Il referendum del 16 marzo sarà sull’adesione alla Federazione di Russia. Cui saranno osservatori Ocse?

La Crimea si dichiara indipendente dall’Ucraina: «Abbiamo fatto come il Kosovo»

Mosca riconosce l'Indipendenza della Crimea. Kiev: «L'Ucraina lasciata sola contro chi ha invaso il suo territorio»

[11 marzo 2014]

Il Consiglio supremo (Parlamento) della Crimea ha adottato oggi una dichiarazione di indipendenza della Repubblica autonoma e di Sebastopoli (che gode di uno status speciale perché ospita la Flotta del Mar Nero della Russia) dall’Ucraina.

Un portavoce del governo filo-russo della Crimea ha detto all’agenzia Ria Novosti che «la decisione è stata adottata nel corso di una sessione straordinaria. Il documento è stato approvato da 78 degli 81 deputati presenti».

La minoranza tatara ha annunciato che boicotterà il referendum del 16 che comunque con questo voto che rompe gli ultimi indugi e dichiara l’indipendenza della Crimea assume tutt’altro aspetto.

Come ha spiegato il portavoce del governo crimeano: «Dopo la tenuta di un referendum, la Crimea, in quanto Stato indipendente, indirizzerà alla Federazione della Russia una domanda di adesione  in seno alla Russia, in qualità di soggetto federale».

Nella “Dichiarazione sull’indipendenza della Crimea e di Sebastopoli” si legge: «Noi deputati della Crimea e di Sebastopoli, in virtù delle norme internazionali e del parere consultivo della Corte internazionale di giustizia dell’Onu sulla dichiarazione d’indipendenza del Kosovo del 22 luglio 2010, abbiamo deciso che, se verrà approvato il referendum del 16 marzo, nascerà la Repubblica di Crimea, che sarà uno Stato della Federazione russa».

I russi stanno ripagando gli occidentali dell’umiliazione subita in Kosovo dai fratelli slavi della Serbia, ed ora la Crimea sbatte irridente sul tavolo delle confuse potenze occidentali la sentenza della Corte dell’Aja del 2010 che dichiarò che  la proclamazione d’indipendenza unilaterale degli albanesi del Kosovo non era illegale e che non violava  il diritto internazionale. Insomma, chi di secessione ferisce, di secessione perisce e l’Ue e gli Usa non possono certo invocare l’integrità territoriale dell’Ucraina dopo aver favorito lo spezzatino etnico della Yugoslavia e staccato manu militari il Kosovo dalla Serbia.

Quindi l’indipendenza votata oggi sarebbe solo il passaggio necessario per rompere con la storicamente mal digerita assegnazione all’Ucraina nel 1954 da parte dell’allora Presidente dell’Urss e capo del Pcus, l’ucraino Nikita Krusciov, per mettere in atto l’adesione della Crimea alla Russia già votata dal Consiglio supremo dopo la “rivoluzione” che ha portato al Potere i partiti filo-russi irredentisti della Crimea.

La Russia ha lasciato passare solo qualche ora e poi con un comunicato ufficiale il ministero degli esteri di Mosca a giudicato legittima la dichiarazione di indipendenza della Crimea:  «La Federazione della Russia rispetterà pienamente il risultati del referendum programmato in Crimea (per il 16 marzo) al quale assisteranno gli osservatori dell’Ocse».

Secondo Andrei Kelin, rappresentante permanente della Russia all’Ocse, « La presenza  di osservatori dell’Ufficio delle istituzioni democratiche e dei diritti dell’uomo (Biddh) dell’Ocse al referendum in Crimea contribuirà a far calare le tensioni nella regione».

Il Consiglio supremo della Crimea ha invitato la Svizzera, presidente di turno dell’Ocs, ad inviare al referendum osservatori che rappresentino i diversi Paesi membri dell’Ocse così come del Biddh. Kelin ha ricordato che il ministro degli esteri ad interim dell’Ucraina, Andrei Dechtchitsa, aveva insistito molto sulla presenza di osservatori del Biddh al referendum in Crimea.

Il portavoce del Biddh, Thomas Rymer, ha detto a Ria Novosti che «L’Ufficio è pronto a studiare questo invito. Il Biddh ha il mandato degli Stati membri dell’Ocse per supervisionare il processo elettorale su invito di uno Stato interessato. L’Ufficio ha già invitato degkli osservatori per seguire dei referendum. L’ultima missione di questo genere ha avuto luogo durante il referendum sull’indipendenza del Montenegro nel 2006. Il Biddh venne allora invitato dalla Comunità di Stati  di Serbia e Montenegro».

Mentre Mosca continua ad accusare i partiti nazi-fascisti al potere a Kiev di saccheggiare i depositi di armi militari, il premier ad interim dell’Ucraina Arseni Iatseniuk comincia a capire che l’azzardo occidentale non lo sta proteggendo dallo smembramento del suo Paese ed oggi in Parlamento si è scagliato a testa bassa contro europei ed americani: «Se non siete capaci di proteggere il territorio dell’Ucraina, come convincerete la Corea del Nord  e l’Iran ad abbandonare le armi nucleari?»

Iatseniuk  si è rivolto direttamente a Gran Bretagna ed Usa che,  secondo lui, in base al memorandum di Budapest del 1994 dovrebbero difendere l’Ucraina, che allora rinunciò alle armi nucleari, da «un’aggressione militare che è stata condotta contro il nostro Paese, e gli Stati che hanno firmato il Memorandum di Budapest dovrebbero difendere l’Ucraina perché si sono fatti garanti della nostra sicurezza».

Ma a tutti gli effetti sarà difficile che americani ed europei rischino la Terza Guerra Mondiale per la Crimea, dove i russi hanno già navi e sottomarini armati di missili nucleari, e a Iatseniuk non resta che dire amareggiato al suo parlamento nazionalista: «L’Ucraina è rimasta sola contro lo Stato che ha invaso con le armi il suo territorio»

Fortuna che rasserenare il clima è arrivata la dichiarazione Dmitri Kortchinski, il leader di Bratstvo (Fraternità), un’altra delle organizzazioni della galassia neo-nazista ucraina, che ha detto che «è necessario creare un ucraino cristiano-talebano» per combattere i russi, che per i “rivoluzionari galiziani” neofascisti sono ancora semplicemente un branco di comunisti complici degli ebrei.