Istat: nuovo record dell’emigrazione degli italiani all’estero

L’insensato razzismo di un Paese vecchio: cala l’immigrazione e se ne vanno i giovani italiani

[9 dicembre 2014]

Basterebbe leggere il rapporto Istat “Migrazioni internazionali ed interne della popolazione residente” per veder crollare molte delle convinzioni sulla migrazione ed i migranti che alimentano la xenofobia leghista ed il neo-fascismo di chi a Roma andava a protestare contro gli stessi centri di accoglienza e campi nomadi che magari gestiva la cupola nera affarista che aveva invaso il Comune e la politica romana. L’Istat fa il quadro di un Paese dove l’emigrazione degli italiani è ripresa con forza, un Paese di migranti che maltratta i migranti e dove fiorisce un assurdo razzismo che però diventa indignazione quando scopriamo che i nostri migranti subiscono all’estero le stesse discriminazioni che noi riserviamo a quelli che Salvini e camerati vari definiscono clandestini.

Saldo migratorio con l’estero resta positivo ma in diminuzione e l’Istat spiega che «Dal 2007 a oggi il saldo migratorio positivo con l’estero ha più che compensato il saldo naturale negativo (nascite meno decessi), contribuendo in modo esclusivo alla crescita della popolazione, anche se in misura via via decrescente. Il continuo, benché calante, ingresso di immigrati ha peraltro comportato un progressivo aumento della popolazione straniera residente che, al 31 dicembre 2013, conta oltre 4 milioni 900 mila individui e rappresenta il 7,7% della popolazione totale».

Ma  l’immigrazione non è in crescita, è in calo: si è passati dai 527.000 migranti del 2007 ai 307.000 nel 2013, ben il 41,7%. In meno. «Nello stesso periodo – dice l’Istat – le emigrazioni sono più che raddoppiate, passando da 51 mila a 126 mila. In confronto al 2012 le iscrizioni dall’estero si riducono del 12,3% mentre le emigrazioni per l’estero aumentano del 18,4%. Il saldo migratorio netto con l’estero, pari a +182 mila, registra il valore più basso dal 2007».

Come si sforzano di dire quelli (pochi) che contrastano la politica di odio scatenata in Italia, il nostro Paese attrae sempre meno gli stranieri: «Nel 2013, dei 307 mila iscritti dall’estero, 279 mila sono cittadini stranieri  – si legge nel rapporto». Ma anche la cosiddetta invasione che si vorrebbe respingere in mare è più un’impressione propagandistica che un dato di fatto, primo perché quei migranti non restano nel nostro Paese (o non vorrebbero restarci), secondo perché la comunità straniera più rappresentata tra gli immigrati è quella rumena, quindi di un Pase dell’Ue, con 58.000 iscrizioni nel 2013.  Seguono altre tre comunità che non hanno niente a che vedere con i barconi che affondano nel Mediterraneo: quella del Marocco (20.000), della Cina (17.000) e dell’Ucraina (13.000).  Poi ci sono gli Italiani emigrati (quelli di cui i leghisti ed i fascisti preferiscono non parlare) di rientro dall’estero: sono 28.000, 1.000 in meno che nel 2012.

Nel 2013 si è registrata una riduzione dell’immigrazione straniera: meno 42.000 e -13,2%, rispetto al 2012  e il  calo maggiore è tra i rumeni, che sono passati da 82.000 immigrati nel 2012 ai 58.000 del 2013 con un -29%. Se ne vanno dal nostro Paese anche i cittadini dell’Ecuador (-37%), della Costa d’Avorio (-34%), della Macedonia (-26%) e della Polonia (-24%).

Invece non è stato mai così alto negli ultimi 10 anni il numero di emigrati italiani: «Circa 44 mila emigrazioni, sulle complessive 125 mila registrate nel 2013, riguardano cittadini stranieri. Il numero di cittadini stranieri che lasciano l’Italia è in aumento rispetto all’anno precedente (+14,2%) – si legge nel report Istat –  ma ancor più marcato è l’incremento dei nostri connazionali che decidono di trasferirsi in un Paese estero. Il numero di emigrati italiani è pari a 82 mila unità, il più alto degli ultimi dieci anni, in crescita del 20,7% rispetto al 2012. Tale incremento, insieme alla contrazione degli ingressi (pari a mille unità, 3,5% in meno del 2012) ha prodotto nel 2013 un saldo migratorio negativo per gli italiani pari a -54 mila, quasi il 40% in più di quello del 2012 nel quale il saldo risultò pari a -38 mila».

Insomma, la favola degli stranieri che l tolgono il lavoro agli italiani dovrebbe essere aggiornata con quella degli italiani che tolgono lavoro all’estero che già circola tra le stesse forze politiche con le quali in Europa sono alleate la Lega Nord ed il Movimento 5 Stelle. Infatti la nuova emigrazione italiana sa di antico: i principali Paesi di destinazione dei nostri migranti sono i soliti: Gran Bretagna, (13.000 emigrati nel 2013), Germania (più di 11.000), Svizzera (10.000), la Francia lepenista (8.000), poi ci sono gli Usa (5.000), questi Paesi insuieme accolgono più della metà della nuova migrazione made in Italy. E dei nuovi migranti italiani ne tornano sempre meno «Nel 2013 i rientri sono 4 mila dalla Germania, quasi 3 mila dalla Svizzera e circa 2 mila dal Regno Unito e dagli Stati Uniti» dice l’Istat.

Senza i migranti il nostro Paese rischierebbe di rimanere un anziano Paese non solo senza badanti, ma senza giovani, infatti se ne vanno dall’Italia soprattutto le persone tra i 20 e i 45 anni. Se tra i migranti del mondo il 53,5% di chi emigra all’estero è maschio, tra gli Italiani i giovani maschi arrivano addirittura al 57,6%, mentre per gli stranieri residenti in Italia sono di più le femmine: 54,1%. Sono uomini il 55,3% degli italiani che rientrano e il 47,5% degli stranieri che arrivano in Italia.

L’emigrazione italiana somiglia terribilmente all’immigrazione in Italia, con  curve di età simili e concentrate tra i 20 e i 45 anni, cioè tra il ciclo conclusivo della formazione scolastica e le età lavorative adulte. «Sia che si tratti di immigrati stranieri, sia di cittadini italiani in uscita dal Paese – spiega l’Istat – in questo ristretto periodo della vita si concentra oltre il 60% dei flussi rilevati. Tuttavia, un immigrato straniero possiede in media un’età nettamente inferiore (31 anni) di un emigrato italiano (34 anni). Questo elemento, moltiplicato per un fattore di scala pari al rapporto esistente tra immigrati stranieri ed emigrati italiani (pari circa a 3 volte e mezzo), produce nel breve termine un significativo effetto di ringiovanimento della struttura per età della popolazione residente. In altri termini, la perdita di capitale umano di cittadinanza italiana è più che compensata dall’acquisto di capitale umano straniero non solo sotto l’aspetto quantitativo ma anche sotto quello strutturale».

L’Ista dice anche che  «Nel 2013, il saldo migratorio con l’estero degli italiani con almeno 25 anni mostra una perdita netta di residenti pari a 42 mila unità, di cui ben 13 mila laureati. Sono, infatti, oltre 6 mila gli italiani di rientro in possesso di laurea contro oltre 19 mila in uscita dal Paese. Analoghe variazioni in negativo si osservano per gli individui con un titolo di studio fino alla licenza media (-13 mila) e per i diplomati (-16 mila)». Ai nostri giovani laureati piace molto la Gran Bretagna (3.300), la Svizzera (2.400), la Germania (2.000) e la Francia (1.600). Fuori dall’’Europa le mete preferite sono gli Usa (1.400) e il Brasile (800). Il dato è preoccupante perché conferma la “fuga dei cervelli”: «In media, il 31% di chi emigra possiede la laurea, con punte del 35% e del 34% per chi si trasferisce, rispettivamente, negli Stati Uniti e nel Regno Unito».

Ma il rapporto Istat conferma anche un altro fenomeno: la ripresa dell’immigrazione interna: «Tre cambi di residenza interni su quattro sono tra Comuni della stessa Regione» ed «Ogni anno si valuta che oltre il 2% della popolazione residente sia interessata da un trasferimento di residenza per un altro Comune del territorio nazionale. Nel 2013 la quota è del 2,3%». E’ ripresa l’emigrazione dal Mezzogiorno verso il Nord del nostro Paese: «I trasferimenti interregionali determinano saldi migratori positivi in tutte le regioni del Nord: i saldi relativamente più elevati si registrano in Trentino-Alto Adige (2,8 per mille residenti) e in Valle d’Aosta (2,5 per mille), mentre in Lombardia e in Emilia Romagna, più rilevanti dal punto di vista economico e demografico, si registrano saldi migratori più contenuti (rispettivamente 1,5 e 1,8 per mille). Saldi ancora più contenuti, invece, si registrano in Veneto (0,1), Liguria (0,4) e Piemonte (0,7).

fra le regioni del Centro, Toscana (1,2) e Lazio (1,4) presentano saldi positivi, mentre Umbria (- 0,2) e Marche (-0,6) sperimentano, per la prima volta dalla metà degli anni ’90, saldi migratori di segno negativo. Nel Mezzogiorno, escludendo l’Abruzzo che presenta un saldo di +0,1 per mille, in tutte le regioni si registrano saldi interregionali negativi, particolarmente rilevanti in Calabria (-3,3 per mille) e Campania (-3,1)».

E’ un’Italia che, mentre qualcuno aizza la caccia allo straniero, ritorna  allo storico profilo delle migrazioni interne ben visibile dall’analisi dei flussi migratori interregionali per origine e destinazione fatta dall’Istat: «Il Nord-ovest è oggetto nel 2013 di ben 99 mila arrivi contro 81 mila partenze, comprendendo nel conto anche i trasferimenti tra regioni che fanno parte di tale ripartizione (in questo caso oltre 26 mila). Il Nord-est e il Centro sono oggetto, a loro volta , di 71 mila e 75 mila arrivi, mentre da queste ripartizioni partono, rispettivamente, 57 mila e 63 mila persone. Nel complesso, le regioni del Centro e del Nord Italia costituiscono la destinazione del 73% dei flussi interregionali complessivi (245 mila su 335 mila totali) mentre, al contrario, esse sono l’origine degli stessi soltanto nel 60% dei casi (202 mila)».

La situazione al Syud è completamente diversa: «Nelle regioni del Sud sono 99 mila i trasferimenti per regioni di altre ripartizioni, non compensati dai 64 mila arrivi, mentre nelle Isole si registrano 34 mila partenze e solo 26 mila arrivi. Nell’insieme le regioni del Mezzogiorno raccolgono soltanto il 27% delle destinazioni interregionali (90 mila) ma in esse si registra il 40% delle origini dei trasferimenti (133 mila)».

Se poi si vuole capire di più forse qualcosa o spiega il fatto che «I cittadini stranieri sono più propensi alla mobilità interna di quanto lo siano gli italiani – spiega il rapporto Istat – il minor radicamento nel territorio di primo (o successivo) insediamento, nonché la spinta alla ricerca di opportunità economiche e sociali migliori, determina per gli stranieri un tasso di mobilità interno del 54 per mille residenti, circa tre volte superiore a quello degli italiani (20 per mille). Alcune comunità straniere presentano una propensione alla mobilità interna più elevata di altre. E’ il caso della comunità cinese, per la quale risulta che si trasferiscano 80 individui ogni mille connazionali residenti. A significativa distanza da quella cinese, segue la comunità dei cittadini moldavi (67 per mille), quella dei pakistani (64 per mille) e quella dei marocchini (64 per mille)».

Dai dati è evidente che gli spostamenti coinvolgono spesso le famiglie: «I rapporto tra i sessi risulta equilibrato e in stretta correlazione alla distribuzione di genere che si riscontra nel numero complessivo di residenti: sono, infatti, il 49,8% i migranti e il 50,2% le migranti che spostano la residenza all’interno dei confini nazionali. Tale rapporto rimane abbastanza equilibrato per i cittadini italiani (50,7% uomini e 49,3% donne), mentre tra gli stranieri le donne superano sensibilmente gli uomini (53,9% contro 46,1%).

La distribuzione per età delle migrazioni interne presenta un profilo caratteristico, con una quota elevata di trasferimenti di residenza per le età centrali, tra i 20 e i 40 anni, e per le età infantili (per via del fenomeno dei figli che accompagnano i genitori). In generale, l’età media di un migrante sul territorio nazionale è di 35,3 anni, ma di 34,8 anni se uomo e di 35,9 se donna. Sussiste una differenza di età significativa anche in base alla cittadinanza: è di 36,2 anni l’età media per gli italiani e di 31,6 anni per gli stranieri».

Ci rendiamo conto che tutto questo può risultare di indigesta e complicata come lettura a chi sta facendo le sue fortune elettorali sulla pelle dei migranti, ma lo slogan “Ognuno padrone a casa propria” potrebbe diventare un boomerang  se ci rimandassero indietro i nostri migranti, compresi quelli che hanno delocalizzato in Russia e dei quali Salvini è andato a perorare la causa dall’amico Putin.