spiaggia di Punta Penna, dove nel settembre del 2014 si sono spiaggiati 7 capodogli, Goletta Verde torna a chiedere con forza «al Governo e a tutti gli schieramenti politici di vietare da subito l’utilizzo dell’airgun per la ricerca di petrolio e gas sotto i mari italiani. Un impegno già più volte annunciato dalla maggior parte dei gruppi parlamentari ma rimasto ad oggi ancora disatteso».

Una delle protagoniste del movimento No Triv, Anna Lombroso, scrive su  Simplicissimus: «Ah, me li ricordo bene quelli che non valeva la pena di andare a votare al referendum sulle trivelle. C’era il popolo dei disillusi, quelli che tanto ormai il voto non serve a niente, quelli che “avete visto come è andato a finire il plebiscito sull’acqua pubblica?”, quelli che “i giochi sono già fatti”. E c’erano i tecnici, delle stirpe meno illustre di quelli che hanno accelerato la rovina del Paese e l’esproprio di sovranità, impegnati nella rivelazione al popolo bue della futilità della istanza di abrogazione della norma  che prevedeva l’estensione delle concessioni per le attività estrattive entro le 12 miglia nautiche: “che tanto entro cinque anni il 75% delle concessioni entro le 12 miglia andranno a scadenza, che tanto  entro il 2027 non ci sarà più una concessione attiva”, gli stessi che sbandieravano le  magnifiche sorti dell’indipendenza energetica grazie al prelievo, entro il 2020, di 22 milioni di tonnellate di idrocarburi, a copertura, nientepopòdimeno, del  fabbisogno di 4 mesi di consumi».

Insieme a loro, ricorda la Lombroso, c’erano gli operaisti di ritorno e poi c’erano i più realisti del re: quelli che «siccome a comandare sono i padroni, tant’è approfittare di un’occasione di sviluppo. Ma anche quelli così virtuosi che non vogliono sfruttare risorse altrui, di Paesi più “arretrati”, quindi è ragionevole sfruttare le nostre, nella non nuova convinzione che non si possa mettere fine alla spirale della speculazione, dell’abuso, là come qui, persuasi per ingenuità, dabbenaggine o interesse, che l’alternativa sia impossibile e impraticabile».

Secondo la Lombroso; «A tutti loro oggi è giusto rinfacciare che hanno sbagliato, che quel pronunciamento serviva eccome, perché forse avrebbe reso più arduo il parere di quel tribunale amministrativo» che autorizza la Spectrum Geo Limited a  cercare gas e petrolio in una zona che va da Rimini al Salento».

E proprio sullo svolgimento di quel referendum senza quorum, che ha visto quasi 14 milioni di elettori a dire no alle trivelle,  torna il presidente di Azione Civile, Antonio Ingroia, che annuncia di aver presentato il 28 luglio «un esposto alla Procura Regionale del Lazio della Corte dei Conti contro il presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi per danno erariale. A parere mio e del movimento di cui sono presidente esistono gravi responsabilità derivanti dalla violazione delle disposizioni legislative che disciplinano la corretta gestione delle risorse pubbliche». Ingroia  si riferisce agli appelli fatti da  Renzi agli elettori perché disertassero le urne il 17 aprile e spiega: «Nell’esposto contestiamo innanzi tutto la scelta della data, 17 aprile e non 5 giugno, giorno in cui erano previste elezioni amministrative in molte città. L’accorpamento avrebbe consentito un ingente risparmio di risorse pubbliche. Ma contestiamo anche il lancio di una massiccia campagna per l’astensione dei cittadini dal voto di aprile, puntando al fallimento del raggiungimento del quorum».

Secondo Ingroia,  Renz, «Ha violato la disciplina prevista dall’art. 98 del Testo Unico delle Leggi Elettorali in cui “chiunque investito di un pubblico potere (…) si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati o a vincolare i suffragi degli elettori (…) o a indurli all’astensione commette reato. Un reato punibile “con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000”. La stessa disciplina è stata estesa anche all’istituto referendario dall’art. 51 della legge 352/1970. Il combinato disposto del mancato accorpamento di referendum e amministrative  e il reiterato invito all’astensione ha di fatto contribuito in gran parte al mancato raggiungimento del quorum con uno spreco di risorse erariali che, a detta dello stesso premier, sarebbe stato di 300 milioni di euro».