Intimidazioni contro presidente e direttore del Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise

Solidarietà di Legambiente all’Ente Parco: «Ripristinare legalità e rispetto delle regole»

[14 dicembre 2014]

Giuseppe Di Marco presidente di Legambiente Abruzzo e Antonio Nicoletti responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente, dopo le notizie di azioni e proteste, riportate da alcuni organi di stampa abruzzesi, contro i vertici dell’Ente parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, esprimono la loro solidarietà al direttore e al presidente del Parco Nazionale «per le intimidazioni che hanno subito, da parte di un noto personaggio conosciuto dalle forze dell’ordine, che nelle giornata del 12 dicembre  ha stazionato sotto le abitazioni private di Antonio Carrara e Dario Febbo creando non poche preoccupazioni alle loro famiglie. Un gesto inqualificabile e una indebita pressione verso dei funzionari pubblici che svolgo il loro lavoro con umiltà e passione, ma che non devono sentirsi minacciati da chi pretende dal Parco quello che non gli è dovuto»

L’allevatore, certo Giuseppe Tatangelo, che accusa l’Ente Parco di voler far scomparire gli allevatori dall’area protetta, non è nuovo ad atti del genere, infatti il presidente del Parco Antonio Carraro, ha subito detto: «Anche se siamo abituati alle ricorrenti proteste del Tatangelo, il quale, non a caso, ha ricevuto un provvedimento amministrativo dell’autorità che gli impedisce di mettere piede a Pescasseroli, la vicenda non può essere derubricata a episodio folcloristico e merita di essere chiarita. Nessuno nel Parco vuole far scomparire gli allevatori, tanto è vero che la maggior parte di essi sa bene che grazie alla presenza del Parco riesce ad avere i rimborsi per danni da fauna selvatica con certezza e celerità, al contrario di quanto accade nei territori fuori Parco. Il Parco ha un sereno rapporto con la maggior parte degli allevatori con i quali esiste un confronto continuo, inoltre gli allevatori rispettosi delle regole sono benvenuti nel Parco, perché aiutano l’Ente a presidiare il territorio e a realizzare attività compatibili con la conservazione in tutte le aree nelle quali è possibile. Il signor Tatangelo non è tecnicamente un allevatore del Parco in quanto l’attività della signora Fiorella Silo (moglie di Tatangelo, ndr), intestataria dell’allevamento, si svolge al di fuori del territorio del Parco e le predazioni da fauna selvatica denunciate dall’allevamento della Silo si riferiscono tutte ai Comuni di Trasacco, Ortucchio e Collelongo che, notoriamente, non sono nel Parco d’Abruzzo ma fanno parte del territorio in Zona di Protezione esterna».

Inoltre l’Ente Parco precisa che la Silo  ha ricevuto gli indennizzi per i quali Silo, a norma del regolamento, aveva diritto: «per danni da lupo e da orso, accertati nella zona di protezione esterna del Parco, la somma di 13.200 euro nel 2012, di 12.300 euro nel 2013, oltre ai 10.000 euro per il 2014».

Carraro conclude: «I mancati risarcimenti lamentati dal Tatangelo si riferiscono a predazioni avvenute fuori della zona di protezione esterna, a predazioni in territori nei quali, in assenza di una regolare autorizzazione, il pascolo è da considerarsi abusivo e, infine, a presunte predazioni da lupo e da orso che il personale del Parco non ritiene tali. Al di là dei chiarimenti nel merito, dai quali come Ente pubblico non possiamo esimerci, ritengo gravissimo che in un paese civile funzionari pubblici, che provano a fare solo il proprio dovere, ricevano pressioni nella sfera delle proprie abitazioni con comportamenti che assumono il carattere dell’intimidazione, minando la serenità e la tranquillità di contesti familiari. Tra le tante forme di tutela dei cittadini non è prevista la pressione e l’intimidazione dei funzionari pubblici che devono poter svolgere il proprio lavoro in tranquillità e coscienza. Mi aspetto che il prefetto e le forze dell’ordine intervengano per evitare che si ripetano simili episodi».

Legambiente sottolinea: «Come è stato chiarito nel comunicato del Parco  non esistono problemi con la stragrande maggioranza degli allevatori che operano nel rispetto delle regole,  e relativi ai danni arrecati agli allevamenti dalla fauna selvatica. Quando questi sono correttamente denunciati e accertati dall’Ente parco, nel rispetto delle leggi vigenti, vengono risarciti nelle forme dovute anche se avvengono nella Zona di perimetrazione esterna (ZPE). Permangono, invece, forti criticità per i danni che vengo accertati al di fuori della Zona di protezione esterna, dove la responsabilità dell’accertamento del danno è una responsabilità delle autorità sanitarie locali, mentre il pagamento degli indennizzi è a carico della Regione. In questi casi l’Ente parco non ha nessuna responsabilità. Chiediamo perciò alle istituzioni competenti di mettere in atto misure concrete per garantire la serenità necessaria a chi lavora nel Parco ed evitare che si ripetano simili gesti. In particolare alla Regione Abruzzo, per quanto le compete, chiediamo di rimuovere rapidamente tutti gli ostacoli burocratici che rallentato accertamenti e indennizzi dovuti. Infine, al mondo produttivo “sano” di prendere le distanze da gesti impropri di personaggi equivoci che deturpano l’immagine di tanti e onesti e capaci allevatori».