Anche un italiano nella black list

Interpol, ecco chi sono i 9 criminali ambientali più ricercati al mondo [FOTOGALLERY]

La polizia internazionale chiede l’aiuto dei cittadini per l’operazione Infra-Terra

[20 novembre 2014]

L’Interpol chiede «l’aiuto dei cittadini di tutto il mondo» per trovare i 9 maggiori ricercati per reati contro l’ambiente, «al fine che i fuggitivi possano essere localizzati e condotti davanti alla giustizia».

L’organizzazione internazionale di polizia ha da poco lanciato l’operazione International Fugitive Round Up and Arrest (Infra-Terra), che punta all’arresto di 139 latitanti ricercati in 36 Paesi per reati come la pesca illegale, il traffico di specie selvatiche, il commercio e lo smaltimento illegale di rifiuti, la deforestazione ed il commercio illegale di avorio. L’Interpol sottolinea che di tratta della sua prima operazione che prende di mira individui ricercati specificamente per danni all’ambiente.

L’Interpol chiede l’aiuto della popolazione di tutto il mondo «per ottenere maggiori informazioni in grado di facilitare la localizzazione di 9 sospettati obiettivi dell’operazione Infra-Terra, per i quali non si è potuta trovare nessuna nuova pista durante la fase iniziale dell’operazione».

Tra i 9 ricercati il nemico pubblico numero uno dell’ambiente  è considerato  Feisal Mohamed Ali, sospettato di essere il capo della rete del traffico di avorio in Kenya. Ma subito dopo nella lista dei criminali ambientali più pericolosi c’è l’italiano Adriano Giacobone, ricercato per trasporto e smaltimento di rifiuti tossici, avvelenamento dei fiumi e altri reati.

Gli altri “most wanted” sono Ahmed Kamran, trafficante di fauna selvatica che avrebbe portato giraffe, uccelli protetti e impala dalla Tanzania al Qatar utilizzando un aereo militare, e poi Ariel Bustamante Sanchez, Ben Simasiku, Bhekumusa Mawillis Shiba, Nicolaas Antonius Cornelis, Maria Duindam, Sergey Darminov e Sudiman Sunoto.

Ioannis Kokkinis, criminal Intelligence officer dell’unità Fugitive Investigative Support  dell’Interpol che coordina Infra-Terra, chiede a chiunque abbia notizia di uno di questi pericolosi criminali di fornire ogni possibile informazione alle polizie locali o nazionali o direttamente all’Interpol  e sottolinea: «Come dimostra la campagna mondiale di sensibilizzazione Interpol Turn Back Crime, il modo migliore per prevenire la criminalità e di rendere il mondo più sicuro è che la polizia e l’opinione pubblica uniscano le loro forze. Anche il più piccolo dettaglio che potrebbe apparirvi insignificante è in grado di p far considerevolmente progredire  un affaire una volta associato ad altri elementi di prova già nelle mani della polizia. A volte è sufficiente una nuova prospettiva per rilanciare un’indagine e trovare indizio mancante che aiuterà a localizzare questi individui ricercati, alcuni dei quali eludono la giustizia da anni».

L’operazione Infra-Terra si basa sul successo di precedenti operazioni simili come Infra-Americas ed Infra-SEA, attuata nel sud-est asiatico, così come le operazioni mondiali Infra-Red attuate nel  2010 e nel 2012 e che hanno già permesso di arrestare ed individuare più di 600 criminali in tutto il mondo.

La collaborazione tra i Paesi interessati sembra andar bene e Andreas Andreou, Criminal Intelligence Officer dell’unità Environmental Security dell’Interpol, dice. «Siamo felici di vedere i nostri Paesi membri riunirsi nel quadro dell’operazione Infra-Terra per lottare contro gli attentati all’ambiente, così come per sensibilizzare tutto il mondo sui pericoli davvero reali di questo tipo di reati e sulla minaccia che costituiscono i loro autori.

Tra i partner dell’Interpol nel settore della sicurezza ambientale che sostengono l’operazione ci sono l’International Consortium on Combating Wildlife Crim, Wildcat Foundation, Usaid, Commissione europea e l’agenzia per la cooperazione e lo sviluppo della Norvegia.

L’italiano Stefano Carvelli, a capo dell’unità Fugitive Investigative Support dell’Interpol, conclude: «Pensiamo che a cattura di questi criminali contribuirà allo smantellamento dei gruppi organizzati che hanno trasformato lo sfruttamento dell’ambiente in un’attività professionale l lucrosa. Questi reati sono solo la punta dell’iceberg dei crimini ambientali, che secondo un rapporto curato da Interpol e Unep potrebbero valere tra i 70 e i 213 miliardi di dollari ogni anno».