Israele e gli ambientalisti italiani, la storia (inventata) di un accordo

Anche BDS Italia ha smentito il “gemellaggio” con Beautiful Israel, ma sui social network continuano le accuse

[2 aprile 2015]

Il 4 febbraio in un comunicato  zeppo di riferimenti biblici, l’Italian Council for a Beautiful Israel, dava conto di un incontro al quale avevano partecipato il ministro dell’ambiente italiano Gian Luca Galletti, altre personalità politiche e culturali italiane ed i  rappresentanti di  Legambiente, Wwf Italia, Greenpeace Italia e Italia Nostra. Beautiful Israel alludeva anche  possibili collaborazioni con queste organizzazioni: «Motivo dell’incontro, è l’opportunità di scambiare esperienze e di confrontarsi sulle più urgenti problematiche ambientaliste, anche in prospettiva del prossimo EXPO 2015 e dell’invito rivolto al Ministro ed ai Presidenti delle associazioni ambientaliste di un viaggio in Israele per conoscere quali risorse vengono impiegate nella difesa della natura».

Il 25 febbraio BDS Italia, un movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele, costituito da associazioni e gruppi che hanno aderito all’appello della società civile palestinese del 2005, emetteva a sua volta un comunicato  che riferiva dei contatti avuti con Legambiente, Greenpeace e Wwf  grazie ai quali aveva «Potuto constatare che non esiste nessuna ipotesi di collaborazione con Beautiful Israel» e che  le 3 associazioni ambientaliste «Hanno inoltre dichiarato di non essere intenzionate ad accogliere alcun invito di Beautiful Israel a fare “un viaggio in Israele per conoscere quali risorse vengono impiegate nella difesa della natura”».

Questo non è bastato a chi su Facebook e Twitter aveva già  accusato  Legambiente, Wwf e Greenpeace di aver stretto un vero e proprio patto di collaborazione, una sorta di gemellaggio, con Beatiful Israel e di essere pronti a partire con Galletti verso la Terra Santa. Naturalmente, come accade sempre più spesso, i dietrologi ed i complottisti da social network hanno preso particolarmente di mira Legambiente, la più “politica” delle tre associazioni, che, soprattutto dopo l’incontro chiarificatore con BDS Italia, non ha ritenuto rispondere. Ma ora  sono sempre più i soci del Cigno Verde che segnalano alla direzione nazionale mail e blog che rilanciano “lo scoop” di una presunta complicità dei vertici dell’associazione con il governo di destra israeliano attraverso questo fantomatico accordo con  l’Italian Council for a Beautiful Israel .

Come scrivono la direttrice e il presidente di Legambiente Rossella Muroni e Vittorio Cogliati Dezza, in una nota tra il divertito e l’ironico  inviata al Direttivo dell’associazione, «Effettivamente come tematica di attacco a Legambiente ci mancava solo questa! ora la collezione è completa!!!!»

Ma cosa è successo? In realtà Beautiful Israel, come molte associazioni di ogni colore e tendenza,  ha aderito alla giornata della Festa dell’Albero 2014 a Roma, poi Legambiente, Wwf e Greenpeace hanno partecipato ad una cena all’ambasciata israeliana durante la quale l’Italian Council for a Beautiful Israel  ha chiesto alle associazioni ambientaliste italiane di parlare di questioni ambientali.

In entrambe le occasioni, Legambiente ha ribadito la sua posizione sulla pace in Israele e Palestina,  che sono le stesse della Rete della pace di cui il Cigno Verde è uno dei “soci fondatori”: che cessino immediatamente il fuoco, le rappresaglie e le vendette di ogni parte; che la politica e la comunità internazionale assumano un ruolo attivo e di mediazione per la fine dell’occupazione militare israeliana e la colonizzazione del territorio palestinese, per il rispetto dei diritti umani, della sicurezza e del diritto internazionale in tutto il territorio che accoglie i popoli israeliano e palestinese;  che il governo italiano si attivi immediatamente affinché il nostro Paese e i Paesi membri dell’Unione Europea interrompano la fornitura di armi, di munizioni, di sistemi militari, come pure ogni accordo di cooperazione militare con Israele; che il nostro governo assuma questi impegni con determinazione e coraggio».

BDS Italia nell’incontro con gli ambientalisti ha ribadito che «La realtà di Beautiful Israel stride con l’immagine che vuole dare di se stessa in Italia. Come dichiarato sul proprio sito web, infatti, porta avanti collaborazioni e riceve fondi dall’esercito israeliano che è responsabile della quotidiana repressione della popolazione palestinese nonché dei recenti feroci attacchi su Gaza, con oltre 2200 vittime e quasi 100.000 case distrutte o danneggiate e danni al settore agricolo nell’ordine di oltre $550 milioni. Inoltre, Beautiful Israel ha una decina di progetti nelle colonie israeliane costruite nei Territori palestinesi occupati in violazione del diritto internazionale. L’attività del Comitato italiano di Beautiful Israel sembra puntare soprattutto a creare un’immagine ecologista di Israele. All’inaugurazione della sezione italiana, il presidente Dario Cohen ha, infatti, parlato “dell’importanza di cambiare l’immagine di Israele nel mondo, specialmente in Italia”».

In effetti nella pagina in italiano ospitata dal sito israeliano del Council for a Beautiful Israel   è scritto che si tratta di una «Associazione senza scopo di lucro, nata per iniziativa del Comitato degli Affari Interni della Knesset (il parlamento israeliano, ndr), il CBI è la prima organizzazione nazionale dedicata alla protezione della Natura in Israele».

Le cifre dei soci di questa strana associazione ambientalista nata in Parlamento non sono alte nemmeno per un Paese piccolo come Israele: «Dal 1968 il CBI, grazie ad una rete di oltre 2.000 volontari e al supporto di numerose personalità di spicco della società israeliana, è impegnata nella tutela della ricchezza e della diversità ecologica in Israele, ricoprendo un ruolo di primo piano in una vasta gamma di progetti. Più di 2.000 volontari e numerose personalità nazionali partecipano con energia ed entusiasmo alle attività, consentendo a CBI di svolgere un ruolo di primo piano in una vasta gamma di progetti verdi come: Educazione e Ambiente; Azioni Locali per l’Ambiente; Progetti urbani “verdi”; Campagne nazionali a sostegno dell’Ambiente; Iniziative di settore per promuovere una Israele più bella e più pulita»

BDS Italia ribatte che Israele è un Paese che per proseguire nell’occupazione del territorio palestinese devasta e sfrutta senza limiti e ricorda che «Secondo Oxfam, dal 1967 Israele ha distrutto oltre 800.000 alberi da frutto in terra palestinese, mentre, come documentato da Amnesty International, sottrae il 90% delle risorse idriche palestinesi.[6] In tutto questo non c’è niente di bello». La coalizione anti-israeliana  sottolinea che dopo una visita nei Territori palestinesi occupati, la presidente di Friends of the Earth International, Jagoda Munic,  ha condannato «Le “forme meno visibili di occupazione”, come le discariche di rifiuti tossici e lo sviluppo di industrie inquinanti vicino alle città palestinesi, definendo le politiche governative israeliane davvero scioccanti”. Ha aggiunto che “la Palestina è un esempio del legame tra l’ingiustizia ambientale e quella sociale e politica”».

Cogliati Dezza e la Muroni dicono che il fatto che Beautiful Israel abbia  venduto, tramite un comunicato stampa, una cena come un accordo/gemellaggio non sembra deporre a favore della  sua correttezza e concludono: «Rimaniamo sulle nostre posizioni  ma ci riteniamo liberi e utili nell’incontrare chiunque abbia voglia e bisogno di parlare e confrontarsi con noi».

BDS Italia, commentando  questa sorta di maldestro greenwashing politico tentato da Beautiful Israel ribadisce che «Non è l’immagine di Israele che deve cambiare ma le politiche» e invita tutte le organizzazioni e istituzioni italiane «ad impegnarsi affinché Israele ponga fine all’occupazione militare, cessi di vietare ai Palestinesi l’accesso alle proprie risorse di acqua e terra e rispetti la loro libertà di scegliere, coltivare e proteggere i propri terreni e raccolti».