Ispra, di nuovo sul tetto contro tagli e licenziamenti: «Renzi come Berlusconi»

[16 dicembre 2014]

Oggi i lavoratori dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) aderenti all’Unione sindacale di base (Usb) hanno occupato la sala riunioni del Consiglio d’Amministrazione dell’Istituto, «per protesta contro la situazione generale dell’ente e il rischio che a fine anno oltre 60 tra ricercatori e tecnici vengano lasciati a casa». Lo stato di agitazione prosegue con un’assemblea permanente e aperta alla quale partecipano circa 100 lavoratori, cui seguiranno nuove azioni di lotta all’interno e all’esterno dell’Ispra.

Secondo il coordinamento Usb dell’Ispra, «i problemi causati dal tagli al bilancio dell’ente voluti dal Governo Renzi e da quelli che l’hanno preceduto, insieme alla volontà del Ministero vigilante, quello dell’ambiente, di demolire il ruolo pubblico dell’Ispra e le sue attività, mettono a rischio la stessa sopravvivenza dell’istituto e il lavoro di ricerca e controllo ambientale messo in campo finora. In particolare, i responsabili della Direzione generale per la protezione della natura e del mare del Mattm stanno rinviando da tempo la firma per la proroga della convenzione sulla Strategia Marina (Marine Strategy), direttiva europea che l’Italia deve attuare entro il 2020 (pena procedura di infrazione) e sulla quale finora l’Ispra ha avuto un ruolo fondamentale. Oltre 20 ricercatori verranno licenziati se l’accordo non venisse stipulato entro la fine dell’anno, ma soprattutto si andrebbe verso una vera e propria “privatizzazione” delle attività, che finirebbero per essere svolte da soggetti disposti a rinunciare completamente a un ruolo terzo pur di incassare i fondi europei».

Secondo i sindacalisti però l’attacco all’Ispra è da valutare anche all’interno di quello più generale contro la ricerca pubblica in Italia: «I continui tagli degli ultimi anni, che si sommano al già basso volume di investimenti nel comparto, stanno portando all’indebolimento o smembramento di tutti i presidi pubblici del nostro paese: l’attacco a chi si occupa di ambiente, oltretutto, non può essere casuale, visto il ruolo di vigilanza che Ispra deve avere rispetto all’impresa privata (e l’esempio dell’Ilva è solo il più clamoroso). Il governo neoliberista di Matteo Renzi e i suoi padrini vogliono sbarazzarsi completamente del controllo pubblico, e l’indebolimento economico e politico dell’Ispra rappresenta una chiara strategia per andare verso lo smantellamento dell’ente, come sta accadendo anche con Isfol e Cra/Inea, in settori altrettanto strategici come lavoro e agricoltura».