Le prime anticipazioni dei risultati dell’Intergovernmental Panel on Climate Change

Il nuovo report Ipcc: i cambiamenti climatici porteranno più guerre, fame e calo del Pil

[19 marzo 2014]

The Indipendent è entrato in possesso della bozza della versione finale della seconda delle tre pubblicazioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), l’indagine più completa sulle conseguenze del cambiamento climatico mai intrapresa, che dovrebbe essere presentata alla fine del mese. Purtroppo, non c’è da aspettarsi buone notizie.

Entro la fine del secolo, come sottolinea l’articolo “Official prophecy of doom: Global warming will cause widespread conflict, displace millions of people and devastate the global economy”, i cambiamenti climatici provocheranno migrazioni di centinaia di milioni di persone, aumentando il rischio di conflitti armati e provocando perdite per migliaia di miliardi di dollari all’economia globale.

Il nuovo documento Ipcc redatto da centinaia di scienziati si basa su migliaia di studi peer-reviewed e prevede che entro il 2100 «centinaia di milioni di persone saranno colpite da inondazioni costiere e dovranno essere sfollate a causa della perdita di terreno». Il continente più colpito sarà l’Asia: soprattutto la parte orientale (quindi Cina), il sud-est asiatico e la parte  meridionale (India). A rischio sembrano soprattutto le basse pianure costiere e le isole, come quelle del Bangladesh, che verranno sempre più sommerse, erose, e subiranno le inondazioni portate dalle tempeste o dalle alluvioni.

Anche con aumenti delle temperature locali di un grado centigrado superiori ai limiti pre-industriali, e dunque relativamente bassi rispetto alla soglia di rischio di  2° C fissato dall’Unfccc, le previsioni per le rese agricole mondiali sono ad “impatto negativo”. Per grano, riso e granturco nelle regioni tropicali e temperate si annunciano periodi difficili. Il rapporto prevede che il cambiamento climatico ridurrà i rendimenti medi fino al 2% per il resto del secolo. A contraltare, le bocche da sfamare incrementeranno: si stima che la popolazione umana aumenterà del 14% ogni 10 anni fino al 2050.

Brutte notizie anche per il Pil mondiale. The Indipendent riporta così le previsioni del rapporto Ipcc: «Un aumento della temperatura media globale di 2,5° al di sopra dei livelli pre-industriali può portare a perdite economiche aggregate globali tra lo 0,2 e 2,0% del Pil». Il Pil mondiale nel 2012 ammontava a 71.800 miliardi di dollari, il che significa che una riduzione del 2 per cento sarebbe come cancellare 1.400 miliardi di dollari di produzione economica mondiale all’anno.

Per quanto riguarda la salute umana, fino alla metà del secolo attuale, il cambiamento climatico esacerberà i problemi già esistenti, aumentando malattie e mortalità in diverse regioni del mondo a causa di ondate di calore più intense e di incendi più grandi e frequenti, aumentando la probabilità di denutrizione e di malattie legate al cibo ed all’acqua. «Senza un accelerazione negli investimenti per gli adattamenti previsti – si legge nella bozza – il cambiamento climatico entro il 2050 potrebbe aumentare il numero di bambini malnutriti sotto i cinque anni di 20-25 milioni a livello globale, o del 17-22%».

I cambiamenti climatici nel corso del XXI secolo potrebbero modificare significativamente la geografia umana e la geopolitica: le ondate migratorie comprometteranno la sicurezza, aumentando indirettamente i rischi di conflitti violenti sotto forma di guerra civile, la violenza inter-gruppo e le proteste violente, esacerbando i driver  noti di questi conflitti, come la povertà e crisi economiche.

I piccoli Stati insulari e in altri luoghi altamente vulnerabili all’innalzamento del livello del mare dovranno affrontare sfide importanti che metteranno in discussione la loro integrità territoriale o addirittura la stessa esistenza come nazioni.

Non solo: «Alcuni impatti “transfrontalieri” del cambiamento climatico, quali i cambiamenti nel ghiaccio marino, le risorse idriche condivise e la migrazione degli stock ittici hanno il potenziale per aumentare la rivalità tra gli stati». La bozza del rapporto Ipcc afferma che «i rischi per l’acqua dolce connessi al cambiamento climatico aumentano significativamente con l’aumento delle emissioni di gas serra», e che il cambiamento climatico «ridurrà le risorse idriche sotterranee e superficiali rinnovabili in modo significativo in molte regioni subtropicali secche», esacerbando così la competizione per l’acqua. Così, non solo l’uomo, ma anche le specie animali e vegetali terrestri e d’acqua dolce dovranno affrontare un aumento del rischio di estinzione durante e dopo il XXI secolo.