La corsa verso la costa Usa dell’uragano Florence e il riscaldamento globale

Come la super tempesta Sandy, Florence è stata spinta da un sistema di "alta pressione" legato al riscaldamento artico

[13 settembre 2018]

Ormai sappiamo che il  riscaldamento globale rende gli uragani più distruttivi, provocando venti più forti, aumento delle tempeste, precipitazioni più intense. Ma Joe Romm si chiede su ThinkProgress se il riscaldamento globale può anche deviare un uragano verso un percorso più mortale e risponde che «La crescente evidenza è che può – e lo ha già fatto – creare sistemi di alta pressione più potenti che rimangono quasi stazionari e deviano un ciclone da quello che sarebbe stato il suo percorso normale», come sembra stia succedendo a Florence che sta provocando la fuga di milioni di persone dalle coste atlantiche Usa che si prevede verranno colpite da questo uragano “anomalo”.

Jennifer Francis, una scienziata dell’Institute of marine and coastal sciences della Rutgers University’ che è considerate una delle maggiori esperte mondiali dei collegamenti tra cambiamento climatico, riscaldamento dell’Artico ed eventi meteorologici estremi, spiega in una e-mail inviata a ThinkProgress  che «E’ possibile che il riscaldamento dell’artico stia avendo un doppio effetto che sta favorendo una maggiore frequenza di blocking highs come quella che sta portando Florence in un percorso molto insolito, e lo stesso di quello che fece con Sandy».

In effetti, sembra che un sistema di alta pressione nell’atmosfera stia bloccando il percorso dell’uragano Flofrence, portandolo direttamente verso la costa, invece di permettergli di virare verso nord nell’Atlantico e “spegnersi” nell’oceano.

Anche seconbdo Philip Klotzbach, un esperto di uragani atlantici, il percorso di Florence è estremamente insolito e su Twitter ha fatto notare che  33 uragani  ai quali è stato dato un nome dal 1851  erano a 100 miglia dalla posizione attuale di Florence e nessuna di queste tempeste ha toccato le coste statunitensi, quello che ci è passato più vicino è stato l’uragano George del 1950.
Invece Florence si sta dirigendo verso la North e Sourth Carolina, allontanandosi chiaramente dal percorso storico (o “climatologico”) a causa da un grosso sistema di alta pressione che blocca il tippico percorso degli uragani atlantici.

ThinkProgress ha chiesto alla Francis: « Ma perché è successo ora e non prima?» e la ricercatrice ha spiegato che «La scienza dei blocking highs è un tema di ricerca molto caldo. I modelli climatici tendono a sottostimare la loro frequenza rispetto alle osservazioni, il che suggerisce che si verificano più frequentemente nel Nord Atlantico durante i mesi estivi».

Nel 2016, la Francis e un team di ricercatori statunitensi e cinesi hanno pubblicato sul Journals online dell’American meteorological society   lo studio “Has Arctic Sea Ice Loss Contributed to Increased Surface Melting of the Greenland Ice Sheet?” che analizza proprio il legame tra il bolocco delle alte pressioni e il riscaldamento globale e la Francis allora disse a ThinkProgress: che «Il nostro nuovo studio aggiunge davvero molto alla crescente quantità di prove che amplificano il riscaldamento artico e la perdita di ghiaccio marino favoriscono la formazione di blocchi caratteristici di alta pressione nel Nord Atlantico. Questi blocchi possono causare ogni tipo tipi di problemi».

Nel precedente studio “Superstorm Sandy A Series of Unfortunate Events?”, pubblicato su Oceanography , la Francis e un team di ricercatori statunitensi sostengono che il riscaldamento globale potrebbe essere stato responsabile dell’insolita strada presa da Sandy. Secondo i ricercatori delle università di Cornell e Rutgers,  la scomparsadel ghiaccio marino estivo attribuita al riscaldamento globale sembra avere effetti sul Northern Hemisphere jet stream, dandogli un aspetto serpeggiante che favorisce le invasioni di masse di aria artica verso le medie latitudini e fa aumentare la frequenza degli eventi di blocco, come quello che ha portato l’uragano Sandy a occidente, nella zona densamente popolata di New York City.

La Francis ammette che «Calcolare tutte le cause è complicato, ma “certamente l’aumento è coerente con le aspettative in un mondo con un riscaldamento artico rapido, che tende ad indebolire i venti del jet-stream e a favorire un percorso più tortuoso. Le grandi oscillazioni verso nord possono rompersi in un vortice, formando un blocking high.

Un altro fattore in ballo con Florence è la massiccia area con temperature oceaniche molto più calde del normale al largo delle coste orientali del Nord America, che favorisce anche le grandi oscillazioni del flusso del jet-stream   verso nord, bloccando così le alte pressioni».

Francis fa notare che «Questa grande piscina di acqua calda attualmente situata nell’Atlantico è simile a quella vista nel Pacifico orientale che ha contribuito a causare un blocking high collegato direttamente al riscaldamento globale che è stato anche un importante driver della siccità pluriennale che la California ha sofferto negli anni recenti».

Anche le mappe pubblicate dalla National ocaeanic and atmospheric administration  din mostrano che a oltre alle temperature superficiali  del mare molto calde al largo della costa orientale Usa c’è anche una “pozza” di acqua fredda appena a sud della Groenlandia. Secondo la Francis «Anche questa “piscina” – creata dalle incredibili quantità di ghiaccio che si scioglie a causa del riscaldamento globale – potrebbe contribuire a un high blocking»-

Romm fa notare che secondo alcune nuove ricerche «La “piscina fredda” nel Nord Atlantico è causata da un afflusso di acqua dolce dall’oceano artico e dall’acqua di fusione della Groenlandia, e che questo “cappello” di acqua dolce sta sostenendo il flusso di acqua calda della Corrente del Golfo. Quindi è possibile che l’Artico stia avendo un doppio effetto che sta favorendo una maggiore frequenza di alte pressioni bloccanti, come quella che sta guidando Firenze in un percorso molto insolito, e come quella che ha fatto la stessa cosa con Sandy».

Ma il dato di fondo che emerge da tutti questi studi e ricerche è «dato che il riscaldamento globale altera i modelli meteorologici, indebolisce jetstream e crea picchi di blocco più potenti nell’Atlantico settentrionale, la Costa Orientale potrebbe, sfortunatamente, vedere uragani più grandi dirigersi ti verso terra, piuttosto che allontanarsene – conclude Romm – E le conseguenze di questo cambiamento climatico appaiono già catastrofiche».