Un contesto ricco di stimoli migliora la cura, uno stressante la inibisce

Contro la depressione la qualità dell’ambiente conta

I risultati di una ricerca italiana per combattere «la principale causa di malattie e disabilità nel mondo»

[16 maggio 2017]

Secondo le stime diffuse dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) la depressione è già oggi «la principale causa di malattie e disabilità nel mondo». A conviverci sono 322 milioni di persone, cresciute di oltre il 18% tra il 2005 e il 2015, quando nel frattempo il suicidio è divenuta la seconda causa di morte a livello globale tra i 15-29enni. Un problema che riguarda da vicino anche l’Italia, dove il 5,1% della popolazione risulta colpito da depressione, una percentuale maggiore rispetto alla media globale (4,4%). Eppure di fronte a numeri di tale rilevanza solo il 3% (il 5% nei paesi ricchi) della spesa pubblica in sanità è investito sulla salute mentale delle persone. Oltre a incrementare tali stanziamenti, rimane evidente la necessità di renderli rapidamente più produttivi.

Al proposito una ricerca italiana – appena pubblicata sulla rivista scientifica Molecular Pshychiatry,  coordinata da Laura Maggi e Cristina Limatola della Sapienza, da Igor Branchi dell’Istituto superiore di sanità, in collaborazione con Silvia Alboni dell’Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore) e l’Università di Zurigo – ha portato a importanti, nuove evidenze.

Lo studio in oggetto, coordinato dalla Sapienza di Roma e dall’Istituto superiore di sanità ha scoperto «il ruolo fondamentale dell’ambiente nel trattamento farmacologico della malattia», dimostrando che l’effetto della terapia «può variare a seconda del contesto ambientale in cui essa viene somministrata».

Come spiegano dalla Sapienza, i ricercatori hanno infatti dimostrato che quando «il farmaco viene somministrato in un ambiente ricco di stimoli si verifica, a livello cerebrale, un aumento del supporto neurotrofico nell’ippocampo e un effetto di normalizzazione della funzionalità dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Al contrario, quando il farmaco viene somministrato in un ambiente stressante si osserva un peggioramento del fenotipo comportamentale, un aumento della plasticità cerebrale e una riduzione della neurogenesi nell’ippocampo». In pratica, questo significa che «la direzione degli effetti comportamentali, strutturali e molecolari, dipendono dalla qualità dell’ambiente in cui viene somministrato il farmaco». Un risultato con importanti ricadute pratiche per rendere più efficace la cura della depressione.

«La capacità di identificare la qualità dell’ambiente come fattore importante nel dirigere l’effetto di un trattamento antidepressivo – conclude infatti Laura Maggi – potrebbe rappresentare una svolta importante per il miglioramento della terapia della depressione».