Due parchi regionali e un’occasione mancata da 23 anni

Insieme all’Expo 2015 nascerà anche il Parco nazionale del Delta del Po?

Legambiente: «Tutela della biodiversità e sviluppo turistico siano un disegno comune»

[19 marzo 2014]

Il 14 marzo, a Mesola (Fe), il consorzio Visit Ferrara ha organizzato il seminario “Delta del Po: un marketing integrato per un’eccellenza unica”, per lanciare un accordo per il turismo integrato nell’area al confine tra  Veneto ed Emilia Romagna  ed è stata presentata una proposta di marketing territoriale del Delta del Po, per Expo 2015, che prova a superare, almeno sul versante turistico, la differenza amministrativa dei due parchi regionali e delle due regioni.

Il convegno di Mesola è stato l’occasione per le province di Ferrara e Rovigo per firmare un protocollo per considerare il Delta del Po e i due parchi regionali – quello del Delta del Po Emilia-Romagna e quello  Veneto del Delta del Po – come un’unica zona strategica dal punto di vista turistico e ambientale, dove «Avviare progetti congiunti di valorizzazione, promozione e commercializzazione dell’offerta turistica e di tutti i suoi ambiti collaterali, coinvolgendo le imprese, le loro associazioni, le Camere di Commercio, le Province, i Comuni e i due Parchi». L’accordo prevede anche «L’attivazione di iniziative di cooperazione interterritoriale e transnazionale in grado di intercettare risorse e fondi provenienti dalla nuova programmazione comunitaria 2014-2020».

Gianfranco Vitali, presidente del consorzio Visit Ferrara, ha spiegato che «Si tratta di un’iniziativa proposta da tutto il mondo territoriale privato, in quanto esistono due enti sul Parco che disorientano il mercato turistico. Creare un’unica realtà è importante in quanto le due principali Regioni del turismo italiano, capaci insieme di attirare 100 milioni di presenze l’anno, si avvicinano per una strategia condivisa. Così la Provincia di Ferrara diventa l’epicentro delle due Regioni più rilevanti in Italia per il turismo. Le barriere geografiche vanno abbattute, perché oggi si parla sempre più di territorio, che nel nostro caso è il più ampio territorio Unesco della penisola, con un’alta qualità naturalistica e vicino ai principali aeroporti dello stivale».

Quello dei parchi del Delta del Po è uno degli incredibili casi italiani di una assurda divisione amministrativa che dura da 23 anni, da quando sono stati istituiti i due Parchi regionali, separati dal più grande fiume italiano e che hanno biodiversità e ecosistemi identici e che dovrebbero avere obiettivi comuni per tutelare un inestimabile ambiente naturale, la zona umida più importante d’Italia. Un patrimonio storico ambientale unico nel Paese, come giustamente hanno compreso da tempo gli operatori del turismo ma non dalla politica localistica e dalle lobby che hanno sempre impedito l’istituzione di un Parco Nazionale.

Come sottolinea Legambiente, «Fino ad oggi le rigidità della politica e le divisioni amministrative esistenti tra le due regioni non hanno saputo rispondere alle esigenze degli operatori del settore turistico, che invece, con questa iniziativa, hanno dimostrato di avere una lucida visione di come il patrimonio ambientale sia un valore che può creare economia». Infatti, secondo gli ambientalisti,  la carta vincente per il futuro del Delta del Po è proprio «Nel concepire lo sviluppo turistico dell’area di pari passo con un approccio che valorizzi e dia maggiore respiro alle potenzialità naturalistiche e paesaggistiche, scommettendo sul patrimonio ambientale, piuttosto che sul cemento e consumo di suolo. Occorre perciò fare seguire a questa esperienza un reale sistema di coordinamento della gestione delle due aree protette, che faccia dialogare i sistemi di vincoli, i regolamenti, la destinazione dei fondi come ad esempio quelli del Piano per lo sviluppo rurale,  e proponga un progetto di sviluppo verde complessivo dell’area. Legambiente ritiene quindi preoccupante che all’evento gli assessori al Turismo non abbiano pensato di coinvolgere in modo più strutturato i Parchi. Senza un ruolo attivo e il coinvolgimento di queste strutture ben difficilmente la visione di promozione turistica unitaria, può essere veramente efficace».

Ma quel che bisogna finalmente fare davvero per il Cigno Verde è istituire il Parco Nazionale del Delta del Po, «Superando finalmente le rigidità politiche e per un coordinamento comune nella gestione delle due aree protette divise solo su carta, attraverso un unico disegno sia in termini di tutela della biodiversità che di sviluppo turistico ed economico».

Gli ambientalisti ricordano ad amministratori ed operatori economici che «La scelta di istituire un unico ente parco nazionale per il Delta del Po sarebbe, inoltre, un motivo di  ulteriore apprezzamento da parte dell’Unesco che dovrà valutare la candidatura dell’intero delta a riserva mondiale della Biosfera (Mab) e che pone a base delle sue valutazione anche il modello gestionale. Arrivare a questo appuntamento avendo superato, dopo 23 anni di attesa, una artificiosa separatezza di un grande patrimonio di natura e di biodiversità di grande pregio servirebbe ad assicurare al Delta del Po il giusto riconoscimento internazionale».